Ridicolo e banale: García Márquez si può non leggere

Tutti hanno sottolineato la grandezza letteraria del premio Nobel. Ma c'è una voce fuori dal coro

Caro Direttore,
leggo oggi (ieri, ndr) un bellissimo articolo dell'amico Daniele Abbiati sulle ragioni della letteratura e sulla di lei vittoria sull'effimero. Tutti argomenti giusti e, ripeto, molto ben espressi. Salvo che per un punto: l'occasione suscitatrice sarebbe il tributo di omaggio registrato da Gabriel García Márquez in occasione della scomparsa. Ebbene, dico la mia: si tratta di scrittore rudimentale e quasi ridicolo, che abbiamo letto a sedici anni e che non vale la pena di rileggere né a trenta né a sessantaquattro com'è il caso mio. Ben altro abbiamo; e se penso che a sessantaquattro sono appena in procinto di affrontare il Demetrio Pianelli di Emilio De Marchi faccio solo un piccolo esempio di priorità letterarie. E mi domando: faccio un caso tra mille: quelli che hanno letto il modestissimo Cent'anni di solitudine hanno mai letto I Viceré di Federico de Roberto? Tanto per nominare un monumento della nostra letteratura, oggi poco citato e poco letto.
Sempre sull'Album leggo un articolo di Massimiliano Parente sul nuovo romanzo di Michele Mari: e lo ringrazio perché Mari è un grande scrittore e un caro amico. Vorrei mettere in rilievo una cosa: Parente parla di un libro, questo di Mari, scaturito come costola da un altro libro; e questo è processo costante in letteratura. Vorrei a questo proposito parlare di un meraviglioso romanzo appena uscito per la Marsilio d'un altro mio caro amico, Massimo Galluppi: Il cerchio dell'odio. Straordinaria è la capacità di mettere in rilievo il trapasso automatico fra l'estrema sinistra (e Galluppi parla dell'estrema sinistra universitaria, degl'insegnanti, locupletati dal regime per fare gli apprendisti stregoni di terrorismo) e il terrorismo. Solo che nel lungo romanzo v'è altro: e si parla della Cina, e del comunismo cinese, e degli anni Venti... Ebbene, questo Cerchio dell'odio sortisce quasi costola da uno dei più grandi romanzi del Novecento, La condition humaine, La condizione umana di André Malraux: e io credo che una delle cose più belle della letteratura sia il caso dell'artifex additus artifici, dell'artista che si aggiunge all'artista. Buona Pasqua.

Commenti

exbancariaesondata

Dom, 20/04/2014 - 09:07

E va bene che è erudita e compassata, ma lo sono anch'io, di anni ne ho 62, di libri ne ho letti tanti tanti tanti ma tanti .... e li rileggerei tutti (con molti lo faccio e lo rifaccio) e ... ascolti anche con Marquez! E sa cosa? leggendo di tutto ho imparato a giudicare sempre meno e a capire di più le mie "personalissime" irritazioni; in fondo comprendo anche lei! Ci indichi e inciti per nuove e variegate letture, come ha fatto peraltro. La saluto con simpatia di dx (naturalmente). Carmi

WoodstockSon

Dom, 20/04/2014 - 11:58

Non vi capisco voi della letteratura, e ne ho letti di romanzi, su tutti, le opere complete di John Steinbeck, i libri cosiddetti sacri di tutte le religioni, saggi della Storia mondiale, etc etc. Ma nulla ho imparato per quello che riguarda la condizione umana, finchè non mi sono rivolto ai saggi di Charles Darwin, tutte le lezioni di Sigmund Freud, e ai saggi divertenti o meno di Konrad Lorenz. Ed è allora che si è accesa la luce sul ruolo molto precario dell'umanità e sul suo smisurato orgoglio di specie eletta, condizioni che la letteratura invece esalta non riuscendo mai a renderci consapevoli e migliori e per favore lasciamo stare la facile retorica.

alfa553

Lun, 21/04/2014 - 09:40

Era pieno di quella boria sinistrorsa comunista che (anche lasciando indietro le idee politiche,ma....)faceva si che i suoi scritti erano, prolissi e noiosi da morire, con concetti forse buoni per i popoli sudamericani,i quali non conoscono le regole della concisione.Noioso e noioso.Io non mi sono perso niente,forse Veltroni si!!!!!

