Inter: basta un rimpallo per vedere lo scudetto

Un pasticcio friulano su Vieira regala il successo ai nerazzurri a Udine. <strong><a href="/a.pic1?ID=341788">Juventus fermata in casa dal Chievo</a></strong>. Ronaldinho-Inzaghi: <strong><a href="/a.pic1?ID=341791">il Milan respira all'ultimo minuto</a></strong>

Udine - È un'Inter così. A Udine si presenta da capolista, con il capocannoniere in prima fila e la netta sensazione che darà un'altra botta al campionato, ma non fa niente per farsi ammirare. Niente che possa convincere che non sta usurpando il titolo. La realtà è quasi uno schiaffo, in un campionato modesto l'Inter tiene a qualche galassia di distanza la muta, a tratti si ha la sensazione che si confermerebbe campione d'Italia anche senza fare altri punti, per manifesta inferiorità della concorrenza.

Una settimana intera a parlare di campionato che si sarebbe potuto riaprire per scoprire che era tutta una tremenda bufala e una delle più modeste prestazioni dell'intera stagione diventa la giornata del trionfo. Ci sarà qualcuno che ci riprovererà, ma a otto dal termine e con nove punti di vantaggio sulla seconda, il tentativo di tenere aperto il campionato appare disperato, e non certo per merito dell'Inter. Visto Ibra nella propria area spedire la palla oltre la metà campo per far rifiatare la squadra assediata da Floro Flores e Pasquale. Sarà anche una dimostrazione di unità di intenti e di squadra che sa essere operaia, ma uno ci rimane male.

Mourinho l'ha messa giù in prospettiva, Maicon c'è da scordarselo e allora lui porta Santon nella sua fascia naturale, restituisce a Maxwell la sinistra e il resto è il gruppo che nelle intenzioni arriverà alla fine. Gioco poco, anzi niente, per vedere un'azione ci vuole pazienza e immaginazione: rinvio di Santon, Ibra fa da sponda, Stankovic appoggia a Muntari, sinistro svirgolato e fuori di quattro metri. Applausi. Era attorno al ventesimo, prima e dopo niente di meglio, davanti Balotelli fastidioso e sempre a rischio giallo, Ibra stordito fra Felipe e Zapata, il resto è noto, mai visto Stankovic saltare un uomo, mai visto Muntari riuscirci.

L'Inter va avanti a spallate anche in mezzo al campo, intuizioni zero, al 35' l'Udinese chiede anche il rigore e qui, dobbiamo ammetterlo, si è assistito alla parte più divertente della partita. Premessa: visto e rivisto il dubbio resta. Julio Cesar forse sbilancia con il corpo Quagliarella che se l'era già allungata, Banti sceglie di non fischiare, Mourinho s'arrabbia perché vorrebbe il giallo per simulazione. Finisce che due minuti dopo Josè e Quagliarella si abbracciano sulla riga davanti alla panchina nerazzurra, siamo sotto Pasqua. Ma al friulano non va di passare per ipocrita, mentre esce all'intervallo viene affiancato da Cambiasso che gli fa: «Dai, guarda che casino hai tirato in piedi, hai fatto arrabbiare anche Mourinho!». E Quagliarella gli ripete e giura nuovamente che ha sentito il contatto.

Il resto è stato realmente noioso, talmente noioso che Ibra ha scagliato il primo tiro in porta, centrale e assolutamente innocuo, al 14' del st. Poi dopo l'autorete rocambolesca di Isla, in cui Vieira ha fatto il possibile per non segnare su invito meraviglioso di Ibrahimovic, ecco che l'Udinese si è catapultata nella metà campo interista e si sono notate anche le scarpette gialle di Figo dimenarsi per rintuzzare gli attacchi friulani. A un quarto d'ora dalla fine è uscito anche Julio Cesar per un fastidio all'adduttore sinistro dopo un'uscita su Pepe. Il brasiliano è rimasto in campo ancora qualche minuto poi ha lasciato i guanti a Toldo.

Comunque tutto bene, l'Inter è in salute e Adriano non è morto, testuali parole del suo procuratore Gilmar Rinaldi. Dice che si ferma perché vuole vedere il derby fra Flamenco e Fluminense, a Rio e in tutto il mondo lo chiamano Fla-Flu, fa sapere che con i narcos non si sta poi così male, basta conoscerli, e il cielo promette bene. E noi qui a preoccuparci.