I nuovi misuratori portatili facilitano la vita dei pazienti

Gli anticoagulanti orali rappresentano il trattamento più efficace in molte condizioni cliniche quali la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, la fibrillazione atriale e le protesi valvolari cardiache. Questi medicinali sono stati introdotti più di mezzo secolo fa, ma solo negli ultimi vent’anni hanno trovato un crescente uso. In Italia i pazienti in terapia anticoagulante orale (Tao) sono circa 600mila. L’aumento è dovuto a numerosi fattori, tra cui la standardizzazione dei metodi di laboratorio e l’organizzazione dei Centri di sorveglianza che hanno dimostrato sicurezza ed efficacia della Tao con studi clinici. Inoltre, proprio queste ricerche hanno permesso di conoscere le corrette indicazioni, i livelli d’anticoagulazione ottimali, i rischi di complicanze emorragiche e tromboemboliche, le interferenze farmacologiche e di valutare l’importanza della sorveglianza clinica del paziente anticoagulato.
Il tempo di protrombina (Pt) è il test ovunque adottato per monitorare l’effetto della terapia anticoagulante orale e il risultato è espresso con il sistema Inr. Questo esame che va ripetuto periodicamente perché i farmaci non possono essere somministrati secondo una dose fissa ed è necessario misurarne con regolarità l’efficacia: l’effetto non deve essere eccessivo (rischio di emorragie), né scarso (bassa protezione dalla trombosi). Il paziente in Tao, fino a poco tempo fa, era costretto a un pellegrinaggio mensile all’ospedale per il prelievo di sangue e il ritiro dell’esito, dal medico per la verifica dei dosaggi della terapia e le successive prescrizioni, quindi dal farmacista. Una trafila oggi non più necessaria grazie ai coagulometri portatili che permettono di fare a casa propria il test di Pt. Sono piccoli strumenti, soprattutto quelli di ultima generazione, leggeri, maneggevoli e facilmente trasportabili, come per esempio quelli proposti da Roche Diagnostics. Per determinare il tempo di protrombina basta prelevare una goccia di sangue con la puntura di un dito: la prassi è molto simile a quella seguita dai diabetici per il controllo della glicemia. Studi clinici hanno dimostrato che l’esito del test Pt ottenuto con il coagulometro portatile è sovrapponibile a quello di un laboratorio d’analisi. Ma con innumerevoli vantaggi. Per esempio, la possibilità d’effettuare controlli più frequenti e una maggiore coinvolgimento del paziente nel seguire e modulare la terapia. Esistono molte differenti esperienze, all’estero e in Italia, sul loro impiego per facilitare l’accesso alla cura e al controllo della terapia. La persona in Tao, attraverso l’indicazione di un piano terapeutico definito dallo specialista, può decidere di dotarsi di un coagulometro portatile ed eseguire un autocontrollo domiciliare o rivolgersi al proprio medico curante che, con un coagulometro portatile, misura il Pt nel proprio studio o, ancora, chiedere al proprio farmacista di fiducia se offre il servizio d’autoanalisi. Queste nuove modalità permettono il risparmio di tempo e denaro e la decongestione dei centri specialistici ospedalieri pur conservando la qualità di cura. I vantaggi sono evidenti a patto, però, che la persona in Tao sia indicata all’autocontrollo e istruita dallo specialista; che il coagulometro portatile sia d’affidabilità dimostrata e dimostrabile nel tempo; che medico curante e farmacista abbiano modo di condividere le informazioni. Da qui l’introduzione di programmi informatici dedicati alla gestione della Tao e l’uso del web per semplificare il percorso del paziente, mantenendo alta la sorveglianza sulla terapia e la qualità della cura. La sicurezza della gestione in proprio dei test Pt e della terapia anticoaugulante sono strettamente dipendenti da una serie di tappe critiche, come ricorda anche la Federazione nazionale dei medici. Il paziente infatti deve essere in grado di gestire lo strumento, deve comprenderne il funzionamento e usarlo correttamente. Soprattutto deve essere informato sulle potenziali complicanze. L’adeguata informazione e istruzione del malato, nonché la conoscenza di sistemi e materiali, sono indispensabile per il loro corretto uso. In generale i sistemi portatili sono indicati per i pazienti in terapia anticoagulante orale stabilizzata o a tempo indeterminato, affidabili, residenti in zone poco accessibili, con un’attività lavorativa che li porta a frequenti oppure prolungate assenze. Da escludere, invece, persone poco collaborative, con deficit mentali e che abbiano già avuto complicanze tromboemboliche ed emorragiche.