«Iniziativa Comunista aggredisce il premier»

Forza Italia denuncia un manifesto contro Berlusconi affisso dal gruppo già coinvolto nelle indagini sulle Br

Assolti in primo grado, col rito abbreviato, dall’accusa di essere fiancheggiatori delle Brigate rosse (anche se per sette di loro la Procura di Roma ha presentato ricorso in appello), i militanti del gruppo «Iniziativa Comunista» sono balzati nuovamente agli onori della cronaca per l’affissione di manifesti di dubbio gusto. Sotto all’intestazione («Ecco quattro anticomunisti») campeggiano le foto in bianco e nero di Silvio Berlusconi e Totò Riina, di George Bush e Osama Bin Laden. Più sotto, il monito (rigorosamente a sfondo rosso): «Chi non vuole chinare la testa è comunista».
In basso, il marchio distintivo (falce e martello) e la firma, per l’appunto quella di Iniziativa Comunista. E se qualcuno avesse dubbi circa l’identità degli autori del manifesto col gruppo di militanti d’estrema sinistra sospettati per un po’ di associazione sovversiva, basta confrontare il numero di cellulare indicato in calce con quello del leader Norberto Natali, riportato sul sito no-global Indymedia a margine di una lettera a sua firma. Quanto all’utenza fissa segnalata sul manifesto, l’intestatario non risulta identificabile, ma l’indirizzo sì, poiché il numero ricorre anche nell’elenco delle «associazioni culturali iscritte all’albo del VII municipio». L’indirizzo riportato nella lista municipale è lo stesso di Iniziativa Comunista (via Sante Bargellini), il nome no (l’associazione si chiama «Ludovico Geymonat»).
Il manifesto - denunciano gli esponenti di Forza Italia Francesco Giro e Gianni Sammarco - «istiga alla violenza contro Berlusconi. E c’è tanto di bollo dell’Ufficio Affissioni del Comune di Roma, con data 17-26 novembre. Ancora una volta le frange più estreme della sinistra radicale scelgono un modo intimidatorio di condurre il confronto politico col rischio di avvelenare il clima elettorale».
Non sappiamo se i militanti di Iniziativa Comunista già noti alle cronache giudiziarie siano gli stessi che hanno ideato il manifesto. Non sappiamo neppure se gli otto finiti sotto inchiesta per terrorismo, ora assolti, facciano ancora parte del gruppo politico. C’è chi si chiede però quale reazione ci sarebbe stata dalle istituzioni capitoline (che sul manifesto anti-Berlusconi non hanno proferito verbo) se un’azione del genere avesse avuto ad oggetto, tanto per fare un esempio, la madre di uno degli ex indagati di Iniziativa Comunista. Ovvero Daniela Valentini (Ds), già assessore al Commercio della Giunta Veltroni, ora passata con Marrazzo ad occuparsi dell’Agricoltura.