"La kazaka espulsa è libera ma non può tornare in Italia"

Il governo di Astana ribadisce che la moglie del dissidente deve restare in patria. Un fax scagiona la Farnesina: nessuno sapeva che era sposata con un rifugiato

Roma - Dal Kazakistan arrivano notizie rassicuranti: Alma Shalabaieva è libera, anche se per ora non può tornare in Italia. Non è in carcere né ai domiciliari, ma ha solo l'obbligo di residenza ad Almaty, dove ha scelto di vivere con i genitori, per un'inchiesta su presunte tangenti pagate per il rilascio del passaporto del marito, il dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e di alcuni familiari.
È il governo di Astana a garantire sulle condizioni della signora rimpatriata a forza con la figlioletta lo scorso maggio nonostante le regole dell'asilo politico. E il portavoce del ministero degli Esteri di Astana ribadisce che «tutti i diritti e le libertà della signora sono pienamente rispettati». Non abbastanza per rassicurare Ablyazov che proprio ieri dalle pagine della Stampa ha lanciato un appello al premier Enrico Letta ringraziandolo per aver revocato il mandato di espulsione e pregandolo di non abbassare la guardia per scongiurare il pericolo che il regime di Nazarbayev mandi in prigione Alma e faccia finire la figlia Alua in orfanotrofio. Il dissidente kazako teme, infatti, che moglie e figlia siano in pericolo e che rischino di essere usate come ostaggi contro di lui, maggiore oppositore del regime, dal luglio del 2011 rifugiato in Gran Bretagna. Infatti anche se il ministero degli Esteri kazako assicura che la Shalabayeva non rischia di essere accusata dei crimini del marito, la caccia all'uomo è aperta. Il Kazakistan si augura di assicurarlo al più presto alla giustizia e l'inchiesta per corruzione nei confronti della donna potrebbe essere usata come leva di pressione. La vicenda dell'estradizione - pur ritenuta dai kazaki «un affare interno della Repubblica Italiana» tanto per fugare le voci di sollecitazioni da parte delle loro autorità su Roma per il rimpatrio della moglie del dissidente - potrebbe dunque tornare utile allo scopo.
In Italia, intanto, le polemiche su come è stata gestita la vicenda non accenano a placarsi, anche dopo che il governo ha garantito per i ministri: non sapevano nulla, la questione sarebbe stata gestita a livello di polizia. Immediata l'indagine interna del capo della polizia, Alessandro Pansa, che tra un paio di giorni dovrebbe tirare fuori i nomi dei primi responsabili di questo pasticcio. Anche la Farnesina, che aveva ricevuto una richiesta di espulsione proveniente dalla questura in cui si chiedevano informazioni circa un'eventuale copertura diplomatica della signora Alma, si tira fuori: il fax indicava solo il nome da nubile della signora, impossibile fare collegamenti con il dissidente. Anzi, appena saputo del rimpatrio forzato la Farnesina si è subito attivata per aiutare la moglie di Ablyazov, che tra l'altro in Italia non ha mai presentato richiesta di asilo, mettendosi in contatto con le autorità kazake. Certo, le stranezze in questa vicenda non mancano. A partire dal passaporto diplomatico della donna emesso dalla Repubblica Centraficana che in un primo momento era parso contraffatto, nonché sprovvisto di visto di ingresso in area Schengen, e che poi è risultato autentico a successivi controlli senza che ci fosse il tempo di dimostrarlo.
Il vicepresidente Pdl del Senato, Maurizio Gasparri, cerca di smorzare le polemiche: «L'intervento del ministro Alfano e del governo - dice - è stato rapido ed ha portato immediati risultati». Il ministro Gianpiero D'Alia invita invece «ad aspettare gli esiti dell'indagine». Gianfranco Rotondi, Pdl, liquida così la richiesta di dimissioni per Alfano: «Il primo esponente del Pd che fa sponda con le opposizioni su Alfano si assume di fronte al Paese la responsabilità della crisi di governo».

Commenti

Luchy

Dom, 14/07/2013 - 08:55

Ma non scherziamo con la parte finale dell'articolo, Tagliaferri : è una scoperta fesseria se davvero dal Ministero Esteri, si fa sapere ciò che Lei scrive, perchè la notizia NON può essre stata fatta con solo il nome da nubile, ma DEVE essere stata fatta sulla base della richiesta FORMALE del Mandato di Cattura Internazionale e NON è credibile che da parte della Polizia che ha materialmente eseguito l'ordine, la documentazione non sia stata faxata. Così come non si faccia presente che l'avvocato della Signora era intervenuto in più occasioni per far sapere come stavano le cose : vogliamo continuare a prenderci in giro ? E, comunque, questo Giornale NON può terminare un articolo, SENZA mettere all'OdiG che "chi ha commesso questa INFRAZIONE operativa nei confronti dei Ministri competenti DEVE essere messo in condizione di NON più operare".

Raoul Pontalti

Dom, 14/07/2013 - 13:27

Con procedura d'urgenza inusitata si è espulsa una donna con la sua bimba consegnandole ai nemici del marito. Encomiabile! I mangiapane a tradimento con stipendio pagato dal contribuente non espellono delinquenti e nemmeno li catturano, ma infieriscono contro una donna e una bimba. Npn distinguono la carta igienica dalla pergamena ma sentenziano che il passaporto africano è falso anche in presenza di una dichiarazione giurata del diplomatico del paese che ha rilasciato quel passaporto che certifica l'autenticità (e la veridicità) del passaporto stesso. Si cerca un (presunto) delinquente straniero senza informarsi (bastava una "cliccatina" in internet come fanno i pensionati, senza scomodare servizi diplomatici, d'intelligence e di polizia dei paesi alleati) del fatto che aveva ottenuto asilo politico e non trovatolo si perseguono la moglie e la figlia. Nessuno informa gli organi politici o diplomatici nostrani (trattandosi di uno straniero). E ora, dopo la figuraccia mondiale, il sospetto: quanto ha pagato il Kazakhstan? (non necessariamente in denaro...) e a chi? Posto che l'imbecillità congenita di troppi nostri funzionari pubblici è nota, ma in genere si accompagna a lentezza oscillante tra quella della tartaruga a quella della lumaca (trascuriamo qui la velocità della lepre nel fuggire davanti al nemico...), la solerzia dimostrata nel concludere la pratica dell'espulsione (pur con i consueti scappellamenti, smarronamenti etc. che il caso richiedeva da parte degli italici funzionari)appare francamente sospetta. Un appello a questi funzionari pubblici mi sento di rivolgere: continuate a farvi le seghe (o a pettinarvi i peli della mona) in servizio, ma vedete di non fare almeno danni, ALTRIMENTI CI COSTERESTE TROPPO.