Inchiesta Antonveneta, i Pm stringono i tempi

I magistrati vogliono capire perché Fazio diede l’ok all’Opa nonostante il parere negativo della Vigilanza

Stefano Zurlo

da Milano

Due inchieste parallele e una raffica di interrogatori, fra Milano e Roma, per Antonveneta: nella capitale i Pm ascoltano per dieci ore il funzionario della Vigilanza della Banca d’Italia Giovanni Castaldi; i magistrati milanesi incontrano invece per la seconda volta nell’arco di due settimane il dominus della Banca popolare italiana Gianpiero Fiorani. Certo, la partita più delicata si svolge in queste ore a Roma dove Perla Lori e Achille Toro, reduce da un breve ricovero in ospedale, continuano a scavare sulle presunte responsabilità del governatore Antonio Fazio. Per questo tempestano di domande Castaldi. E Castaldi ricostruisce nei dettagli come e perché lui e il suo collega Claudio Clemente, la cui deposizione è slittata a oggi per mancanza di tempo, diedero parere negativo all’Opa di Bpi su Antonveneta.
Il punto è delicatissimo: l’opinione dei due, pur motivata tecnicamente, fu di fatto ignorata e superata da Fazio che invece diede via libera al disegno di Fiorani. Fazio, da parte sua, dopo aver detto e ripetuto di aver sempre rispettato la legge, ha difeso a sua volta le proprie scelte leggendo il 26 agosto scorso 25 cartelle zeppe di riferimenti nel corso del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. La Procura di Roma si è immediatamente fatta consegnare copia autenticata del documento dal capo della segreteria del Cicr, Antonio Loizzo. Insomma, si cerca di pesare il contrasto sorto fra Fazio e i suoi esperti: fu una normale querelle o il governatore si comportò in modo anomalo?
Finora la Procura di Roma ha sempre smentito l’iscrizione del numero uno di Palazzo Koch nel registro degli indagati, ma puntualmente la voce torna a circolare. A questo punto i pm prenderanno una decisione in un senso o nell’altro, anche se la tornata di audizioni non è ancora conclusa: devono essere sentiti, oltre a Clemente, altri personaggi intervenuti nella catena decisionale che ha portato all’Opa. A cominciare dal braccio destro di Castaldi, Luca Zeloni, e da Enzo Serata, che partecipò alle quattro riunioni in cui, fra aprile e luglio, l’allora Banca Popolare di Lodi presentò alla Banca d’Italia il suo piano d’assalto ad Antonveneta; e ancora Gennaro D’Amico, ex dirigente dell’area vigilanza di Palazzo Koch ed ora consulente di Fiorani.
A Milano, intanto, i Pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti ascoltano per due ore l’amministratore delegato di Bpi, attualmente sospeso, Gianpiero Fiorani. Il banchiere arriva a metà mattina, scortato dagli avvocati Francesco Mucciarelli e Luisa Mazzola e se ne va senza dire una parola all’ora di pranzo. Il verbale dell’interrogatorio, cui partecipa anche il procuratore aggiunto Francesco Greco, viene immediatamente segretato. Nessuna indiscrezione esce da Palazzo di giustizia ma è evidente che Fiorani ha deciso di collaborare con gli investigatori. Del resto, in questo momento cruciale, il banchiere di Lodi ha assoluto bisogno di disincagliare il pacchetto di azioni Antonveneta, pari al 29,47 per cento del capitale, sequestrate dal gip Clementina Forleo; d’altra parte proprio oggi il cda della Bpi dovrebbe chiudere la partita cedendo le proprie quote di Antonveneta ai rivali di Abn Amro che a quel punto diventerebbero i padroni dell’istituto di credito padovano.
La deposizione di Fiorani non chiude però la giornata di lavoro. Nel pomeriggio i Pm ascoltano una nuova misteriosa testimone che potrebbe portare altri elementi all’indagine. E intanto il portavoce dell’Opus Dei mette un freno alle chiacchiere sui presunti rapporti privilegiati fra l’Opera e il governatore: «Con la vicenda Fazio l’Opus Dei non c’entra da nessun punto di vista».