Non guardiamo allo Stato ma dentro noi stessi

Di fronte a qualsiasi problema chiediamo una legge, pensiamo di risolverlo con una legge

È un difetto tradizionale del nostro Paese, della mentalità italiana, della gente comune, dei politici, dei mezzi di comunicazione di massa. Di fronte a qualsiasi problema chiediamo una legge, pensiamo di risolverlo con una legge. Non si ammette, non si concepisce, non si crede che la gente possa organizzarsi, autodisciplinarsi, in altro modo. Si invoca l'intervento dello Stato, cioè di una cosa enorme fatta dalla Camera dei deputati, il Senato, le commissioni parlamentari, i dibattiti senza fine e, da ultimo, la magistratura con il suo colossale apparato e i suoi tempi imperscrutabili. E da tutto questo immenso apparato spesso esce ben poco.

Lo vediamo in questi giorni sul problema dell'Ilva, dove è stato fatto un Decreto legge ma c'e anche la vecchia legge a cui si ispira la magistratura. Io non so come avrebbero risolto un problema simile in Svezia ma penso che lo avrebbero risolto con dei bravi ingegneri, molta buona volontà da parte dei cittadini e dei sindacati e avrebbero empiricamente trovato il modo di produrre senza inquinare. Noi dopo questo scontro fra titani smetteremo di inquinare, mi auguro continuando a produrre. Anche in Svezia avrebbero fatto delle leggi, ma il vero motore del comportamento sarebbe stata la moralità. La moralità è un controllo interiore che funziona senza bisogno di minacce e di sanzioni. La più bella formulazione è quella che ne dà Kant con l'imperativo categorico. «Agisci in base alla massima che vorresti erigere a norma universale».

La morale, continua Kant, si rivolge solo a noi stessi, ci impone di perfezionare noi stessi e di fare il bene degli altri. E ci impone di farlo subito senza l'intervento del magistrato o del gendarme. Senza andare molto lontano, se nella vicina Svizzera compite una infrazione, per esempio posteggiate la macchina in seconda fila, o accendete un fuoco in un bosco, un qualsiasi cittadino vi farà osservare il vostro errore. Noi invece invochiamo lo Stato e quando penso allo Stato a me viene sempre in mente una cosa enorme. E penso come sia più semplice il metodo svizzero dove basta che ti veda un vicino che ti fa un cenno e tu ti metti in regola.

Commenti

lunisolare

Lun, 17/12/2012 - 17:43

Prof lei si riferisce ad un senso della responsabilità che è materia rara di questi tempi, la cultura che vige oggi è di fregarsene dei problemi possibilmente evitarli o relegarli ad altri. La soluzione dei problemi, come lei sostiene, è affidata alla leggina del momento, trascurando che poi la stessa non sarà applicata o sarà interpretata a convenienza. Il nostro tempo è un periodo di transizione per cui occorre che si inizi a parlare di innovazione che non è necessariamente un passo avanti ma come i gamberi possiamo andare avanti procedendo all'indietro.

Bianchetti Andreino

Lun, 17/12/2012 - 19:17

Una frase simile era scritta sul cornicione del tempio di Delfi, dunque parecchi secoli fa. Riguardava più l'uomo, che non lo Stato, ma il senso discosta di poco. Molti di noi manchiamo di civiltà riguardo tanti problemi: dall'imbrattare i treni, i muri, dall'usare bastoni e manganelli agli stadi; dal distruggere cassonetti o banche; dalle montagne di rifiuti ai depositi di veleni sotto terra o sotto l'acqua, non ci manca la fantasia per essere incivili ogni giorno. E' l'educazione che ci manca, non abbiamo senso civico, e tutto questo, non perchè i nostri genitori o nonni non ce l'abbiano insegnato, ma perchè non lo sentiamo dentro come nostro dovere. L'odierna freddezza, l'insensibilità verso lo Stato o le cose altrui, ci portano a lavorare solo sul nostro orticello. A casa nostra le cose cambiano di valore, fuori dalla porta non tocchiamo foglia. E' la nostra deificazione a condurci su piedistalli sempre più alti e lontani dalla realtà. Ci autoincensiamo troppo, Narciso e il nostro specchio diventano gli dei da seguire. Non vogliamo sentire secondi o terzi farci osservazioni o indicarci un metodo migliore al cambiamento del nostro. Siamo i supremi, i perfetti, quelli che non sbagliano mai. Povero cornicione di Delfi, chissà per quanto tempo hai retto? Forse quel tanto che basta perchè alcuni facessero memoria di ciò che insegnasti.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 17/12/2012 - 20:05