Silvano Tognacci

Lun, 21/04/2014 - 09:45

di fronte al giudizio di Isotta (che scrive sul Corriere tanto amato dalle babbione snob modello "chi sono io per giudicare") non noto l'aggressivo stracciamento di vesti (per non dire di qualcosaltro) tipico delle Vestali di Macondo, un'orda di professoresse in pensione arruolatesi tra le truppe del Colonnello Buendia (nome più banale non lo poteva trovare quello stregone vudù)

Ritratto di llull

llull

Lun, 21/04/2014 - 10:24

Boh? Mi reputo una persona con un'intelligenza normale e leggo abbastanza, ma CENT'ANNI DI SOLITUDINE di García Márquez non sono proprio riuscito a leggerlo. Pensavo che alla pagina successiva la lettura avrebbe acquistato interesse ma dopo neanche una decina di pagine lo lanciai contro il muro, praticamente incavolato. Forse non ho la cultura sufficiente per apprezzare tale autore, che evidentemente è apprezzato solo dalle elites culturali. La stessa reazione che mi provocò LA CADUTA di Albert Camus, solo che lì non arrivai nemmeno alla quinta pagina.

@ollel63

Lun, 21/04/2014 - 10:51

basta scrivere "cose di sinistra", assiomi imbecilli d'assoluta stupida illogica demenziale banalità, per essere considerati mostri sacri, mostri e basta, dal popoletto acritico cerebro-deforme.

Ritratto di llull

llull

Lun, 21/04/2014 - 11:13

Voglio dire... non è che quest'autore "deve" essere letto solo perché le varie "intellighenzie" così hanno stabilito? Posso io umilmente dissociarmi e dire che García Márquez non mi piace proprio per niente? Verrò accusato di sacrilegio? Posso rivendicare il mio spirito libero ed avere un'opinione diversa dalla maggioranza?

giumaz

Lun, 21/04/2014 - 12:13

Mi consola l'articolo di Paolo Isotta, in quanto conferma ciò che ho sempre pensato di Marquez, dopo la lettura del pallosissimo e banalissimo "cent'anni....". Credevo di essere solo al mondo a giudicare Marquez un imbrattacarte, ora ho qualcuno che mi fa compagnia, al fuori dei corifei osannanti della sinistra al caviale, sciampagne, e nobèl.

Ritratto di Sniper

Sniper

Lun, 21/04/2014 - 12:45

Isotta sembra piu' preoccupato di promuovere i suoi amici e di sbrodolare un po' di anticomunismo da Osteria del Beone. Non vi piace Marquez? Embeh? Chissenefrega. Siete onanisti bastiancontrari? Buon pro vi faccia. Cambia qualcosa nel mondo della letteratura e della critica mondiale? Ma chi vi si in...fila? P.S. A me Marquez piacque cosi' cosi' ma non mi ci faccio le pippe a vantarmene. Fate tristezza

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Lun, 21/04/2014 - 14:10

Non capisco il senso di questo articolo. Il Sig. Polo Isotta non sarà certo l'unica persona alla quale non piace Garcia Marquez... vale la pena riempire una pagina di inchiostro solo per dire "mi fa schifo, preferisco altro"? Poi, per carità, i gusti sono gusti... io, ad esempio, trovo di una banalità mostruosa "I Promessi Sposi" che pure mi hanno inculcato a forza nella testa durante i miei anni di scuola. Non per questo mi sento "originale" ne' posso illudermi di essere un brillante critico letterario. Si tranquillizzi Sig. Isotta, nessuno avrà nulla da recriminare riguardo la sua preferenza per De Marchi, De Roberto e per il suo amico Mari, al limite non ce ne fregherà nulla della sua opinione e coglieremo l'occasione per rileggerci una volta ancora "cent'anni di solitudine".

