L'erede secondo Ratzinger: esperto e lontano dalla Curia

L'identikit tracciato dal Papa: 65-70 anni, più legato alle diocesi che ai giri romani. Un pastore vicino alle sue teorie teologiche e alla gente

Le parole solenni pronunciate ieri mattina da Benedetto XVI davanti ai cardinali contengono un impegno e un'indicazione. «Tra voi, tra il collegio cardinalizio, c'è anche il futuro Papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza e obbedienza». Esse sigillano una promessa importante: già da ora Joseph Ratzinger si sottomette al nuovo Pontefice, non ci sarà un anti-Papa, non torneremo ai contrasti di Avignone. Anche se non ha alcuna intenzione di riprendersi i poteri, ha preferito mettere le cose in chiaro. Il Papa emerito ha già esplicitato quell'atto di sottomissione che i cardinali pronunceranno nella Sistina dopo la fumata bianca davanti al nuovo eletto.

Ma la frase detta nella Sala Clementina, davanti a 144 porporati venuti a salutarlo, costituisce anche un'indicazione per il successore. Uno dei «desiderata» che Benedetto XVI ha espresso in questi giorni, sia pure non in maniera esplicita. Negli ultimi discorsi di Joseph Ratzinger è possibile tracciare un identikit del prossimo Papa, almeno un'idea, un auspicio di come il Pontefice desidererebbe fosse l'uomo che prenderà il suo posto.

Dice Benedetto XVI ai principi della Chiesa: «Tra voi c'è il futuro Papa». Un'affermazione che può essere intesa come una sottolineatura banale: nella tradizione recente i Pontefici sono stati scelti tra i cardinali. Ma il diritto canonico prevede che possa diventare Papa anche una persona esterna al conclave, teoricamente neppure vescovo.

In una fase come questa, in cui si arriva al conclave senza una candidatura forte com'era accaduto otto anni fa con Ratzinger (che fu eletto al quarto scrutinio) e in un clima di incertezza, Benedetto XVI sollecita i cardinali a prendersi le proprie responsabilità e a scegliere al loro interno. Addirittura il predestinato «è tra di voi»: forse il Papa ha in mente una figura precisa, presente in quel momento nella Sala Clementina ad ascoltarlo.

Le ultime parole all'udienza di mercoledì erano rivolte ai giovani, ai malati, alle famiglie. Nella mente di Benedetto XVI potrebbe esserci un Papa pastore, proveniente da una diocesi e non dalla Curia, che abbia rapporto diretto con i fedeli e non sia un amministratore della Santa Sede.

Anche ieri mattina Ratzinger ha sottolineato la sua idea di Chiesa citando il teologo Romano Guardini: «La Chiesa non è un'istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente». E ancora: «La Chiesa si risveglia nelle anime».

Dunque, a un Pontefice che proveniva dall'interno della Santa Sede (Ratzinger era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) ne seguirebbe uno che provenga dalla «cura d'anime», come si diceva un tempo. E i Papi del Novecento sono arrivati quasi tutti da grandi diocesi: Milano (Pio XI e Paolo VI), Venezia (Pio X, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I), Bologna (Benedetto XV), Cracovia (Giovanni Paolo II). Molti di loro avevano anche una certa esperienza in Vaticano o nelle università pontificie.

Ma il candidato di Ratzinger dovrebbe avere anche ciò che Benedetto XVI ha ammesso di sentire venir meno, cioè «il vigore sia del corpo sia dell'animo» per la vecchiaia. E disporsi a completare una profonda riforma della Curia romana. È questo il rimpianto maggiore rimasto nel Papa tedesco, come egli stesso ha confessato ad alcuni cardinali la sera delle Ceneri. Un successore non necessariamente giovanissimo (i cardinali sembrerebbero orientati su un 65-70enne o poco più), quanto vigoroso, esperto, deciso a incidere in una struttura in crisi.

Benedetto XVI avverte il conclave: state lontani dai giochi di potere, da cordate e strategie, perché la Chiesa non è vostra e nemmeno del Papa, è di Dio e vive nel popolo.

Nessuna indicazione di provenienza geografica. La citazione di Guardini infine lascerebbe intendere una preferenza per un cardinale non lontano dalle sue posizioni teologiche. Quali nomi dunque? All'identikit potrebbero corrispondere i porporati europei Angelo Scola (Milano), Christoph Schönborn (Vienna), Peter Erdö (Budapest) e gli americani Sean O'Malley (Boston), Jorge Mario Bergoglio (Buenos Aires) e Marc Ouellet, ora in Curia (prefetto dei vescovi) ma già arcivescovo di Québec e primate del Canada.

Commenti

Massimo Bocci

Ven, 01/03/2013 - 11:06

Mandiamogli due esperti in DEMOLIZIONI INTERNAZIONALI, come, lo zerbino di mele di ferro, o il mortazza, almeno completeranno l'opera distruggere il Papato come hanno già AMPIAMENTE fatto con l'Italia e l'EUROPA, infondo che "c'è vò" basta adottare l'EURO anche in Vaticano!!!! Papato.. Rotto assicurato!!!