I torti e le ragioni della Rice

Francesco Cossiga*

Il problema non riguarda né il nostro governo né i nostri servizi di informazione e di sicurezza. Nulla l’amministrazione americana ci ha detto delle cover action antiterrorismo della Cia, perché ha temuto, e giustamente, che nonostante il nostro «americanismo», saremmo andati a dirlo in giro... E si sono quindi più fidati della Polonia neocomunista, della Francia e della Germania «antiamericane» e della Svezia ultrapacifista, rifugio dei disertori e dei ricercati di tutto il mondo. La Condoleezza Rice, che per parte della nostra sinistra è diventata ora wasp, e cioè americana bianca di pura ascendenza anglosassone, ed anche razzista contro i negros, è venuta in Europa a far fare agli europei una brutta figura, spiattellando che i governi dei Paesi più critici nei confronti della politica antiterrorismo degli Stati Uniti avevano autorizzato al massimo livello i rapimenti dei presunti terroristi da parte della Cia, il loro trasporto attraverso i cieli d’Europa e l'organizzazione di «carceri» segrete sul loro territorio, e denunciando così la loro ipocrisia. Un atto di coraggioso coraggio, proprio di una cittadina di uno Stato nato da una rivoluzione, sincero per vocazione puritana, abituato a mandare in giro i suoi figli per la libertà e la sicurezza di chi non vuole o sa difendersi.
La Segretario di Stato americano ha insieme ragione e torto. Ha ragione nel denunciare l’ipocrisia e l’ignavia dei Paesi europei nella lotta contro il terrorismo, Regno Unito e Irlanda escluse. Non è che i Paesi europei sopravvissuti alla bufera della seconda guerra mondiale amino in modo particolare la legalità, ma non hanno voglia di combattere, neanche contro il terrorismo. Ciò vale anche per l’Italia che non è riuscita a dotarsi di strumenti giuridici ed amministrativi adeguati, tanto che per la legge non si sa ancora bene cosa sia il terrorismo ed i terroristi, e le norme antiterrorismo che un ministro peraltro coraggioso è riuscito alfine a varare, sono tuttalpiù «norme per tentare di fronteggiare senza l’uso di mezzi fisici anche se moderati, la turbolenza dei bambini della scuola materna durante le ore di ricreazione». Ed un ammiraglio, uno dei trenta o quaranta che abbiamo (più ammiragli che navi!), riesce a bloccare una riforma dei servizi di informazione e di sicurezza voluta da tutti. Ha ragione la Condoleezza Rice a dire che il terrorismo islamico è una forma di guerra che non può essere condotta con metodi tradizionali ed «ortodossi». Ma, lo ripeto, queste sono cose che può dire e fare una grande Nazione nata da una rivoluzione contro la allora più grande e forte potenza del mondo, una rivoluzione guidata da capi che se sconfitti sarebbero stati impiccati. Ma l’Europa è stanca, dopo che su di essa è passato il rullo di una immane guerra, e di una guerra anche civile: e vuole essere lasciata in pace, vuole che sia l’America a difenderla, ma riservandosi il diritto di sputare sui suoi caduti. Solo la Russia combatte il terrorismo: ma, e non a caso, è anch’essa una Nazione nata da una grande rivoluzione. Certo, quello che è stato fatto, sarebbe potuto essere fatto nell’ambito di una cornice certa di legalità formale, sulla base di accordi internazionali regolarmente stipulati e ratificati. Ma Francia, Germania e Svezia hanno preferito non sporcarsi la loro coscienza liberale e il loro manto di ipocrito candore. E poi, i terroristi, è meglio dopo tutto tenerseli buoni...
Come ormai quasi sempre, l’Europa comprende poco l’America e l’America comprende per nulla l’Europa! L’Italia è «fuori» dal gioco, politicamente, culturalmente e giuridicamente. Lo è politicamente: forse la maggioranza, ma non vasta, degli italiani è contro il terrorismo, moltissimi non lo sono, o lo sono a parole, perché il terrorismo è anzitutto antiamericano, e forte e crescente è il sentimento antiamericano nel nostro Paese. Nonostante la forte presenza nell’Unione di gente decisa come i postcomunisti, Romano Prodi per vincere ha certo bisogno del grande capitale dei «neocapitalisti familiari» e delle grandi banche, ha bisogno dei cattolici, ma ha bisogno anche della sinistra estrema che certo antiterrorista non è.
L’Italia è fuori dal gioco per motivi culturali. La «religione civile» italiana, su cui si fonda la Costituzione, è la «religione della Resistenza»: e la resistenza in tutta l’Europa è stata condotta (la guerra del piccolo contro il grande, del debole contro il forte, del disarmato contro l’armato!) con i metodi propri del terrorismo, da via Rasella all’uccisione «esemplare» del filosofo fascista Giovanni Gentile. E riesce non facile distinguere tra terrorismo e resistenza e tra terrorismo «buono» e terrorismo «cattivo». Solo perché i comunisti ebbero il coraggio di farlo, l’Italia lo fece. E poi, l’obbligatorietà dell’azione penale, la mancanza di una tradizione di «terrorismo di Stato» a difesa della libertà e della sicurezza, ci impedirebbero di adottare «cornici» legali non dico per condurre, ma per permettere che altri conducano sul nostro territorio una «guerra non ortodossa». Ed allora, che facciano gli altri: e, per favore, nulla Condoleezza Rice ci dica...
* Presidente emerito della Repubblica