Ma un’incursione risolverà ben poco

Un attacco aereo e missilistico israeliano rivolto contro gli impianti nucleari iraniani, ancorché tecnicamente possibile, difficilmente risulterebbe decisivo. Questo perché non si tratta, come accadde per il complesso iracheno di Osirak, di eliminare un singolo bersaglio in una sola missione condotta di sorpresa. Nel caso dell’Iran gli obiettivi, gli «aimpoints», i punti specifici che devono essere colpiti, sono una moltitudine, distribuiti su una vasta porzione del Paese. L’Iran dista centinaia di chilometri da Israele, e per raggiungere il Golfo i piloti israeliani non solo dovrebbero attraversare lo spazio aereo iracheno, ma anche quello giordano, se non addirittura quello siriano o saudita. Si può fare, ma non sarebbe una passeggiata, a meno che ad Amman non decidano di chiudere gli occhi. Inoltre parte degli impianti iraniani è sotterranea e l’intelligence non ne ha realizzato una «mappa» davvero completa e attendibile.
Anche se ogni cacciabombardiere israeliano F-16I può colpire con armi di precisione diversi bersagli, il numero di aerei/sortite richiesti per infliggere un colpo mortale ai progetti iraniani sarebbe elevato. Il problema non sarebbe risolto neanche se Israele ricorresse a missili da crociera lanciati dai suoi tre sottomarini. E considerando che i principali obiettivi «induriti» richiederebbero più colpi a segno per ottenere una elevata probabilità (PK) di provocare danni irrimediabili, sarebbe necessario impiegare un’armata aerea formidabile, comprendente anche una scorta di caccia e velivoli in grado di neutralizzare la difesa aerea avversaria.
Inoltre, se si volesse evitare una ritorsione iraniana, presumibilmente affidata alle rampe missilistiche mobili dotate di missili Shahab 3, altri aerei e missili dovrebbero tentare di eliminare questi sfuggenti bersagli.
Israele quindi non è in grado di eliminare totalmente il potenziale iraniano, può solo colpire i centri più importanti.
Quanto alla reazione iraniana, Teheran può colpire direttamente Israele solo con missili balistici o con attacchi terroristici. La sua aeronautica non può condurre un attacco contro il territorio israeliano. Il suo compito principale è difensivo, non offensivo. L’Iran sa che è inutile affidare la scoperta aerea ai radar fissi basati a terra, troppo vulnerabili. Utilizza quindi i suoi caccia migliori, gli F-14, come radar volanti da allarme aereo, che raccolgono i dati per guidare l’azione degli altri aerei da combattimento e delle batterie missilistiche, comprese le nuove batterie semoventi Tor acquistate in Russia, nella difesa di poche porzioni del territorio. Del resto è impossibile proteggere l’intero Paese.
Ma questa debolezza iraniana non è sufficiente per Israele. Ecco perché a Gerusalemme molti sperano che siano gli Usa a togliere le castagne dal fuoco. Come hanno già fatto con l’Irak.