La storia non si fa con le vendette

La violenza estremista sarà sconfitta con il buonsenso, non con i metodi del passato

La storia non procede in modo lineare ma per balzi imprevedibili. L'Europa tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ha vissuto un periodo di pace, la Belle Époque , che sembrava dover durare per sempre. Poi improvvisa è scoppiata la Prima guerra mondiale con milioni di morti, da cui sono usciti il comunismo, il fascismo, il nazismo, sistemi politici che nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare prima.

Anche dopo la Seconda guerra mondiale abbiamo avuto un lungo periodo di pace e di progresso scientifico ed economico dove, nonostante conflitti locali e forti tensioni, tutto sembrava sotto controllo. Poi attorno all'anno 2000 è iniziata una nuova fase, si è aperto un nuovo scenario. Ce ne ha dato il segnale l'attacco alle Torri gemelle. Il mondo arabo prima guidato da élite liberali o socialiste, sembrava destinato a occidentalizzarsi. Invece è divampato l'integralismo islamico che dall'Iran, dal Pakistan, all'Afghanistan è arrivato in Egitto, in Tunisia nell'Africa centrale. Nel frattempo in Occidente oltre agli effetti della globalizzazione è esplosa una crisi economico-finanziaria, che in Europa si presenta come difficoltà dell'euro. Una crisi inattesa, non capìta, in cui tutti gli esperti, prima di tutto gli economisti, brancolano fra opinioni divergenti.

È avvenuto un mutamento radicale di scenario. Noi tutti ci troviamo in un mondo mutato, in cui dobbiamo affrontare problemi completamente diversi e lo facciamo con concetti e strumenti che andavano bene nel passato ma ora sono vecchi, obsoleti. Dobbiamo inventarne di nuovi, più adatti. Noi tutti dobbiamo essere consapevoli che stiamo veramente affrontando l'ignoto e che non c'è una soluzione semplice definitiva. E possiamo fare degli sbagli con gravissime conseguenze future. Dobbiamo perciò diffidare dei dogmatici, dei fanatici, dei violenti, di chi agisce d'impulso, di chi pensa solo alla vendetta, alla rivalsa. Dobbiamo essere molto decisi nell'affrontare i problemi più gravi, ma essere accorti, vigili, usare il buonsenso, riflettere bene prima di agire, correggere subito gli errori e non avere paura di dire «ho sbagliato».

Commenti
Ritratto di michele lamacchia

michele lamacchia

Lun, 27/05/2013 - 16:13

Considerata la dinamica evolutiva della Umanità e dei contesti - non sempre esattamente prevedibili - non è da escludere che il “nuovo metodo” consti nella non assunzione di un metodo preconcepito ma nella ottimizzazione di quelli sperimentati e praticati ovunque in millenni di storia. Per quanto concerne l' uso tempestivo della forza o la sua esclusione aprioristica: anche per questa il Suo assunto andrebbe ridimensionato. Non Le pare che una tolleranza inappropriata possa apportare danni e violenze peggiori? Vado a caso e mi viene alla memoria la sottovalutazione di quei “quattro straccioni” convenuti a Roma da parte del re e della sua risposta a Facta, e dei danni che ne conseguirono; la tolleranza colposa delle Nazioni verso un imbianchino che farneticava e preparava stragi totali, etc. fatali imprudenze all' insegna del pro bono pacis. Considerata la natura umana, vim vi repellere licet, spesso, dolenter oportet.

Ritratto di Euterpe

Euterpe

Lun, 27/05/2013 - 21:06

E mentre staremo a pensare alle soluzioni buone e giuste,saremo asserviti o uccisi dai violenti.

Bianchetti Andreino

Mar, 28/05/2013 - 00:43

Solo davanti a Dio è lecito dire: "ho sbagliato"; in società guai pronunciare queste due parole. Ammettere il proprio errore, talvolta, significa essere disposti a subire indirettamente gli errori degli altri, diventare parafulmini ed essere spesso presi di mira dai preposti. Di solito la causa dello sbaglio è circoscritta ad un fatto, ad una circostanza; quando però le responsabilità coinvolgono molti, i più "forti in campo" scelgono il solito capro espiatorio, esistito nel passato, mai nel presente. Certamente quello che ammazza la gente per strada a "picconate" o quello che fa a pezzi un cittadino tranquillo abbisognano di una procedura speciale, non giova né un pentimento, né dire "ho sbagliato". Trovarsi poi, d'innanzi all'ignoto e avere paura di scegliere, sempre per non sbagliare, è bloccarsi completamente, significa rimanere fermi o aspettare i ricatti degli altri. Tre milioni di giovani non possono stare a guardare le stelle; è meglio tornare al nostro povero passato, anzi, probabilmente sarà più povero di prima, ma almeno ci riprenderemo la nostra autonomia e la nostra identità, anche se in principio saranno tutti contro di noi, in quanto nessuno ci vuole fuori dall'euro perché anche noi abbiamo un nostro costo, un prezzo da sopportare o da incassare.

Bocca della Verità

Mar, 28/05/2013 - 05:48

@ Euterpe - Lun, 27/05/2013 - 21:06 : SOTTOSCRIVO ! Di cogl...ioneria ce n' è già in sovrabbondanza per continuare a sfornarne in quantitativi planetari ! Paura di reagire ? Neanche per difendersi ? L' Europa è proprio il "vecchio Continente". Ha un solo futuro: sotto un metro di terra...