Inghilterra: a 2 anni è il Re nel club dei baby capoccioni

A cinque mesi, un giorno guardò in faccia il padre e scandì chiaramente "dada" (papà). Tre mesi più tardi camminava e due mesi dopo correva. Alla vigilia del suo primo compleanno sapeva riconoscere il suo nome scritto

Cari genitori ansiosi, cari colleghi papa che guardate giorno dopo giorno i progressi dei vostri piccoli. Cari amici che restate quasi un po' delusi quando il figlio dell'amico dice già pappa mentre il vostro, seppur coetaneo, emette solo suoni gutturali metteteci una pietra sopra. Vostro figlio è uno splendido bimbo normale e non appartiene al club dei geni. Ma chi sono e cosa fanno i bimbi che hanno un quoziente intellettivo sopra la norma? La notizia arriva dalla Gran Bretagna. A cinque mesi, un giorno guardò in faccia il padre e scandì chiaramente «dada» (papà). Tre mesi più tardi camminava e due mesi dopo correva. Alla vigilia del suo primo compleanno sapeva riconoscere il suo nome scritto e a 16 mesi contava fino a 10. Anche adesso, a due anni, 4 mesi, e due settimane, lo fa, ma in spagnolo. Sa qual è la capitale russa, quella indonesiana, riconosce un triangolo equilatero. Si chiama Elise Tan-Roberts e ha un quoziente intellettivo pari a 156 (come lo 0,2 per cento dei suoi coetanei). È entrata a spron battuto nel club dei capoccioni: il Mensa, il gruppo che raccoglie i migliori talenti del mondo. Elise è la componente più giovane del Mensa dove viene ammesso solo chi ha un quoziente intellettivo superiore a 148 (per intenderci, la media dei comuni mortali e a 100). La piccola è stata sottoposta a un complesso test di 45 minuti. Nero su bianco le conclusioni: la bimba è «più che intelligentissima e capace, lei è proprio dotata». Secondo il «Daily Mail», Joan Freeman, psicologo educazionale, ha concluso che è la «memoria formidabile» che le consente una «straordinaria capacità di apprendimento e progresso». Ne sa qualcosa la madre: quella volta che a un parco giochi diede alla figlia un animale-giocattolo, dicendole «È un rinoceronte», lei la corresse: «È un triceratopo». Si va bene, sarà anche un genio ma io preferisco i figli normali che almeno fino ai sei anni guardano i genitori in modo adorante e non con aria di sufficenza perchè hanno sbagliato una strofa della «vecchia fattoria»