I reduci della tragedia vittime dello Stato e derubati dai furbetti

I sopravvissuti di Chernobyl sono tutti disabili. Ma lo Stato ha tagliato i soldi e i vitalizi finiscono anche al mercato nero

da Chernobyl

Aleskey Moskalenko si appoggia alla portiera della jeep, quindi allenta il primo bottone di una giacca militare troppo grande per lui. Con lo sguardo fruga fra gli alberi fino a riconoscere quello che resta del reattore 4 della centrale di Chernobyl. Quello che nella notte fra il 26 e il 27 aprile del 1986 esplose provocando il più grave incidente nella storia dell'energia nucleare. Moskalenko, all'epoca ventinovenne, era vicecapo della locale unità di polizia. Come decine di migliaia di altri uomini - i cosiddetti «liquidatori» - fu mobilitato per cercare di contenere i devastanti effetti dell'esplosione e in cambio ne ebbe una dose di radiazioni sufficiente a rovinare il suo fisico per sempre. Ora accompagna i turisti che vogliono vedere con i propri occhi che aspetto avrebbe il mondo dopo un bombardamento atomico. «Ho visto grandi sfere nere sollevarsi nel cielo e una luce giallo-verde tutt'attorno. Quindi una grande nuvola, credo di vapore - racconta - Il mio capo mi ha ordinato di andare verso il reattore. Ci hanno fatto indossare le divise, ma nessuno ci disse di mettere indumenti protettivi».

Il ritardo delle autorità sovietiche nel riconoscere e nel diffondere i dati sulla gravità dell'incidente è costata tante, troppe, vite. Le stime oscillano fra le cifre fornite dal Forum dell'Onu, che conta qualche migliaio di morti riconducibili al disastro, e quelle di Greenpeace, che calcola invece qualche milione di vittime. Quello che è certo, però, è che l'incidenza sulla salute pubblica è stata altissima. I primi veterani della centrale si sono riuniti nell'Unione Ucraina Chernobyl, fondata già nel 1986. Il presidente è l'ingegner Vladimir Kobcic, ottant'anni e almeno sette denti d'oro. Impiegato alla centrale dal 1977, non ha mai smesso di difendere la gestione statale dell'energia nucleare. Quando parla delle conseguenze sui lavoratori, tuttavia, è impietoso: «Quando abbiamo registrato l'associazione eravamo 3.100 - racconta - Oggi siamo rimasti meno di 1.500. E tutti i sopravvissuti sono disabili. Tutti».

Nel mirino delle proteste dei liquidatori c'è soprattutto la legge del 29 dicembre 2014, con cui sono state tagliate le pensioni ai sopravvissuti e aboliti molti dei diritti residui. Per moltissimi ai quali è progressivamente negato il diritto all'assistenza sociale, vi sono alcuni che abusano dei privilegi concessi ai sopravvissuti. Molti raccontano che dietro all'assegnazione delle pensioni di invalidità vi sia un fiorentissimo mercato nero, che sfrutta le falle dell'amministrazione pubblica corrotta. Un vero e proprio schiaffo per i disabili veri, che spesso non hanno avuto nemmeno diritto a conoscere le cure a cui erano sottoposti. «Su di noi hanno testato medicine sconosciute, come con le cavie - ricorda Moskalenko - All'epoca i medici mi diedero cinque anni di vita. Ma per fortuna sono ancora qua».

Giovanni Masini