RGR

Lun, 21/04/2014 - 14:27

Anche io ho letto Cent'anni di solitudine a 16 anni. Credo che lo rileggerò per ritrovare le emozioni ed i sentimenti di allora, di quell'età quando tutto sembrava possibile e forse lo era veramente.

carlenrico

Lun, 21/04/2014 - 16:36

Ho letto cent'anni di solitudine parecchi anni fa(quando era così di"moda"): lo ho terminato con un sospiro di sollievo, il libro più noioso nella storia della letteratura!

albertzanna

Lun, 21/04/2014 - 16:59

Anni fa lessi "Il nome della rosa" di Umberto Eco. Non avevo mai sentito nominare questo scrittore, non ne conoscevo le opere, ma il suo romanzo mi piacque moltissimo, anche nelle prime 10 pagine che, mi dissero altri che l'avevano letto, erano quelle che si doveva superare per continuare nella lettura. Così, un bel giorno, uscì il nuovo romanzo di Eco, il pendolo di Foucault e i affrettai a comperarlo, speranzoso che fosse un altra bella descrizione stile Il nome della Rosa. Lessi le prime 10 pagine, facendo uno sforzo e ricordandomi del mio principio, che quando inizio un libro mi faccio dovere di finirlo, anche se si rivela essere un "mattone", ma arrivato alla 18 pagina lo chiusi e lo riposi nella mia affollata libreria, non prima d'avere incollato sul dorso una piccola etichetta adesiva sulla quale avevo scritto NC, che nella mia personale classifica di gradimento significa Non Comprensibile. A me leggere piace molto, pur non avendo tutto il tempo che vorrei a disposizione, così, tempo addietro, molto tempo, ero in libreria e parlando con altri frequentatori venne fuori il nome di Garcia Marquez, e del suo romanzo "cent'anni di solitudine". Il libraio me ne mise davanti una copia, che pagai e portai a casa. Una settimana dopo, ero in montagna in vacanza, partì per una escursione fra i prati dell'Alpe di, ed il libro era dentro allo zaino. Arrivai in una zona molto bella, proprio innanzi allo Sciliar, trovai una panchina, mi misi a sedere, consumai il panino che mi ero fatto fare un una bottega, pane casareccio, formaggio e buon speck, due sorsate di buon vino (io ho sempre due borracce, una d'acqua e una, piccola, di vino), trassi fuori il libro e iniziai a leggerlo. E dopo la prime 10 pagine lo iniziai dacapo perché non ne avevo capito gli incipit e la prosa. Tornai a ricominciarlo per la terza volta, sono un testardo, e mi imposi di arrivare almeno alla ventesima pagina, dopo di che lo chiusi, lo rimisi nello zaino e mi incamminai, con il mio passo da montanaro, domandandomi che motivazione era stata data al premio Nobel con cui Marquez era stato premiato un paio d'anni prima. Da allora quel libro giace su un ripiano della libreria. E' stati ripreso in mano da mia figlia primogenita, laureata in architettura, che ha avuto la forza d'arrivare in fondo alla lettura e l'ha definito "eccessivamente onirico e irreale", poi dalla secondogenita, ragazza pragmatica laureata in chimica industriale, che mi domandò se non potevo spendere meglio il denaro del costo di copertina e definì Marquez il classico intellettuale di sinistra castrista. Ma si sa, a sinistra sono dei maestri a creare mostri sacri e a celebrarli, infatti l'Accademia Svedese ha anche premiato Dario Fo come sommo letterato (ed è un guitto), ha premiato Arafat, un assassino spietato, con il Nobel alla Pace, ha premiato Obama, che necessitava di quel premio per accreditarsi come sommo politologo pacifista (e non è l'uno né l'altro). Così va il mondo quando è la sinistra a guidare i giochi. Albertzanna

J.S.Mill

Lun, 21/04/2014 - 17:32

Ma sì, è così. La sinistra è maestra nel creare i "mostri sacri del nulla! Il realismo-magico di Marquez non è altro una retorica costruzione del mito del proletario come incarnazione di tutte le virtù. Di cui è privo ovviamente il ricco borghese. Mi verrebbe da dire con dissacrazione fantozziana:" una boiata pazzesca!". Ma si sa, qualche post lo ricorda, finchè la sinistra egemonizzerà il pensiero unico, sarà essa autoreferenziale!

roberto pavesi

Lun, 21/04/2014 - 17:34

Non esageriamo. Può essere stato comunista e castrisa ma Cent'anni di solitudine è un capolavoro. Evocativo, magico, con uno stile di scrittura particolare. Non dico siano tutti belli i libri di Marquez. Anzi. Ne ho lasciati molti a metà specie gli ultimi, come Dell'amore degli altri demoni, ma anche l'illeggibilre Autunno del patriarca , praticamente senza punteggiatura! Eppure a me ha dato tanto,come altri scrittori. Ma dire che è banale mi sa tanto di stroncatura ideologica, tipica quesa si della sinistra e dei comunisti. Non facciamo come quelli che nonm ascoltavano batisti perchè fascista o non vedevano Eastwood per lo sparatore Callahan!

