Ilarion Troickij

Si chiamava Vladimir ed era nato nel 1886 nel villaggio russo di Lipicy, governatorato di Tula. Dopo gli studi ecclesiastici nel seminario di Tula e all’accademia teologica di Mosca, prese i voti monastici col nome di Ilarion e fu ordinato sacerdote. Si rivelò immediatamente un brillantissimo teologo dando alle stampe, non ancora sacerdote, un apprezzato saggio. Nel 1913 fu ricevuto come professore nell’accademia moscovita. Scoppiata la rivoluzione bolscevica non tardò a finire nel mirino dei nuovi despoti e nel 1919 venne arrestato una prima volta. Era solo un avvertimento. Nel 1920 il Troickij fu consacrato vescovo di Vereja e creato vicario della diocesi di Mosca, cosa che ne fece il braccio destro del patriarca Tichon. La sua posizione di primo piano gli procurò arresti a cadenza annuale: nel 1920, nel 1921, nel 1922. Nel 1923, per sicurezza, lo mandarono al confino in Siberia, ad Archangel’sk. Il patriarca lo fece arcivescovo e i comunisti lo arrestarono di nuovo. Questa volta lo deportarono nel famigerato gulag delle isole Solovki, dove finivano i vescovi e i religiosi. Data la posizione di portavoce dei detenuti cui il suo grado lo costringeva, nel 1925 lo tolsero da lì e lo rinchiusero nel carcere di Jaroslavl’. Qui cercarono di arruolarlo come spia e, al suo rifiuto, lo rispedirono alle Solovki. Come leader dei vescovi ivi rinchiusi, compose e firmò con loro il celebre Memorandum, in cui si ammetteva il nuovo potere sovietico ma si rifiutava ogni sottomissione della chiesa allo Stato. La vita di Ilarion si concluse nel 1929, nella prigione di Leningrado.