Le idee per mettere i sogni nel cassettone

Si può certamente affermare che il cassettone, come d'altra parte anche l'armadio, sia una derivazione del forziere, o con più probabilità dal cassone nuziale con l'apertura dall'alto, cui siano state applicate le gambe per un uso decisamente più comodo e i cassetti siano andati a sostituire il vano unico per migliorare l'utilizzazione dello spazio.
È un mobile di origine europea continentale, presente in Inghilterra già alla fine del Seicento, il cassettone acquista forme autonome ed originali silo nel periodo del Chippendale, quando lo stesso artigiano lo importa dal continente. Nel nostro Paese lo troviamo in forme massicce e severe in arredi da sacrestia nel tardo Cinquecento, mentre in Francia compare nei primissimi anni del Settecento e se ne considera il primo esempio quello disegnato da Boulle per la camera del re Luigi XIV al Trianon. Attenzione a questi dati per chi ha intenzione di acquistarne uno d'antiquariato!
In Italia particolarmente interessante fu la produzione veneziana e durante tutto il XIX secolo la versione più comune è quella con specchiera connessa o sovrapposta a muro. Con il nome di comò (traduzione infelice dal francese commode) questo pezzo fu l'elemento principale della camera da letto anche nei primi anni del Novecento. Poi tutto è destinato a cambiare e l'arredo con il cassettone prende decisamente altre strade, soprattutto usando il pezzo in altri ambienti della camera da letto, mutandone i materiali di costruzione, le linee, le dimensioni. Oggi questo elemento d'arredo si presenta sotto mille aspetti, con i cassetti trasformasti in ante scorrevoli, laccato, in metallo, con il piano in cristallo, lunghezze importanti e così via. Resta in ogni modo un elemento presente in quasi tutte le nostre case, in soggiorno, in corridoio, in ingresso, ancora nel letto e certamente anche in camera dei ragazzi, e i designer più importanti si sono cimentati nel progettare esemplari sempre più scematici e lineari, anche riprendendo certe espressioni del passato.
(hanno collaborato:
Michela Orefice e Albino Boffi)