Leggendo il Suo intervento, prof. Alberoni, l'impressione è certamente quella di un'esortazione ad una vita civile, rispettosa, in cui veramente l'"educazione civica" non è più una materia astratta, ma un'autentica scuola di relazioni sociali. Difficilissimo, se non impossibile trovare nel nostri Paese (che, per quanto riguarda i rapporti sociali, a torto è chiamato "il Belpaese") un innato senso di rispetto per l'altro. E, a questo punto invece, il titolo del Suo articolo sembra quasi disilludersi di trovare una soluzione. Sembra ripiegare in una dimensione intima, quasi una resa. Sembra quasi che, all'avvento di un nuovo Medio Evo Lei abbia ripreso la celebre affermazione di S. Agostino: "Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas"!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 17/12/2012 - 20:27

Professor Alberoni, lei non si rende conto, quando scrive queste cose, di quanto danno fa alla società tutta. Causa letteralmente un arretramento culturale in quanti oggigiorno sono 'perplessi'. Atrofizza più lei con l'invocazione a fare anzichè a chiedere, di quanto il già massacrato cittadino contribuisca con la sua supposta inanità. Il responsabile di tutto è lo Stato, covo di sanguisughe che parassitariamente sottraggono risorse utili all'intero Paese. Ma affinchè lei possa acculturarsi in merito, la prego di leggere questo mio studio che invierò subito dopo questo messaggio.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 17/12/2012 - 20:28

PER LA SOPPRESSIONE DEI RUOLI ISTITUZIONALI DIRIGENZIALI E GERARCHICI 5.12.12 h.18 Il momento presente offre una visione escatologica del tessuto culturale della società tutta. L’epifanico avvento telematico ha talmente ‘implementato’ le pulsioni decisionali collettive, da aver reso tersa l’atmosfera esistenziale dei singoli. Impossibile tollerare le arcaiche impalcature amministrative dello Stato, incompatibili con lo spirito umano contemporaneo. Due gli aspetti inquietanti che avvelenano l’oggi. La Burocrazia, che deve essere totalmente spazzata via, e con essa tutta la strutturazione gerarchica dell’ingranaggio occupazionale pubblico. Le Forze Armate. Così come si tramandano dal Medioevo Alto, oggi sono un insulto all’intelligenza di una Nazione Europea evoluta. Devono scomparire per sempre i Generali, i colonnelli, i capitani, i marescialli, i caporali e fasce intermedie. Grottesco, vivere tutta una vita sotto il tallone di emeriti imbecilli, davanti ai quali mettersi sull’attenti, portando la mano alla visiera. Quotidianamente, padri di famiglia, vivono con questo degradante connotato della peggiore forma di schiavitù. Per tutto l’arco della loro vita occupazionale. Tutte queste cariche sono un nonsense. A cosa servono ? Svuotare le caserme degli uomini e delle armi. E’ un apparato allucinante che deve scomparire dalla scena. Simultaneamente si deve produrre una pedagogia innovativa, relativamente all’insegnamento capillare del modo di proporsi nella società. Occorre preliminarmente una pervicace introspezione nella natura profonda di ogni singolo soggetto, in modo da indirizzare le precipue energie individuali nei territori di riferimento, evitando in tal modo dispersioni di qualità soggettive ed il conseguenziale radicamento di errate pulsioni reattive per disagio caratteriale. Aggiornando in tal modo la società tutta con un’orientamento culturale che sradichi del tutto obsolete impalcature psicologiche, costruendo (bildung) una nuova estesa coscienza consociativa. L’Uomo deve essere innovato. Vanno, particolarmente, rimosse arcaiche paure, linguaggi mentali affetti di solipsismo, e diffidenza dell’altro. Si sente il bisogno di complementarietà dei codici di comportamento. Opera di destrutturazione e ristrutturazione, questa, di gigantesca portata. Che richiede la creazione di un progetto preliminare di forte trasparenza oltre che di inattaccabile validità. Si incomincia dalla consapevolezza che ogni individuo è portatore di differenti deformità mentali. Vanno pertanto ‘computerizzate’ tutte le sfaccettature della personalità in esame, in modo da ricavarne una mappatura raffigurante le simpatie e le antipatie affini alle biodiversità.

