I supermercati «Ora et labora»

In una miscela di passato e futuro, conventi e monasteri diventano aziende agricole e biologiche

Il silenzio. Verde, rotto soltanto dalla voce degli uccelli notturni, dalle ali dei rapaci contro le foglie per atterrare sulla preda, dal richiamo delle volpi.
Il tempo. Quello della crescita spontanea di ogni erba, della sua raccolta al momento giusto, secondo la stagione.
La pazienza. La cura nella selezione di piante, radici e fiori, l'attesa nel frantumarli finissimi, miscelarli, metterli in infusione con alcol misto ad acqua e tenerli lì per un mese. Mescolando ogni giorno, lentamente, estraendone le essenze per poi trasferirle assieme al liquido nel distillatore. E dopo la distillazione, mesi di stagionatura. Dosaggio sapiente di fuoco e d'acqua, seguendo antichi metodi tramandati. E dopo la stagionatura, l'unione di zucchero e acqua si aggiunge al distillato e il composto viene messo per sei mesi circa in botti di rovere, poi filtrato e travasato in un'altra botte per altri tre mesi, minimo.
Così, più o meno, nasce un liquore, uno di quelli nati dall'esperienza di monaci e frati, lieti tra le magnifiche mura delle loro abbazie, tra boschi, colline o monti, isolati, ma molto meno di secoli fa. Silenzio, tempo e pazienza, per riconoscere, esplorare, scegliere, attendere, compiere. Sacerdoti della natura, erboristi che conservano secolari segreti. «Benefiche streghe» (in tempi remoti) impossibili da condannare per la profonda conoscenza del potere delle erbe. Inattaccabili perché uomini e, per giunta, consacrati a Dio.
Liquori e cosmetici, tisane, miele, cioccolato, caramelle all'orzo, alle gemme di pino, sapori autentici e forti, creazioni di antica erboristeria che alimentano il cosiddetto «business dell'Ora et Labora».
E l'Italia è ricca di questi luoghi dell'anima dove si pensa anche alla cura del corpo. I monaci benedettini di Camaldoli producono dal 1048 centinaia di prodotti cosmetici e alimentari, venduti poi nella più antica farmacia della città. Dalle piante officinali raccolte nei boschi attorno al monastero nascono il Laurus amaro tonico, l'Elisir dell'eremita, la Lacrima d'abeto, l'amaro al rabarbaro. E richiesto è l'oro delle api, il miele di foresta, di castagno, d'acacia, di tiglio, eucaliptus, di fragole e frutti di bosco.
I monaci producono pure creme di bellezza, olii essenziali.
Custodi di anime e corpi, contenuto e contenitore.
A Siena, invece, i monaci benedettini Silvestrini coltivano terre a San Quirico d'Orcia, e fanno l'olio extra vergine d'oliva, la loro specialità.
Nella Spezieria di San Giovanni, la più antica farmacia d'Europa che si trova nel territorio di Parma, si vendono bagnoschiuma alle alghe, creme al miele e shampoo all'ortica, preparati dai Monaci della Badia di Torrechiara.
E a Roma, da quattro generazioni, la famiglia Nardi vende i prodotti dei monaci nello storico negozio di Corso Rinascimento, fondato nel 1892, quando i Nardi importavano e vendevano erbe e spezie, intrecciando rapporti commerciali e scambi con le più importanti abbazie italiane.
E tra le abbazie più potenti c'è senza dubbio quella di Casamari, frazione di Veroli in provincia di Frosinone, nata nel 1035, tempo in cui la tendenza a vivere da eremiti era forte e i luoghi dello spirito fiorivano simili a piccole città, nei pressi di ruscelli e fiumi, circondate da monti.
L'abbazia cistercense è nota per la sua produzione di rosoli, bevande che un tempo venivano create utilizzando i frutti che sarebbero andati sprecati, offerte ai viandanti, ai pellegrini, agli ospiti che arrivavano infreddoliti e stanchi all'abbazia dopo un lungo cammino.
