Incontro con Gesù a «7 km da Gerusalemme»

Il regista Malaponti ha ultimato le riprese del film tratto dal romanzo di Pino Farinotti

Adriano De Carlo

Il film italiano 7 km da Gerusalemme, diretto da Claudio Malaponti e tratto dal romanzo di Pino Farinotti, sta assumendo i caratteri di un evento straordinario. Sono state ultimate le riprese in Siria, nelle zone di Palmira, Maaloula e Aleppo, luoghi dove mai a nessuna troupe occidentale era stato concesso di recarsi.
Il protagonista Luca Ward, un pubblicitario che incontra Gesù sulla strada che conduce a Gerusalemme, è finalmente il protagonista di un film all’altezza del suo talento e delle sue ambizioni. Noto soprattutto come doppiatore (la sua voce è quella che ha dato risalto al successo in Italia di Russell Crowe e Pierce Brosnan) stavolta può mostrare che il cinema italiano non poteva seguitare ad affidarsi a protagonisti incolori o belli ma senza cuore.
Con quella faccia un po’ così, alto e atletico, Ward affida a 7 Km da Gerusalemme il suo futuro di attore outsider. Mentre il ruolo di Gesù è affidato al neo-attore Alessandro Etrusco, incontrato in un bar di Roma dal regista, colpito dal suo volto, la somma di tutte le iconografie che di Gesù ci sono state tramandate.
Il soggiorno in Siria ha sorpreso l’intera troupe per quanto è accaduto, di positivo, attorno alla pellicola, che i siriani, nella persona del produttore locale Nabil Toumeh, hanno supportato anche produttivamente, trasformandola in una sorta di ponte verso l’Occidente.
Inoltre lo stesso Toumeh ha acquistato anche i diritti per lo sfruttamento del libro, firmato da Farinotti, in tutti i Paesi arabi, denotando un notevole coraggio: quella che stiamo vivendo è un’epoca di grandi sconvolgimenti politico-religiosi, con tutte le controversie a tutti note.
La storia di un italiano, che a Gerusalemme incontra Gesù è stata considerata un’occasione spirituale e culturale, oltre che politica: c’è l’intenzione di mostrare la disponibilità di un Paese, la Siria, considerato dagli occidentali quantomeno «sospetto». La commissione che ha esaminato la sceneggiatura ha approvato il progetto all’unanimità.
Determinante è stato il ruolo di Ahamed al Din Hassun, il gran Muftì, la massima autorità religiosa della Siria, che, come d’altro canto il suo popolo, riconosce ed ammira Gesù, profeta ed uomo, che in questa particolare rappresentazione unifica idealmente popoli culturalmente distanti.
Lo stesso Bashar al Assad, il presidente siriano, ha personalmente scritto del film su tutti i quotidiani locali e Asmaa, consorte del presidente ha avallato in modo decisivo l’intera operazione. La first lady ha saputo cogliere gli aspetti della storia nei suoi contenuti più profondi, tra i quali appunto l’apertura verso altre culture ed altre religioni ed ha promesso di visitare il set.
Quella di 7 km da Gerusalemme è davvero una circostanza unica, che dimostra come talvolta i percorsi per giungere alla pace passino anche attraverso strade imprevedibili, nate solo dalla volontà di chi esprime la propria visione al di fuori dalla politica. È la dimostrazione che il cinema italiano ha potenzialità che esso stesso ignora, lontano dai particolarismi spesso invadenti. Ed il Papa si è già prenotato per la visione del film.