I tesori dell’arte ritrovata fanno più bello il Colosseo

Fino a febbraio la mostra «Rovine e rinascite dell’arte in Italia» è allestita all’interno del mausoleo

Scende la sera, il cantiere edile nel centro di Roma si ferma e gli operai cominciano a smerciare ad antiquari e ricchi collezionisti stranieri, i reperti romani venuti alla luce durante gli scavi. Una scena abituale a Roma, almeno fino al 1909, anno in cui lo Stato decide di affrontare il tema della salvaguardia del nostro patrimonio artistico, arrestando finalmente l’emorragia di opere verso il Nord Europa e gli Stati Uniti.
A un secolo di distanza, il sovrintendente Adriano La Regina e il Comitato per le celebrazioni del centenario del primo regolamento di tutela, hanno promosso la mostra «Rovine e rinascite dell’arte in Italia», allestita al secondo ordine del Colosseo. La mostra, inaugurata ieri, si snoda tra sessanta opere dal valore inestimabile, (databili tra l’VIII sec. a.C. e la fine del 1800), provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri.
Spesso si ha l’impressione che l’Italia sia più disposta a cedere i propri «bottini di guerra» - come avvenuto per la contestata restituzione all’Etiopia della Stele di Axum - che non a pretendere altrettanto dai paesi stranieri. La mostra sfata questa credenza, presentando diverse opere restituite all’Italia soprattutto dalla Germania, tra le quali spiccano la statua di Dioniso-Sardanapalo e l’Apollo Citarista di Pompei, che i paracadutisti tedeschi della divisione Hermann Goering, avevano portato in dono al loro Feldmaresciallo, durante la guerra.
«Il futuro degli accordi internazionali - spiega Elena Cagiano de Azevedo, tra i curatori della mostra - è rappresentato dalla possibilità di prestiti temporanei e dallo scambio di calchi, operazioni che consentono di riunire, per la prima volta dopo secoli, frammenti di opere importatissime».
È il caso del rilievo con soldato della fine del I sec. d.C, i cui frammenti riemersero nel 1901 nella zona di piazza della Repubblica. Il torso del legionario fu acquistato dall’americano Francis Kelsey ed è oggi al museo di Ann Arbor, nel Michigan, mentre la testa fu donata al Museo Nazionale Romano. I due musei si sono così scambiati i calchi in resina degli originali da loro conservati, consentendo di ricreare, almeno visivamente, l’unità della figura.
Tra restituzioni, acquisizioni statali e ritrovamenti da parte delle Forze dell’Ordine, sfilano capolavori assoluti come l’Arringatore, dal Museo Archeologico di Firenze, le metope di Selinunte, le statue della «Galleria dei sapienti» del giardino Ludovisi, provenienti da Copenhagen e dall’ambasciata Usa di Roma, il rilievo con la Nascita di Bacco, da Budapest, l’Hestia Giustiniani dal Museo Torlonia, e il rilievo con Niobidi da San Pietroburgo. Fino al 15 febbraio.