I romani si dichiarano contrari a una nuova moschea

Una nuova moschea a Roma? Un romano su tre (il 35,3 per cento, per la precisione) non è «per nulla» favorevole, il 20,6 per cento lo è «poco», il 23,5 per cento lo è «abbastanza», il 5,6 «molto». Gli altri non si esprimono. È uno dei dati che emerge da una ricerca effettuata dalla Camera di Commercio di Milano, realizzata nel 2008 con metodo Cati, che analizza il rapporto degli italiani residenti in 5 grandi città italiane (Roma, Milano, Bologna, Napoli e Palermo) con i cittadini dei paesi arabi del Mediterraneo.
I motivi per i quali i cittadini di Roma non credono opportuno aprire un’altra moschea? Il 39,3 per cento degli intervistati ritiene che «si possono spendere meglio i soldi pubblici», mentre per il 13,9 è meglio evitare visto che la moschea «è un ritrovo di terroristi». Il 14,2 per cento aggiunge che quella islamica «è una religione pericolosa: non consente l’integrazione», mentre il 16,7 per cento adduce motivi logistici: «è difficile trovare una zona adatta per costruirla». La restante parte degli intervistati o non si esprime o espone altre motivazioni percentualmente non rilevanti. Inoltre, sempre secondo il sondaggio, la metà dei romani è contraria alla concessione del diritto di voto agli immigrati extracomunitari regolari in Italia da oltre 10 anni ma non ancora cittadini italiani. Il 56,8 per cento si dice infatti «contrario», contro il 37 per cento che sostiene di essere favorevole e un 6,2 che non ha alcuna opinione in merito. Chi si dice contrario si appella principalmente al fatto che «non hanno ancora la cittadinanza italiana» (è la risposta fornita dall’86,6 per cento degli intervistati) mentre il 4,4 per cento dice che «anche dopo dieci anni non saranno mai perfettamente integrati». Di idea opposta il 65,7 per cento di chi sarebbe favorevole al voto: questi ritengono che dopo questo periodo di tempo «sono perfettamente integrati», mentre il 13,5 per cento è ben disposto purché paghino le tasse.
La ricerca della Cciaa chiede poi ai romani cosa pensano debbano fare gli immigrati provenienti dai paesi arabi, non solo dal Mediterraneo: per il 61,3 per cento degli intervistati dovrebbero «mantenere le loro usanze, anche quelle religiose», mentre il 33,3 per cento sostiene che dovrebbero «adeguarsi alle nostre». Un certo grado di correlazione si trova nella domanda successiva, ossia quella relativa ai simboli religiosi quali il velo, la croce e altri: per il 63,6 per cento dei romani sentiti nella ricerca vanno «tutti tollerati», mentre c’è un 3,5 per cento che sostiene vadano «tutti tolti». I cittadini della capitale, stando ai dati raccolti nella ricerca, hanno anche la ricetta per favorire l’integrazione, a prescindere dalla provenienza: «controllare l’immigrazione clandestina» è la risposta data dal 62,4 per cento.
Sul fronte sicurezza i romani si dividono: il 49,3 per cento si dice «meno sicuro di prima» a frequentare luoghi pubblici affollati come le stazioni, le metropolitane e i centri commerciali a seguito degli attentati in occidente, mentre il 44,3 per cento si ritiene «sicuro come prima» e il 2,9 per cento addirittura «più sicuro di prima». Romani spaccati anche nell’opinione sull’eventuale esistenza di un legame tra le comunità provenienti da paesi arabi e criminalità: per il 23,7 per cento non ce n’é, la stessa percentuale afferma invece che esiste «con la pianificazione di azioni terroristiche sul territorio».