I taxi romani sono sempre più «rosa»: hanno la licenza 463 donne

Chi usa il taxi si sarà accorto che ci sono sempre più donne alla guida. La percentuale è ancora molto bassa in confronto al parco circolante che si aggira sulle 7.500 vetture (difficile avere il numero preciso), ma in ascesa. «Raramente riceviamo esposti per le donne, c’è stata solo qualcuna a Campino che facendo parte di una famiglia di tassisti un po’ spregiudicati ci dette qualche problema, ma è stata sanzionata. Comunque non c’è stato alcun esposto nell’ultimo anno e nel campo dell’abusivismo non ci sono donne», dichiara Carlo Buttarelli, comandante del gruppo pronto intervento dei vigili urbani da cui i taxi dipendono per il controllo.
Secondo i dati del Campidoglio nelle 55 coopeative romane sono iscritte 338 tassiste, ma sono 463 le titolari di licenza, 25 quindi sono indipendenti. Vi sono poi 4 donne che sostituiscono temporaneamente il titolare. Si tratta di un panorama variegato e complesso, arricchito negli ultimi anni dall’immissione di nuove leve tramite concorsi pubblici. Un’innovazione che a suo tempo ha generato non poche polemiche. Prima per avere una licenza bisognava rilevarla da chi andava in pensione o era disposto a cederla, dietro adeguato compenso.
Sei sono i servizi di radio taxi a Roma, più uno con la sola prenotazione on line. La cooperativa 3570, fondata nel ’68 e presieduta da 12 anni da Loreno Bittarelli, con 3.500 vetture è la più potente e ramificata, leader del settore in Italia e in Europa. Le donne sono 280. Un centinaio sono le tassiste della cooperativa 6645 nata negli anni ’70 che conta 1.200 soci. Negli altri radiotaxi, cooperative o s.r.l. che siano, la quota rosa scende notevolmente. Sono una decina nel 4157, fondata una ventina d’anni fa, che ha 270 vetture ed è presieduta da una donna, ex centralinista ed ex tassista, Carla Masciotta. Lo stesso numero è presente nel radiotaxi 8822 che ha 450 vetture. Alcune donne anche nel 5551, Samarcanda che ha 350 taxi e nel 4994 che ne ha 200.
Romana di sette generazioni Luisa Regoli, alias «Bologna 14» del 3570, nel ’72 è la prima donna tassista in Italia e a Roma lavora per 25 anni. «Sembrava che fossi sbarcata sulla luna, andavo al bar e non pagavo la colazione, mi offrivano i fiori». Con lei cadeva un altro tabù. E così finì sui giornali e in tivù e oggi è su you tube. «Mi ero separata, avevo due bambini e volevo un lavoro indipendente, un lavoro per me», racconta. Sul suo taxi si è seduta gente comune e famosa, Pasolini, Fellini, Mastroianni, Anita Ekberg. Il lavoro le ha dato molte soddisfazioni ed è stata sostenuta dalla cordialità dei colleghi. Ma oggi avrebbe paura.
Anna, 47 anni, prima di diventare tassista era odontotecnica. Da cinque anni, per poter seguir meglio i tre figli, fa solo il turno di notte e non si lascia suggestionare dalla paura. «Sono una temeraria, non un’incosciente. Il pericolo ci può essere sempre, la vita è un attimo per tutti», confessa con sorridente fatalismo. A sostenerla è anche la solidarietà dei colleghi, sperimentata più volte. E racconta di come è diversa l’umanità che s’incontra la sera. Di giorno uomini d’affari col telefonino incollato all’orecchio sempre di corsa, di notte clienti senza fretta, che chiedono consigli sui ristoranti, turisti russi che domandano delle case chiuse e prostitute, viados, gay. Ma anche gente che di notte lavora o che va a divertirsi.