I sogni della Rosa recisi dalle urne

Marco Pannella esprime al Corriere la sua soddisfazione per l’impegno a sinistra della Rosa nel Pugno, e dei radicali perché «determinanti nella alternanza fra la maggioranza berlusconiana e quella prodiana». Sembra, a noi amici delusi, un po’ poco. Lo stesso discorso possono farlo Diliberto, Di Pietro, lo ha fatto Bobo Craxi, che non è stato eletto ma asserisce di aver portato all’ammasso 800mila voti, per i quali gli è stato promesso un ministero.
Dai radicali, ci si aspettava e ci si aspetta di più: hanno promesso di vivificare la sinistra impegnandola non solo nel campo dei diritti civili, e nella difesa dello Stato laico, ma anche in quello economico facendosi portatori di istanze liberali e liberiste. Ho sostenuto qualche tempo fa, attirandomi qualche biasimo, che la stessa alleanza con i socialisti i quali vengono da un’altra storia, quella del movimento operaio, del sindacato, rischiava di essere una alleanza precaria nonostante le citazioni d’obbligo in questi casi. Nella realtà, mi è capitata la sorpresa di sentire Emma Bonino battersi animosamente per qualcosa che somiglia al monopolio della scuola pubblica, avendo ascoltato in passato dagli amici radicali la citazione del diritto alla libertà d’insegnamento come un principio da difendere fra gli altri che chiamano in causa le nostre libere scelte.
Puntuali, si sono avvertiti in campo socialista malumori dovuti al risultato elettorale, non molto lontano dalla somma dei due partiti, ma anche accuse, rivolte ai radicali, di avere dato col loro attivismo alla Rosa una impronta che per una parte almeno di loro è apparsa insufficiente, e unilaterale. Hanno ragione anche se Boselli ha impostato la questione dei rapporti col mondo cattolico come se l’Italia fosse alle prese con una nuova «questione romana».
Quanto alla delusione per il risultato elettorale essa è giustificata ma lo è perché i radicali hanno sempre attribuito una importanza assoluta all’eco mediatica delle loro iniziative. È possibile, è anzi certo che nel passato i radicali siano entrati nel cono d’ombra di una informazione attenta solo al potere e agli spazi politici occupati. In questa campagna elettorale, però, la Bonino e Capezzone sono stati al centro di una campagna che li ha definiti «l’unico fatto nuovo» di queste elezioni, si è favoleggiato di timori fra i Ds per il passaggio alla Rosa nel Pugno di alcuni intellettuali destinati a capeggiare chissà quali migrazioni.
Per queste ragioni, i radicali in particolare appaiono oggi vittime di una informazione che tende non già a indagare la realtà, ma a rappresentarla secondo la logica di una cultura e di un establishment che si identifica con il Paese perdendone di vista troppo spesso gli umori, e le spinte profonde. Lucia Annunziata ha sostenuto, per esempio, che l’informazione non ha visto né avvertito l’esistenza di un’Italia che ha ascoltato Berlusconi, che si è sentita rappresentata da chi veniva dato come destinato alla cancellazione.
I radicali si sono compiaciuti di essere entrati in questo tipo di rappresentazione, e sono solo caduti in un inganno antico. C’è, di positivo, che una pattuglia di radicali torna in Parlamento. Facciamo loro gli auguri. Pannella però dovrebbe dimenticare la funzione, assegnata loro, di «ultimi giapponesi in difesa di Prodi».
a.gismondi@tin.it