I «Pir» giocano gli assi made in Italy

Sottoscrizioni record, attesi 10 miliardi entro dicembre. E ci sono i benefici fiscali

Lorenzo Corti

Sarà stato il timing giusto, visto che i rendimenti dei Titoli di stato sono quasi a zero (o negativi nel caso di Bot e Ctz). O, forse, l'appeal dell'esenzione fiscale dei guadagni realizzati. Resta il fatto che agli italiani piace molto l'idea di finanziare le piccole e medie imprese (che rappresentano il meglio del made in Italy nel mondo) direttamente con i propri risparmi. È quello che sembra emergere dai dati di raccolta dei «Piani individuali di risparmio (Pir)» che, se a fine marzo (a meno di due mesi dal lancio) avevano raccolto 1,1 miliardi (in base ai primi dati di Assogestioni), ora dovrebbero aver superato il muro dei quattro miliardi: un trend che proietta le aspettative molto al di sopra di quelle iniziali. Se a gennaio si parlava di 2 miliardi di raccolta nel 2017, ora si pensa di arrivare a 10 miliardi entro fine anno.

D'altra parte la lista dei Pir lanciati sul mercato è in continua evoluzione (è stata superata quota 50 prodotti) e coinvolge sia grandi player della consulenza (come Mediolanum, Fideuram e Azimut) che sgr bancarie (Aletti Gestielle, Anima, Arca, Eurizon, Pioneer, Ubi Pramerica), sia boutique del risparmio (Symphonia, Duemme, Zenit, Ersel), che società estere (Allianz, Amundi, Axa, Fidelity) e sia emittenti di Etf. Inoltre, al fine di fornire le soluzioni più adeguate ai diversi profili di rischio dell'investitore, le società di gestione pensano non soltanto a Pir azionari e obbligazionari ma anche, e soprattutto, ai Pir bilanciati (con differente quota massima azionaria in portafoglio) e ai Pir flessibili (che lasciano mano libera al team di gestione per selezionare di volta in volta le azioni e i bond nei quali investire).

Proprio la capacità di selezionare le aziende e i titoli più meritevoli farà la differenza nella gestione dei Pir nei prossimi anni. Perché, se è vero che ognuno di noi conosce almeno una piccola azienda efficiente che merita di essere aiutata a crescere, è altrettanto vero che solo una approfondita valutazione consente di evitare di investire in società che non sono realmente così promettenti.

In ogni caso, ci sono diversi elementi che rendono i Pir particolarmente interessanti per i risparmiatori, a cominciare dal beneficio fiscale. Questo, è bene ricordarlo, spetta soltanto a che sottoscrive i Pir e li mantiene per almeno cinque anni: infatti solo dopo i 60 mesi scatta l'esenzione delle imposte sia sulle plusvalenze (capital gain dei titoli in portafoglio) e sia sui rendimenti (sulle cedole e i dividendi). È inoltre previsto un tetto massimo all'esenzione pari a 30mila euro l'anno con un limite di 150mila euro complessivi ma senza vincoli in termini di anni: per esempio è possibile investire 30mila euro in Pir all'anno per 5 anni (per un totale di 150mila euro), oppure 20mila euro per 7 anni, o 15mila euro per 10 anni.

C'è poi un aspetto di rilievo che il Pir può ricoprire all'interno dell'asse ereditario: può essere sottoscritto esclusivamente dalle persone fisiche e non da un'azienda ed è esente dall'imposta di successione.

Ma è un altro l'elemento caratterizzante dei Pir: il suo patrimonio sottostante deve essere investimento per almeno il 70% in strumenti finanziari di aziende italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, il 30% deve essere indirizzato in società non presenti nell'indice Ftse-Mib o in indici esteri equivalenti, in modo da far affluire denaro anche verso imprese medio-piccole. Percentuali alla mano, significa che almeno il 21% (cioè il 30% del 70%) del capitale dei Pir confluisce in azioni e bond di quelle stesse pmi che a volte non riescono ad avere dalle banche tutti i finanziamenti di cui necessitano: tramite i Pir, è quindi possibile trasferire una delle eccellenze degli italiani (il risparmio) ad un'altra eccellenza (le piccole e medie imprese più dinamiche) generando un circolo virtuoso a favore dell'economia reale. Ma quanto dei propri risparmi va destinato ai Pir? Per ogni famiglia c'è la quota ad hoc e, al fine di evitare problemi, la regola d'oro è di rivolgersi al proprio consulente: programmare in modo accurato ed efficiente quanto destinare ai Pir diventa più semplice studiando tutte le esigenze familiari (sia di tipo finanziario che previdenziale) insieme ad un esperto di fiducia.