Un «inedito» Maupassant a passeggio lungo i boulevard

Ecco arrivare la deliziosa stagione dei boulevard! Da marzo a giugno, sono il solo posto al mondo in cui ci si sente vivere appieno, d’una vita attiva e vagabonda, la vera vita di Parigi. Un torrente di uomini dal cappello nero scorre dalla Madeleine alla Bastiglia, e un incessante brusio di voci, simile al rumore di un fiume in piena, si alza e si disperde nell’aria leggera della primavera. Quel rumore vago è composto da tutti i pensieri, da tutte le idee che nascono, passano e spariscono ogni giorno a Parigi. Come delle mosche, le notizie ronzano al di sopra della corrente di sfaccendati; passano da uno all’altro, fuggono nelle strade, volano fino ai confini estremi della città. \
Scrivere la storia del boulevard sarebbe come scrivere la storia di Parigi. Ogni casa richiama un ricordo. \

Eccoci in rue de la Paix. Fu pensata da Luigi XVI, costruita da Napoleone. Stando a una cronaca del tempo, il futuro imperatore, allora comandante di battaglione d’artiglieria, aveva cenato una sera in place Vendôme, ospite del generale d’Angerville, cognato di Berthier, insieme a vari ufficiali. Durante la serata propose di andare da Frascati a prendere un gelato. Tutti accettarono, e così partirono. Napoleone, a braccetto con Madame Tallien, si fermò per qualche secondo a contemplare la grande piazza senza monumenti, e voltandosi verso Monsieur d’Angerville disse:
«La vostra piazza è spoglia, mio generale; ci vorrebbe un centro, una colonna come quella di Traiano, o un sepolcro in cui deporre le ceneri dei soldati morti per la patria». Madame d’Angerville approvò.
«La sua idea è buona, mio caro comandante; quanto a me, preferirei la colonna».
Napoleone scoppiò a ridere.
«Un giorno l’avrete, signora, quando io e Berthier saremo generali».
L’Imperatore ha mantenuto la parola data.

Rue de la Chaussée-d’Antin! Che ricordi dolci e piacevoli! È la nicchia d’amore di Parigi. È da lì che provengono tutti gli aneddoti sulla Reggenza; è lì che nacque quella raffinata e divina galanteria, purtroppo morta insieme al secolo delle ciprie, dei nei, dei ventagli e delle crinoline.
A quei tempi, al posto della Chaussée-d’Antin odierna, si stendeva una palude, e più in là il villaggio dei Porcherons, e più lontano ancora la tenuta della Grange-Batelière.
Questi luoghi erano attraversati da un piccolo sentiero ombreggiato, il cammino della Grande Pinte, che partendo dalla porta Gaillon arrivava alla frazione di Clichy.
Tutto questo quartiere era solo campagna, appena un secolo fa! Ci credereste? Una campagna costellata di casette silenziose durante il giorno, ma che di notte si riempivano di risate, di baci, di ardori, accompagnati da rumori di bottiglie rotte e spesso dallo sferragliare delle spade.
Volendo parlare come in quell’epoca fiorita, era un campo di dolcezza in cui crescevano i baci. E le belle dame che la sera s’intrufolavano attraverso le porte socchiuse, si chiamavano Madame de Coeuvres, Contessa di Olonne, Marescialla de la Ferté.
Quando una carrozza blu entrava al galoppo nel cortile di un piccolo hotel, dove tutte le verande erano chiuse, voleva dire che il Reggente di Francia cenava, quella sera, tra Madame de Tencin e la Duchessa di Phalaris, davanti al Duca di Brissac e al Marchese di Cossé.
Un po’ più lontano, sul ponte d’Arcans ci si batteva ogni giorno, perdiana! E le belle Madame de Lionne e Louison d’Arquin guardavano duellare i loro amanti, il Conte de Fiesque e Monsieur de Tallard, perché nessuno dei due aveva lasciato passare l’altro.
Sì, è proprio una terra d’amori. Quali nomi vengono in mente? La Guimard, la Dhuté, a cui un re voleva affidare l’educazione mondana di suo figlio; e la Dervieux, dal cuore così generoso.
Una dopo l’altra, dormirono sotto lo stesso tetto Madame Récamier e l’affascinante Contessa Lehon. In mezzo a tante altre glorie passate da qui, citiamo anche Mesmer e Cagliostro.
Rue de la Chaussée-d’Antin è rimasta una strada ricca ed elegante, costruita sul suolo dove sbocciò quella volubile galanteria francese, fatta di spirito, di grazia, di dolcezza, d’impertinenza, di amore scostante e di baci dimenticati in fretta.

Ma ecco la rue Laffitte, meno allegra, più cupa e disadorna.
Qui si entra nella storia ufficiale.
Siamo in un grande salone ricco e austero, il 28 luglio 1830. Degli uomini politici deliberano sotto la presidenza del banchiere Laffitte. Il destino della Francia è incerto. Nessuno sa o prevede ancora gli eventi che seguiranno.
Un uomo appare, si unisce a loro, e tutti si alzano in piedi, intuendo che la causa della legittimità è persa senza dubbio, giacché il nuovo venuto non si sbaglia mai, e le sue evoluzioni politiche sono i segnali sicuri dei voltafaccia della fortuna reale. Si chiama M. de Talleyrand.
Poco dopo arriva un parlamentare, venuto in nome di Carlo X. Gli viene risposto che è troppo tardi.
E il giorno dopo, in quello stesso salone, M. Thiers redigeva una proclamazione orleanista.

Scorgo laggiù il padiglione di Hannover. Da dove viene questo nome? Dall’ironia popolare. Il duca di Richelieu lo fece costruire con i soldi dei saccheggi effettuati durante la guerra di Hannover, e il popolo parigino inchiodò quel nome come una stimmate sulla porta del sontuoso edificio.
Ecco la casa di Mademoiselle Lenormand. Nel punto in cui svolta la rue des Toumelles, ecco poi la casa di Ninon de Lenclos. Aleggiano sulla storia come immagini seducenti, questi profili di donna che conquistarono l’umanità con la loro grazia e la loro bellezza. Sembra addirittura che noi riserviamo loro ancora un po’ d’amore. Chi al giorno d’oggi non legge con ingenuo e sincero trasporto i nomi di Phryné, di Cleopatra, di Marion, di Ninon? I poeti le decantano come se fossero ancora vive.
Sono dei simboli per i nostri cuori. Sono le donne Conquistatrici, le Vittoriose. L’immortale Ninon ispirò persino a suo figlio un’orribile passione che ne provocò la morte!
Costei apparteneva alla razza delle grandi cortigiane dell’Antichità presso cui gli artisti andavano a discorrere e a pensare. Un aneddoto relativo alla sua morte rivela la sua anima.
Quella ragazza, quella prostituta, intuendo le capacità di un giovanotto allora sconosciuto, gli lasciò la sua biblioteca in eredità.
Quel giovanotto si chiamava Arouet de Voltaire.
Chi, tra le donne, seppe mai fare tanto?