Inglesi traditi dai call center L’India vende la loro privacy

Un giornalista del «Sun» rivela: bastano pochi euro per corrompere un informatico

Erica Orsini

da Londra

Nomi e cognomi, date di nascita, numeri di passaporti, patenti di guida, carte di credito, conti bancari. La privacy in vendita per una manciata di sterline. Un giornalista in incognito del tabloid britannico The Sun è riuscito, senza nemmeno troppa fatica e per una modica spesa, ad acquistare i dettagli dei conti bancari di un migliaio di cittadini inglesi da un analista del web indiano. Solo tre sterline l’uno, anche se il prezzo normale sarebbe stato di 4,25, ma l’affare era grosso, si poteva fare uno sconto. Kkaran Bahree - questo il nome dell’intraprendente ragazzo di 24 anni che ha frequentato la scuola pubblica e attualmente lavora per una società chiamata Infinity eSearch - si definisce un professionista della rete, ma è senza dubbio anche un gran furbo.
Il giornalista del Sun Oliver Harvey, dopo averlo contattato grazie a una fonte locale, è riuscito non solo a farsi vendere informazioni riservate, ma anche a farsi fotografare insieme a Bahree durante la transazione e a riprenderlo mentre l’uomo gli illustrava una videata di dettagli sui conti bancari di ignari cittadini inglesi. Mettere le mani su tutte queste informazioni non sembra essere stato particolarmente difficile per l’analista, dato che provengono dai numerosi call-center di Dehli che lavorano per le grandi compagnie britanniche. Il signor Bahree - che in internet è conosciuto con il nome in codice di Codenirvana - ha lavorato per tre anni alla Daksh eServices, un’affiliata del gigante informatico IBM. È stato principalmente lì che ha potuto affinare le sue capacità e approfondire le sue conoscenze. Chissà quando gli è venuta l’idea di metterle in pratica in modo disonesto, quando si è accorto che in fondo, poteva guadagnare molto di più della sua paga, sicuramente bassissima rispetto agli stipendi del mondo occidentale.
A Delhi un’ora di lavoro conta 80 pence, in Gran Bretagna 6 sterline. È per questa ragione che moltissime grandi società inglesi hanno deciso di affidare molti servizi, come i call center, all’India. Potenza della globalizzazione. Perfino alcuni esami a test dei ragazzini britannici vengono fatti correggere in questo Paese. Tanto, il controllo è automatico, l’insegnante non serve più. Ma il costo è molto minore.
Certo lo scoop del Sun di ieri ha rivelato che esistono dei rischi in operazioni come queste. «Io sono sempre stato convinto di una cosa - ha detto il truffatore indiano al giornalista -, la tecnologia è fatta dagli uomini e da loro può essere violata». Così a Bahree, per far breccia nei sistemi di sicurezza dei database, sono bastate le sue conoscenze informatiche, i contatti giusti con qualche dipendente corrotto dei call center locali. E voilà, il gioco è fatto. Chiunque voglia entrare in possesso dei dati personali di qualche cittadino inglese, non deve far altro che pagare. Bahree vende circa 200mila dati di conti bancari al mese. Non chiede mai per quale motivo uno voglia acquistarli, la curiosità è un errore imperdonabile in questo campo. Durante gli incontri avuti con Harvey ha detto di essere in grado di mettere le mani anche sui dati dei mutui immobiliari, sui conti dei cellulari e delle visite mediche. Soltanto per i dati relativi a pop star e attori del cinema ha chiesto un po’ più di tempo.
La stessa operazione è ovviamente possibile anche per quanto riguarda i cittadini americani, forse ancora più esposti al rischio di truffa. Gli esperti del settore, peraltro, lo sanno da tempo. «I dati rubati dagli archivi dei call center sono una bomba a orologeria pronta a esplodere» - ha spiegato al Sun l’ex poliziotto ed esperto in truffe come questa, Tom Craig. I clienti abituali di persone come Bahree non sono certo giornalisti, ma truffatori con obiettivi più ambiziosi. Clonare in massa carte di credito per esempio. E nessuno può escludere che tra di loro non si nascondano cellule di terroristi pronti a impadronirsi dell’identità altrui. La polizia londinese allertata dal Sun ha aperto un’inchiesta, smorzando i toni. Ma c’è ben poco da minimizzare. Soprattutto dopo la notizia data ieri dal Guardian secondo cui anche l’archivio anagrafico della popolazione britannica, dal 1857 a oggi, sta per essere trasferito. In India, naturalmente.

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