Impianti più sicuri senza intaccare l’osso mascellare

Felicita Donalisio

È noto che non tutte le persone possiedono osso sufficientemente alto e largo da poter consentire l'inserimento dei comuni impianti a vite. Per cause patologiche o per conformazione naturale, l'osso può essere sottile, basso o vuoto, per la presenza di grandi seni mascellari nell'arcata superiore. Queste complicazioni si aggravano quando abbiamo problemi di masticazione. «Prendiamo il caso di una persona dal fisico robusto che impegna grande forza muscolare in questa importante funzione. Nella sua bocca, impianti di piccole dimensioni non resisterebbero nel tempo», dice il chirurgo implantologo Antonio Di Giulio, già professore di Chirurgia maxillo-facciale e tecniche Implantologiche, membro dell'ADI (Association of dental implantology UK) con studi a Milano, Roma e Londra (www.sanbabiladayhospital.it - numero verde 800 168990). «Per fortuna sono oggi disponibili metodiche implantologiche che consentono di aiutare anche i pazienti con queste problematiche. È il caso dell'impianto iuxta-osseo che, tra l'altro, permette di esercitare una maggiore forza di masticazione perché costituito da due barre contrapposte che imitano la divaricazione delle tre radici, anch'esse divaricate dei molari superiori. La messa a punto della versione moderna della metodica iuxta-ossea, efficace nei casi difficili e nelle situazioni senza complicanze, è stata possibile grazie alla disponibilità di due diversi tipi di materiali che vengono abbinati: da un lato il titanio, metallo altamente biocompatibile e facilmente osteointegrabile, dall'altro una sostanza biologica che ha la proprietà di trasformarsi in osso del ricevente (una matrice di collagene neutro riassorbibile, impregnata di granuli ossei liofilizzati e demineralizzati). Con queste due sostanze si è realizzato lo "iuxtaendo". Un impianto che non penetra nell'osso come le viti, ma lo circonda. Si evita in tal modo la metodica dell'inserimento degli impianti nell'interno dell'osso, che diventa complessa nei casi di penuria o inconsistenza ossea. Inoltre, con lo "iuxtaendo" non è necessario sottoporsi alla TAC, quindi si assorbono meno radiazioni». Continua Di Giulio: «Con lo "iuxtaendo", realizzato in titanio puro, si semplifica l'intervento, poiché, aperta la fibrocumosa gengivale, viene rilevata un'impronta di precisione dell'osso e sul suo modello si realizza l'impianto. L'osso quindi non viene minimamente toccato. Realizzato in speciali laboratori, l'impianto viene applicato sull'osso con estrema precisione. Viene poi completamente ricoperto dalla sostanza biologica ossificante, che si trasforma in osso del soggetto. Lo "iuxtaendo", così definito poiché è iuxta (vicino all'osso) ed endo (endosseo), diventa a tutti gli effetti un impianto endosseo, essendo inserito tra due sostanze ossee, quella del paziente e quella apposta dall'operatore. Si è ottenuto così un impianto simile alle viti endossee senza però avere intaccato l'osso al suo interno, ossia la midollare, così detta perché è più tenera della corticale ossea, esterna, su cui si ancora lo "iuxtaendo". Con questo impianto l'operatore ha la sicurezza di non invadere delicate strutture adiacenti. Questo impianto, applicabile anche su chi non ha disponibilità di osso, è universale. In questi casi, le alternative alla metodica iuxtaossea ancora oggi maggiormente praticate sono rappresentate da procedure che prevedono un intervento chirurgico preliminare per l'incremento della struttura ossea, con prelievo di osso da altri distretti dello scheletro e conseguente apertura di due campi operativi e lunghi tempi di attesa".
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