I NUMERI Segreto invisibile dell’universo

I numeri sono i principi di tutta la natura, sostenevano i pitagorici. Ecco perché l’intero universo, nei rapporti numerici, trova la sua armonia. E siccome la realtà è esprimibile in numeri, la nostra conoscenza non può che basarsi sui numeri. A partire da questa antichissima consapevolezza, nel corso dei secoli i numeri sono diventati per noi essenziali. Anzi, imprescindibili. Non potremmo immaginare, ad esempio, la fisica moderna senza la riduzione degli aspetti qualitativi della realtà a semplici grandezze quantitative. Dunque numeriche.
Ma non è solo la scienza a non poter fare ormai a meno dei numeri. È la stessa nostra vita che non può rinunciarvi. Perché viviamo in un mondo fatto di numeri. E se non ci fossero i numeri, il mondo svanirebbe. Nel senso che non sarebbe possibile non solo la conoscenza, ma la stessa nostra esperienza. È quanto sostiene nel suo libro postumo Il trionfo dei numeri. Come i calcoli hanno plasmato la vita moderna (Dedalo, pagg. 205, euro 13,50), Bernard I. Cohen, professore nel dipartimento di Storia della scienza presso l’università di Harvard, morto nel 2003.
I numeri - ci dice Cohen - hanno qualcosa di enigmatico, misterioso. In realtà, non li vediamo. Ciononostante, la loro invisibile presenza nella nostra vita quotidiana è una realtà pervasiva. Quanti di noi credono che i numeri forniscano una chiave per interpretare il nostro destino? Non è forse vero che alcuni numeri - 13, 7, 4, 33, 17 - sono considerati «buoni» in una civiltà e «cattivi» in un’altra? Certo, noi non facciamo esperienza dei numeri. Ma grazie ad essi.
È con gli invisibili numeri che viene regolata, organizzata, amministrata la nostra concreta vita di tutti i giorni. Sarebbe inimmaginabile l’attività di governo nella gestione dell’economia e della finanza, senza i calcoli numerici. È con i numeri che siamo quotidianamente informati dell’ammontare del debito pubblico e del bilancio dello Stato. Sono i numeri a legittimare i sistemi di governo nelle moderne democrazie. Tutti ricordiamo quello che accadde nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti nel 2000. Quando l’esito di quella tornata elettorale rimase appeso fino all’ultimo ai numeri prodotti dal conteggio dei voti in Florida. E così tutti i cittadini sperimentarono di persona l’importanza che assumono i numeri nei sistemi politici. Lo abbiamo appreso anche noi qui in Italia, del resto, nelle ultime elezioni politiche.
Senza i calcoli numerici sarebbe impossibile immaginare le imprese spaziali, le comunicazioni satellitari, le opere dell’ingegneria e dell’architettura e tante, tantissime altre cose ancora. Ma è sulla pervasiva presenza dei numeri negli aspetti più ordinari della nostra vita quotidiana che il libro di Cohen si sofferma maggiormente: dagli estratti conto delle banche alle carte di credito, dai conti giornalieri che facciamo per comprare cibo e vestiti a quelli per il prezzo dell’affitto o della rata del mutuo. E ancora: è con i numeri che entriamo in rapporto con l’assistenza medica, con l’assicurazione, con lo stipendio, la pensione e le imposte varie. È con i numeri che sogniamo vincite milionarie nelle lotterie. Ma quand’è che i numeri hanno iniziato a invadere la nostra vita? Cruciale - spiega Cohen - è stata l’adozione del sistema numerico indo-arabo. Mediante il quale i calcoli divennero molto più semplici rispetto al complicato sistema romano.
E così, nell’epoca moderna viene ideata e introdotta la partita doppia nelle transazioni commerciali. Mentre i governi iniziarono a dipendere sempre di più dai numeri. Fenomeni sociali come le nascite, le morti, i matrimoni vengono tradotti in numeri. Mentre la statistica diventerà presto uno strumento non solo conoscitivo, ma utilizzato per prevedere e orientare i nostri comportamenti sociali ed economici.
I semplici numeri, tuttavia, si prestano spesso a fraintendimenti. Cohen riporta il celebre caso dell’università Johns Hopkins. La notizia clamorosa era: le studentesse sposano i docenti. Spiegazione: un terzo delle studentesse dell’università aveva sposato, durante il primo anno, i docenti. Il dato era vero. Ma creava un’impressione non suffragata da circostanze reali. In quell’università, infatti, c’erano solo tre studentesse e solo una di loro sposò effettivamente un professore. I numeri, insomma, semplificano la nostra vita. Ma non dobbiamo fidarci di essi ciecamente.
giuseppecantarano@libero.it