I prediletti della Grande Caterina

Sovrani e aristocratici russi andavano pazzi per i nostri artisti

Fa tenerezza rivedere tanti compatrioti che tornano a casa. Si tratta di quadri, ma i quadri sono come persone, con mille storie e vicissitudini alle spalle. E non fanno certo eccezione gli 80 capolavori di grandi artisti dal Cinquecento al Novecento esposti ora a Verona. Sono italiani e arrivano dal Museo Statale di Belle Arti A.S. Puškin di Mosca, dove la loro strana vita li ha portati.
Come sono arrivati al museo russo? Ciascuno di loro lo racconta. Prendiamo la Sacra famiglia con San Giovannino di Agnolo Bronzino, detta anche Madonna Stroganov, dipinta a metà Cinquecento, e di cui purtroppo si sa poco sino a quando all’inizio del XIX secolo fu comprata dal conte Alexandr Stroganov di Pietroburgo. Con altri quadri del collezionista, che aveva aperto nel suo palazzo un museo, era passata all’Ermitage, dove aveva rischiato di essere dispersa sul mercato. Salvata, era finita nel 1932 nel museo Puškin. La punizione di Marsia, una suggestiva tela realizzata nel Seicento da Luca Giordano, era stata comprata nel 1815 dal principe Nicolaj Jusupov. Rimasta a lungo nella sua casa moscovita, era passata nel 1924 nel Museo Puškin. E ancora il San Sebastiano di Guercino, dipinto a Bologna per Niccolò Lemmi, dopo passaggi in varie dimore bolognesi, era arrivato nella raccolta dell’imperatrice Giuseppina in Francia, da dove era entrato all’Ermitage e poi dal 1924 al «Puškin».
Sono tre esempi, ma se ne potrebbero fare a decine. Il fatto è che sovrani e aristocratici russi andavano pazzi per l’arte italiana, che dal ’700 avevano cominciato a raccogliere per ornare le proprie ricche abitazioni. Compravano i dipinti sul mercato o direttamente in Italia dagli artisti. Tra i maggiori collezionisti dell’epoca ci fu Caterina II di Russia, che fece incetta di opere e intere collezioni in tutta Europa. Ci fu l’intellettuale e studioso Ivan Šuvalov, che aveva ricevuto in dono a metà ’700, dall’imperatrice Elizaveta Petrovna, quattro tele di Magnasco, tra cui il Baccanale, magnifico dipinto di «rovine». Insomma, i russi collezionavano dipinti italiani di grande qualità da stupire i viaggiatori inglesi, tra i più attenti compratori di arte italiana.
E furono proprio le opere nostrane a formare il primo nucleo della pinacoteca del museo Puškin all’inizio del Novecento. Si cominciò con calchi di sculture classiche, poi si passò ai dipinti. Sin dall’inizio del secolo i vari collezionisti proposero ai direttori le loro prestigiose collezioni, che spaziavano dai primitivi al Seicento. Dopo la Rivoluzione del 1917, giunsero al museo intere raccolte principesche e aristocratiche e quelle di molti musei costretti a chiudere. Il «Puškin» continuò ad arricchirsi sino a oggi: vanta 550 dipinti italiani.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Cariverona e dal museo moscovita, permette di apprezzare non solo opere importanti, qualche volta mai tornate in Italia, ma anche il gusto e le scelte dei collezionisti. Ci si può imbattere in opere note come La Circoncisione di Vincenzo Catena, la Madonna del latte di Lorenzo Lotto, la sofisticata e sensuale Dama allo specchio di Giulio Romano, ma anche meno note come Paesaggio con scene di vita di santi di Dosso e bottega o il piccolo dipinto su rame, molto curioso, con la Natività della Vergine di Procaccini. Ricchissima la rappresentanza del ’600, con opere di Reni, di caravaggeschi come Bartolomeo Manfredi, che spicca con il suo Fruttarolo. Anche il ’700 è presente, con soggetti mitologici di Tiepolo, vedute di Canaletto e di Bellotto. Per il ’900 una maestosa Rebecca al pozzo di Achille Funi, arrivata nel 1930 in Russia e altre due giunoniche Donne romane di De Chirico, esposte per la prima volta a Mosca nel 1928.
mtazartes@tel2.it
LA MOSTRA
«Pittura italiana nelle collezioni del Museo Puškin dal Cinquecento al Novecento», Verona, Palazzo della Ragione, sino al 3 febbraio (catalogo Marsilio). Per informazioni: 199.199.111 - www.pushkinverona.it