Ima, tra investimenti e brevetti anche impacchettare è smart

Camilla Golzi Saporiti

Fondata nel 1961 e quotata alla Borsa di Milano dal 1995, IMA si distingue nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè sulla scena internazionale. È insomma il caso di una azienda italiana che ha sposato il progresso tecnologico per diventare moderna: oggi conta 5.600 dipendenti, 1.700 tra brevetti e domande di brevetto attivi nel mondo, 43 stabilimenti di produzione, 80 Paesi di riferimento per il proprio business e un 2017 chiuso con ricavi pari a 1.444,7 milioni di euro, in crescita del 10,2% rispetto al 2016. Sono questi i numeri di una leadership conquistata grazie, da una parte, a esperienza e professionalità, e, dall'altra, a investimenti in ricerca e sviluppo all'insegna dell'innovazione.

Come dimostra l'introduzione di Ima Digital, il programma nato l'anno scorso con l'obiettivo di guidare la crescita verso il 4.0 dell'azienda. «Sono soddisfatto del lavoro svolto verso una più avanzata digitalizzazione: smart products e smart factory sono obiettivi da integrare e condividere sempre più», ha dichiarato Alberto Vacchi, Presidente e Amministratore Delegato di IMA. «Nel nostro mondo, finalizzato alla produzione di macchine automatiche all'avanguardia, l'integrazione tra discipline è alla base dei successi; nelle nostre unità di ricerca, progettazione e produzione, parti meccaniche di precisione trovano l'intelligenza in software più funzionali agli scopi produttivi, alla sicurezza e qualità del lavoro: se questo avviene già da decenni, oggi, con la spinta verso il 4.0, potremo rendere connesse e integrate anche parti del sistema che tradizionalmente non dialogano. Il tutto per interpretare al meglio le necessità dei clienti», ha concluso Vacchi. Che in quest'ottica tecnologica e innovativa guarda il 2018 di IMA con fiducia.