Qui nascono l'Elisir di San Bernardo al rabarbaro, il Rosolio stomatico al mandarino, la sambuca all'anice, il miele millefiori Gran Casamari. Qui vengono venduti prodotti curativi come la ferrochina, un amaro tonico per anemici e lo ioduro di ferro.
Dal 1947 i monaci cistercensi di Casamari abitano e curano anche l'antica certosa di Trisulti (nel comune ciociaro di Collepardo), alle falde del monte Rotonaria, dove si trova una delle più antiche farmacie, bellissima, colma di ampolle, luminosa con i toni del bianco e dell'oro e la volta affrescata. In quelle stanze si lavoravano spezie ed erbe medicinali raccolte sui vicini monti Ernici.
Ne sa qualcosa Fra Domenico Palombi, l'erborista di Trisulti, nonché cuoco e campanaro. «Prima di farmi frate, da ragazzino, andavo a pascolare le pecore e raccoglievo la cicoria selvatica, l'unica erba che conoscevo - racconta - poi, dopo i voti, cominciai a interessarmi di più alle proprietà di foglie e radici collezionando i fascicoli di Frate Indovino, leggendo molto e camminando tanto nei boschi qui attorno. Avevo meno di quarant'anni quando percorrevo a piedi la strada dalla Certosa fino a Morino, in Abruzzo, il mio paese natale. E così, studiavo le erbe del versante laziale e abruzzese. Ero ancora giovane. Adesso non potrei farlo, gli anni avanzano, io sono nato durante la guerra d'Africa, nel 1935».
Ma la sua vivacità non conosce il tempo. Mentre parla sta sul suo libro di erbe perché deve rinfrescare la memoria e ricordare i «poteri» del cardo dei lanaioli, che «serve per liberare dall'acido urico, è purificante e dimagrante». Fra Domenico, depositario di antichi segreti che tramanderà a sua volta, ha avuto il suo maestro, naturalmente. «Si chiamava Padre Giacomo Verrelli, era di Santa Francesca, territorio di Veroli. Nell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma, anni fa feci una mostra sull'uso delle erbe e sulle loro proprietà, e la intitolai a lui. Una dedica a chi mi ha insegnato le tecniche di questo mestiere».
Un mestiere sostenuto da una passione grande che in Fra Domenico equivale a quella per la cucina, dove si sbizzarrisce con nuove e antiche ricette, usando le amate spezie come la sua fantasia suggerisce.
È vivacissimo, conosce a memoria i monti Ernici, ma invita a visitare Trisulti all'inizio della primavera, quando i boschi sono invasi dalle violette. Negli anni ne ha fatti di liquori, rosoli, elisir, ma la sua passione sono le tisane. «Posso dire che i liquori sono quasi arrivato a odiarli - dice - sì, siamo conosciuti soprattutto per questa produzione, ma io preferivo preparare tisane, volevo fare tisane per tutti, le regalavo pure a chi veniva a trovarci, alla gente del paese». Tisane di tutti i tipi, per ogni problema. Ma ultimamente, ha prodotto anche un buon vino Montepulciano e «pure il fragolino e lo spumante fragolino. Certo, come la specialità di Casamari è l'Elisir di San Bernardo, noi vendiamo tanto Amaro Centerbe, in tutta Italia e anche all'estero. Chi lo assaggia poi se lo fa spedire. Abbiamo anche le caramelle, ma si tratta di uno scambio, come per la cioccolata, perché è opera dei Trappisti che stanno alle Frattocchie (Roma). Tra le abbazie c'è uno scambio: noi diamo rosolio e Centerbe (che è buonissimo, è proprio speciale), gli altri il miele».
Adesso è ora per Fra Domenico Palombi da Morino di correre in cucina. Non sa ancora cosa preparerà per la sera. I momenti della preghiera scandiscono i giorni. La messa la dicono i «Padri», i vari «Don», quelli che hanno preso i voti da sacerdote.
Lui, l'erborista, è frate. Lui celebra la natura. Il tempo dello spirito è anche quello vissuto respirando il bosco, passeggiando libero sui sentieri dove Dio si incontra in un germoglio.