Inseguendo la fantascienza si arrivò fino a Hiroshima

Nel quartiere di Bloomsbury a Londra, dove Southampton Row supera Russell Square, di fronte al British Museum, in una grigia mattinata Leo Szilard aspettava nervosamente che il semaforo scattasse. Durante la notte era piovuto leggermente, e l’alba di quel martedì 12 settembre 1933 era stata fredda, umida e uggiosa. Nel primo pomeriggio avrebbe ricominciato a piovigginare. Quando, anni dopo, Szilard raccontava la storia non diceva mai dove stava andando quel mattino. Forse non andava da nessuna parte; spesso camminava per pensare. Ma sopraggiunse, in ogni caso, un’altra destinazione: il semaforo scattò sul verde, Szilard scese dal marciapiede e mentre attraversava la strada il tempo gli si squarciò davanti: vide una via verso il futuro, vide nel mondo la morte e tutto il nostro dolore, vide la forma di cose di là da venire.
Leo Szilard, il fisico teorico ungherese nato a Budapest da famiglia ebraica l’11 febbraio 1898, nel 1933 aveva trentacinque anni. Col suo metro e sessantotto non era alto nemmeno per quell’epoca; ma neppure era l’«uomo basso e grasso», con la faccia tonda e la pancia sporgente, «gli occhi scintillanti di intelligenza e di spirito» e «prodigo delle sue idee come un capo Maori delle sue mogli» che il biologo francese Jacques Monod conobbe diversi anni più tardi. A mezza via fra una smilza gioventù e una mezza età massiccia, Szilard aveva capelli folti, ricciuti, bruni, zigomi piatti e occhi castano-scuri. Nelle fotografie gli piaceva ancora apparire pensoso; e aveva le sue buone ragioni. La sua ambizione più profonda, ancora più radicata dell’impegno scientifico, era quella di salvare, in un modo o nell’altro, il mondo.
La forma delle cose a venire era l’ultimo romanzo di H.G. Wells, appena pubblicato e recensito con un calore da vecchi amici sul «Times» del 1º settembre. «Il nuovissimo “sogno del futuro” di Mr. Wells è anche la propria brillante giustificazione» diceva l’elogio, alquanto oscuro, del «Times». Il romanziere visionario inglese apparteneva alla rete degli amici importanti di Szilard, una rete che quest’ultimo aveva messo insieme rivestendo la sua loquace intelligenza della più schietta disinvoltura. \
Una delle attività collaterali di Szilard era - allora e anche in seguito - quella di inventore. Fra il 1924 e il 1934 chiese all’Ufficio Brevetti tedesco qualcosa come ventinove brevetti, in parte da solo e in parte insieme ad Albert Einstein. Quasi tutte le domande presentate in coppia avevano a che fare coi frigoriferi per uso domestico. «Un triste articolo di giornale \ catturò un mattino l’attenzione di Einstein e Szilard» scrive un allievo americano del secondo. «Un giornale di Berlino riferiva che un’intera famiglia, con diversi figli piccoli, era stata trovata asfissiata nel proprio appartamento per avere respirato le esalazioni tossiche della sostanza \ usata come refrigerante nel suo primitivo frigorifero, esalazioni sfuggite da una valvola della pompa che perdeva». Al che i due fisici escogitarono un metodo elettromagnetico di pompaggio per un refrigerante metallizzato che non richiedeva parti mobili (e quindi valvole che potessero perdere) a parte il refrigerante stesso. La AEG assunse Szilard come consulente e costruì effettivamente un frigorifero Einstein-Szilard, ma la pompa magnetica era così rumorosa, anche in confronto ai rumorosissimi compressori convenzionali dell’epoca, che quel frigorifero non uscì mai dai laboratori di ingegneria. \
Adolf Hitler fu nominato cancelliere il 30 gennaio 1933. La notte del 27 febbraio una banda nazista guidata dal capo delle SA di Berlino (l’esercito privato di Hitler) incendiò l’imponente edificio del Reichstag, che rimase completamente distrutto. Hitler addossò l’incendio ai comunisti e impose a un parlamento sconvolto di concedergli i pieni poteri. Szilard trovò Polanyi \ ancora dubbioso dopo l’incendio. «Mi guardò e chiese: “Vuole veramente dire che il ministro degli interni Hermann Goering ha avuto a che fare con questa cosa?”, e io risposi: “Sì, voglio dire proprio questo”. Si limitò a guardarmi incredulo». Alla fine di marzo i giudici e gli avvocati ebrei di Prussia e Baviera furono sospesi dalle loro funzioni. Durante il weekend del 1º aprile Julius Streicher capeggiò un boicottaggio nazionale delle imprese ebraiche e gli ebrei furono picchiati per strada. «Presi un treno da Berlino a Vienna in una data vicina a quel 1º aprile», scrive Szilard. «Era vuoto. Il giorno dopo quello stesso treno era sovraffollato; venne fermato alla frontiera, la gente dovette scendere e ognuno fu interrogato dai nazisti. E tanto basta per dimostrare che se si vuole riuscire in questo mondo non bisogna essere molto più intelligenti degli altri; bisogna solo essere in anticipo di un giorno». La legge per la riforma delle carriere dei dipendenti pubblici fu promulgata su tutto il territorio tedesco il 7 aprile 1933, e migliaia di studiosi e scienziati ebrei persero il loro posto nelle università tedesche. Dall’Inghilterra, dove era approdato ai primi di maggio, Szilard si mise furiosamente al lavoro per aiutarli a emigrare e per trovare loro un lavoro nella stessa Inghilterra, negli Stati Uniti, in Palestina, in Cina, in India e in vari punti intermedi. Non poteva ancora salvare tutto il mondo ma almeno poteva salvarne una parte. \
Supponiamo che venerdì lº settembre, seduto nel soggiorno dell'Imperial Hotel, Szilard abbia letto la recensione de La forma delle cose a venire sul «Times»: allora avrà notato che, secondo l'anonimo recensore, Wells aveva «tentato qualcosa di simile anche in occasioni precedenti - viene in mente soprattutto un lavoro alquanto azzardato, Il mondo liberato - ma mai, neppure lontanamente, con questa ininterrotta abbondanza e attendibilità di particolari, anzi con questa capacità di convincerci della terrificante probabilità di alcuni degli sviluppi più immediati e disastrosi». E forse avrà ripensato alle bombe atomiche di quel precedente lavoro di Wells, alla cospirazione aperta sua e dello stesso Wells, alla Germania nazista e ai suoi bravi fisici, alle città in rovina e alla guerra universale.