India, quelle crepe nella democrazia

In diversi Stati dell'India si stanno moltiplicando i casi di vessazioni, quando non di aperte persecuzioni, contro i cristiani e contro altre minoranze religiose. In particolare contro i dalit (intoccabili) e contro i tribali che si convertono al cristianesimo.
Analogamente a quando già era accaduto agli albori del cristianesimo, quando la fede cristiana si diffuse molto ampiamente tra gli schiavi, nell'India di oggi il grosso dei neofiti è costituito infatti da «intoccabili» e da tribali, ossia per così dire dagli... indiani degli indiani: i discendenti delle originarie popolazioni autoctone poi travolte dalla discesa degli indù nel grande subcontinente. A tali vessazioni e persecuzioni in alcuni Stati si sta anche cercando di dare veste legale introducendo leggi «contro la conversione». Sin qui l'India, la più grande democrazia del mondo, era una grande e concreta dimostrazione del fatto che il sistema democratico non è lusso che possono permettersi solo i ricchi. Grazie alla straordinaria opera del suo «padre della patria», il Mahatma Gandhi, l'India giunse all'indipendenza nel 1948 in modo non-violento e poi si organizzò in forma stabilmente democratica pur mentre continuava a essere uno dei più poveri Paesi del mondo.
Diversamente da quanto spesso si crede a torto in Occidente, la democrazia non è infatti un sotto-prodotto automatico dello sviluppo. È piuttosto il frutto di una certa cultura che la miseria può mettere alla prova, ma che la ricchezza può anche non aiutare affatto. D'altro canto il caso della Cina, sempre più sviluppata e insieme sempre più autoritaria, lo conferma. Proprio l'importanza che l'India ha per la causa della democrazia nel mondo giustificherebbe una maggior attenzione da parte dell'Occidente nei suoi riguardi. Tanto più considerando quanto difficile sia «esportare» in Asia la democrazia varrebbe la pena di preoccuparsi che non decada laddove già è consolidata. Come già in molti altri casi alle discontinuità delle cancellerie delle grandi potenze supplisce l'attenzione a 360 gradi del papa di Roma.
Ricevendo alcuni giorni fa il nuovo ambasciatore indiano presso la Santa Sede, Amitava Tripathi, Benedetto XVI, nell'apprezzare l'impegno dell'India a costruire una società «libera e democratica» non ha esitato ad aggiungere di ritenere «preoccupanti» i segni «di intolleranza religiosa» che si registrano in alcuni Stati indiani, nei quali a volte emerge «il tentativo riprovevole di legiferare in favore di limitazioni chiaramente discriminatorie sul diritto fondamentale alla libertà religiosa». Ciò, egli ha sottolineato, è «contrario ai più alti ideali dei padri fondatori dell'India, che hanno creduto in una nazione caratterizzata dalla coesistenza pacifica e dalla tolleranza reciproca fra le religioni differenti ed i gruppi etnici».
Un'analoga sensibilità da parte dell'Europa e degli Stati Uniti sarebbe di grande aiuto a chi in India lotta contro l'involuzione della più grande democrazia dell'Asia e del mondo.