Daniele_P.

Lun, 17/12/2012 - 21:12

Professore ma come si fa ad agire di sola morale in un mondo dove prevalgono solo gli interessi personali, l'orgoglio, l'onore e l'invidia? Se è uno Stato forte, che possa riuscire attraverso delle leggi serie, a far prevenire il reato e difendere la società allora ben venga. Lo so che basterebbe un po di moralità per vivere bene in una comunità, ma come farlo capire a chi il sabato sera si mette al volante con un tasso alcolemico alle stelle? Senza uno Stato forte non si va da nessuna parte e come ritornare allo stato di natura dove a prevalere è il più forte, il più violento.

luber47

Lun, 17/12/2012 - 22:00

C'è un solo commento: bravissimo. Continui, senza paura o reticenza, a diffondere la verità. Siamo un popoletto di furbetti che si nasconde dietro ai doveri sociali degli altri, con una costante doppia morale (giustificatoria per sè giacobina per gli altri) e con l'illusione o la sempliciotta furberia che tutto deve essere risolto e con giustizia dallo Stato che risolve poco e spesso senza giustizia. Ma nel fondo, io credo, c'è esattamente ciò che Lei dice l'incapacità di guardarsi dentro, operare seriamente su se stessi e realizzare un'autentica metànoia, cioè una conversione della mente e del cuore.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 17/12/2012 - 22:21

Sono d'accordo con Alberoni,il suo, più che un invito all'intimismo,al ripiegare su se stessi,mi sembra un'esortazione a rifondare l'individuo come persona consapevole.Che ciò sia un'impresa ardua è poi tutt'altro problema.

Bianchetti Andreino

Lun, 17/12/2012 - 22:44

"Vanno pertanto computerizzate tutte le sfaccettature della personalità in esame, in modo da ricavarne una mappatura raffigurante le simpatie e le antipatie affini alla biodiversità". Mi scusi, Sig. Dario, ma dove vuole andare a parare? Di questo passo lei ci obbliga il micro-chip sotto pelle! Che l'uomo abbia bisogno di un rinnovamento, posso capire, ma prima di incasellare tutte le "sfaccettature della personalità" in altrettante scatole cinesi meglio rastrellare qualche pensierino magari,fuori mano, sorpassato, demodè, prima d'imbarcarci in strane avventure poco rassicuranti. Divisi in caste come siamo, (o fasce di reddito), non viene facile formare una coscienza consociativa, anche se sentiamo tutti la necessità di abolire certi privilegi alla Luigi XIV. Ogni società ha avuto e avrà i suoi cortigiani e cortigiane intorno a quel potere costituito; del resto sono i cittadini a scegliersi un proprio governo. Dove andiamo a prendere, poi, i "preposti" o gli "specialisti", che sappiano eseguire "introspezioni nella natura profonda di ogni singolo soggetto,...." quando abbiamo 36% di disoccupati e contiamo 60 milioni di abitanti? Le arcaiche paure difficilmente saranno rimosse, perchè sono pezzi della nostra esistenza subconscia, non solo si tramandano da padre in figlio, ma sono stampate nel nostro DNA; come pure "le deformità mentali". Piuttosto direi, sottovoce, che ci sono tutta una serie di positività tralasciate, messe in disparte nella sua analisi Sig. Dario. La sua "visione escatologica" del momento manca della bontà, delle virtù, della "pietas", della comprensione e altro che ogni uomo e donna possiedono. Saluti.