I Pistorius del tennis si sfidano in carozzella: «Il segreto? La velocità»

Mentre Milano attende l’arrivo di Oscar Pistorius, «the fastest thing on no legs» (all’incirca: la cosa più veloce su zero gambe) che gareggerà il 2 luglio all'Arena, Cremona ospita i 180 giocatori della Coppa del mondo di tennis su carrozzella. E in quanto a valore sportivo, nulla da invidiare allo sprinter sudafricano per le 64 squadre in rappresentanza di 30 paesi che hanno dato vita a una settimana di incontri sui campi delle società canottieri Baldesio e Bissolati (quest'ultima riaperta parzialmente con decreto del sindaco Corada nonostante un grave problema di inquinamento causato dalla vicina raffineria Tamoil). Differenze con il tennis di Federer e Nadal?
La carrozzella, innanzitutto: i «diversamente abili» onorano il termine politicamente corretto manovrandola con velocità per trovare la giusta distanza e impattare la pallina come un «normodotato» farebbe grazie al gioco di gambe. I rimbalzi consentiti sono due, regola di cui spesso i giocatori non si avvalgono. E manca un colpo che rappresenta l'icona del tennis moderno, il rovescio bimane: se infatti una mano del giocatore regge la racchetta, l'altra è impegnata a spingere la ruota della carrozzella. È comunque tennis vero, tutto grinta e agonismo. Qualcuno, come il marocchino Achoumi, si carica a ogni vincente, neanche fosse un Nadal al Roland Garros, mentre lo svizzero Schmaeh nasconde il passante di rovescio con un colpo di polso alla Federer. Stessa sofferenza e incitazione a bordo campo da allenatori, coniugi e compagni di squadra. Si sente anche qualche mugugno per la disparità di condizioni nelle quali si trovano a lottare gli atleti, tutti nella stessa categoria, paraplegici con diversi gradi di disabilità e amputati, fino all’autentico paradosso: chiunque denunci una lesione permanente agli arti inferiori può sedersi in carrozzella e competere contro chi è colpito da handicap più gravi. Purtroppo agli azzurri in questa edizione cremonese non è andata granché bene: gli uomini, sconfitti subito dalla Corea nel World Group 1, si sono trovati a lottare per le finaline in posizione di bassa classifica, e lo stesso dicasi per gli junior, mentre le donne hanno fatto un po’ meglio perdendo (sempre dalla fatale Corea) nei quarti di finale. Nella categoria quad (disabilità estese agli arti superiori) che aveva fruttato agli azzurri un argento e un bronzo nelle due precedenti edizioni del mondiale, è stata la Gran Bretagna a batterci al primo turno.
Oggi la chiusura alle 13 con la finale maschile del World Group 1 fra Svezia e Francia, sul centrale della Canottieri Baldesio, appena sfiorata dalla falda inquinante che staziona sotto la consorella Bissolati. Le palline della partita scenderanno dal cielo: saranno i paracadutisti della Folgore a recapitarle al giudice arbitro atterrando sul campo di calcio della Baldesio. Magari dal cielo scenderà anche una soluzione per bonificare l’area lungo il Po.