I misteri dell’«Operazione epsilon»

E se per caso i tedeschi fossero arrivati prima? Alcuni anni fa, per rispondere alla domanda cruciale, gli storici hanno cacciato il naso nel dossier della cosiddetta «Operazione Epsilon». Ve la raccontiamo.
Quando nell’aprile 1945 (tre mesi prima che gli americani facessero brillare il loro ordigno atomico sperimentale), gli Alleati giunsero in Germania nelle sedi delle ricerche nucleari tedesche, trovarono soltanto un reattore di prova, ma nulla che riguardasse un possibile progetto di bomba. I maggiori scienziati nucleari tedeschi furono comunque arrestati e interrogati. Dopo essere scampati all’esecuzione vennero condotti nella tenuta inglese di «Farm Hall» vicino a Cambridge. La particolarità di questa operazione, denominata «Epsilon», fu l’installazione nella villa di microfoni che consentirono agli agenti del servizio segreto inglese di ascoltare e registrare i colloqui dei prigionieri. Il relativo dossier, liberato dal segreto militare nel 1993, ha fornito in questi anni importanti elementi sul progetto tedesco. Da esso emerge che, quando seppero dell’esplosione di Hiroshima, gli scienziati tedeschi furono sorpresi per la velocità con cui gli americani realizzarono la bomba e perché non pensavano che fosse trasportabile. Dopo il 6 agosto furono riscontrati diversi atteggiamenti degli scienziati nei confronti del regime nazista e riguardo alla stessa atomica, che fanno comprendere le divisioni politico-ideologiche fra i membri del progetto tedesco. A quel punto il grande fisico Karl Heisenberg, che era fra gli «spiati», tenne una lezione ai suoi colleghi, compagni di prigionia, spiegando il funzionamento e le caratteristiche di realizzazione della bomba atomica al punto che Hans Bethe, uno degli scienziati che realizzò l’atomica americana, dopo avere letto la lezione di Heisenberg dichiarò: «La mia impressione fu che Heisenberg sapesse molto di più di quanto io abbia mai creduto: è impensabile che sia arrivato a simili conclusioni nel giro di una serata».
Resta il mistero sul perché di ciò non vi sia traccia nelle relazioni stilate negli anni in cui Heisenberg lavorò al progetto atomico tedesco. Forse perché Heisenberg, in realtà, non voleva che il regime nazista disponesse della bomba? In una lettera di Niels Bohr (il fisico danese che formulò il primo modello atomico), scritta nel 1957 e mai spedita al collega tedesco che durante la guerra gli aveva fatto visita per motivi oscuri, si potrebbero ravvisare elementi che ribaltano il giudizio su Heisenberg. Quest’utlimo spiegò che voleva convincere Bohr che la bomba, anche una volta costruita, sarebbe stata inservibile a causa delle sue dimensioni, e che gli Alleati non sarebbero riusciti a trasportarla. Beh, gli Americani ci riuscirono. Per capire come, si può leggere il recente Appuntamento a Hiroshima di Stephen Walker (Longanesi)).