I monzesi Kech fra musica e letteratura

Matteo Failla

Nella cornice dell’arena della Biblioteca Cassina Anna prosegue Contagi Pop - Reading e set acustici, il format dedicato al rapporto fra musica e parole che è parte integrante della rassegna letteraria “La Biblioteca in Giardino”.
Questa sera saliranno sul palco i giovani cuneesi Mambassa e i milanesi Kech, due gruppi musicali che sono esempio tangibile di interazione tra musica ed influenze letterarie: il frontman del primo gruppo, Stefano Sardo, si è misurato direttamente con la letteratura nel suo romanzo “L'America delle Kessler”, la cantante dei Kech, Giovanna Garlati, prende ispirazione per i suoi testi dalle opere di autori contemporanei.
I Kech hanno una sala prove che funge da biblioteca, o viceversa?
«Non siamo ancora a questi livelli – spiega Giovanna –, ma ciascuno di noi ha influenze letterarie diverse: il chitarrista Pol ogni tanto “sente” un influsso derivante da Ellroy o da Bukowski che prende il sopravvento nel comporre. Io sono solita portarmi una decina di libri in sala prove e leggendo degli stralci prendo ispirazione per comporre.».
In cinque anni di vita vi siete già imposti nel circuito dell’indie-rock. Una veloce ascesa: come avete fatto?
«Sacrificio e passione. Ciascuno di noi lavora durante il giorno e quando torna a casa, invece di riposare, si dedica al gruppo. Abbiamo fatto tantissimi concerti e ci siamo fatti conoscere. Le soddisfazioni non sono mancate: due album e recensioni positive. Adesso stiamo lavorando al video della canzone Uh-uh, che a settembre comincerà a girare in tv. Abbiamo anche una data a Berlino quest’estate».
Negli ultimi anni sono nati tanti gruppi distanti dal “commercialismo esasperato”: è un segnale di risveglioa?
«Non credo, tutto questi gruppi alla fine rimangono solo nel circuito underground. A meno che non si passi per un primo posto in classifica nessuno dei componenti di questi gruppi, a parte rare eccezioni, riesce a vivere di sola musica».
Un gruppo monzese che scrive testi solo in inglese. Perché questa scelta?
«Ho studiato Lingue, sono spesso a Londra, leggo in lingua madre: nella vita ormai mi esprimo in inglese. E poi l’italiano a volte è una lingua troppo ricca per la musica, poco adatta al rock».