Caso Sallusti, solo la grazia farà giustizia

Bisogna chiedere con voce chiara e forte una soluzione autore­vole che preservi la libertà di Sallusti e tuteli il mestiere di informare contro l’evidenza dell’intimidazio­ne

Il processo al direttore di questo giornale non ha più alcunché di simbolico. I simboli sono opinabili, i corpi prigionieri e le restri­zioni dei diritti non sono questioni aperte, da interpretare con la dovuta ponderazione, so­no questioni di principio. Si possono pensare mil­le cose diverse sulla diffamazione, sul dolo, sulla libertà d’opinione, sulla nostra corporazione di gazzettieri e le sue responsabilità, glorie, miserie e guarentigie. Ma qui, in dirittura d’arrivo, il pro­blema è uno solo. La galera per un articolo. Un uo­mo, un professionista che lavora nell’informazio­ne, un cittadino perde il diritto alla libertà perso­nale per essersi espresso pubblicamente su una questione oggettiva che coinvolge un altro (in questo caso un magistrato). Ecco la trasformazio­ne di una posizione di offesa e di un ricercato risar­cimento ( il fatto che poi l’articolo processato non sia stato scritto dal candidato al carcere è un ele­mento grottesco in più, ma non è dirimente) in una violenza della legge, una legge sbagliata ma una legge, che ha per conseguenza un atto violen­to su una persona e su un principio. Un maestro del giornalismo italiano e della cultura cinica e conservatrice di un’epoca passata, Leo Longane­si, diceva che ad appoggiarsi sui principi si fa un errore, perché si piegano. Alessandro Sallusti fa la scelta opposta al profeta di Bagnacavallo, e tira in ballo una questione di stile e di coerenza per­ché così è fatto il suo carattere. Va rispettato. Va so­stenuto. Bisogna chiedere con voce chiara e forte quello che lui non può più chiedere, non vuole chiedere: una soluzione di buonsenso, ma autore­vole e non fondata su mezzucci, che preservi la sua libertà personale e dunque tuteli il mestiere di informare contro l’evidenza dell’intimidazio­ne. In questi casi non vedo altro che un esercizio libero e sovrano del potere di grazia, l’altra faccia della giustizia.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 26/09/2012 - 15:04

Penso che Sallusti possa sempre fare una telefonata a Napolitano. Se non gli risponde è perché si vergogna.

PAOLO BASSAN

Mer, 26/09/2012 - 15:22

Condivido che: «Bisogna chiedere con voce chiara e forte una soluzione autore­vole che preservi la libertà di Sallusti e tuteli il mestiere di informare contro l’evidenza dell’intimidazio­ne». Credo, però, che il Giudice debba applicare la legge vigente, tantopiù se iniqua, con quel buonsenso di equità che il Suo alto compito dovrebbe prevedere. Prima di privare la libertà ad una persona... ce ne vuole... soprattutto se ciò avviene a causa di una legge varata da un regime totalitario.

Olga.Antonelli

Mer, 26/09/2012 - 15:39

Il Dr. Sallusti ha dato una lezione di stile e di intelligente coerenza: merce assai rara di questi tempi.

Olga.Antonelli

Mer, 26/09/2012 - 15:41

Il Dr. Sallusti ha dato una lezione di stile e di intelligente coerenza: merce assai rara di questi tempi.

'gnurante

Mer, 26/09/2012 - 16:39

Però la grazia si chiede quando si è pentiti di ciò che si è fatto. Le personalità dalla schiena dritta che sentono di aver subito un torto non chiedono la grazia: il loro gesto rimane simbolo di coerenza. Guareschi non ha chiesto la grazia, e si è fatto i suoi mesi di carcere.