Silvano Tognacci

Lun, 21/04/2014 - 17:43

la vita è troppo breve per sprecarla con Eco, Marquez, Baricco, Fo, Augias, Camilleri e ....

Emigrante75

Lun, 21/04/2014 - 18:08

Leggo con sorpresa questo articolo. E' ovvio che si puo' non leggere Marques come si puo' non leggere qualsiasi altro autore presente o passato. In fondo, se ci riflettiamo un attimo, un libro serve a 3 cose: il piacere della lettura (se ce n'è...) capire l'autore (se ci interessa..) capire chi l'ha letto e amato (di nuovo se ci interessa..) Tutto il resto è vento. Chi pensa che un libro ci renda migliori è un'illuso : quanti hanno letto il Vangelo e sono rimasti dei farabutti? O hanno letto Freud e sono rimasti dei fessi? La sola cosa che ci dice quest'articolo (che francamente si parla un po' addosso) è che l'autore vuole farci credere di essere un fine erudito ma in fondo rivela di aver capito poco della letteratura....

odifrep

Lun, 21/04/2014 - 18:32

Da I Promessi Sposi :"Mai discutere con inutili sordi, cercano di trascinarti addirittura nella cecità. Tentano di farti 'sentire e vedere'. Chi sono? I sinistronzi, gli utili inutili. Alessandro MANZONI.

Ritratto di WjnnEx

WjnnEx

Lun, 21/04/2014 - 18:44

Che tristezza, approffittare di questo spazio per promuovere amici scrittori,(ma chi cazzo sono, tra parentesi??) una marchetta al giorno...leva la Cultura di torno.

albertzanna

Lun, 21/04/2014 - 18:56

Due risposte; a Roberto Pavesi e a Silvano Tognacci: per Pavesi, non accetto il termine "stroncatura ideologica". Ho molto apprezzato Eco, non lo conoscevo prima di leggere Il nome della Rosa, poi venni a sapere che è un intellettuale radical chic di sinistra con abbondante puzza sotto al naso (un Camilleri forse più magro e meno mafioso), ma il mio apprezzamento per quel romanzo resto immutato. Lo stroncai per il secondo romanzo, il pendolo di Foucault, perché era evidente il suo scopo di stupire con la sua superiore cultura. In Marquez, per quelle pagine che ho letto, ho riconosciuto l'intento evocativo, ma eccessivamente di parte ed elaborato, quanto al magico vorrei che mi si spiegasse in cosa consista la pretesa magia. Per Tognacci, il suo giudizio è molto duro, ma riconosco che ha un fondamento cinico giustissimo. Albertzanna

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Lun, 21/04/2014 - 19:07

albertzanna: fermo restando il suo diritto e quello di sua figlia a non apprezzare gli scritti di Marquez, ci terrei tuttavia a porle una semplice domanda: leggendo "Cent'anni di solitudine" da cosa si evince che l'autore è di sinistra e per di più castrista? Lo chiedo perchè ho appreso altrove notizie sulle simpatie politiche dello scrittore colombiano, non certo leggendo quel libro.

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Lun, 21/04/2014 - 19:07

albertzanna: fermo restando il suo diritto e quello di sua figlia a non apprezzare gli scritti di Marquez, ci terrei tuttavia a porle una semplice domanda: leggendo "Cent'anni di solitudine" da cosa si evince che l'autore è di sinistra e per di più castrista? Lo chiedo perchè ho appreso altrove notizie sulle simpatie politiche dello scrittore colombiano, non certo leggendo quel libro.

libera66

Lun, 21/04/2014 - 19:11

Ridicolo e banale: Paolo Isotta si può non leggere

libera66

Lun, 21/04/2014 - 19:11

Ridicolo e banale: Paolo Isotta si può non leggere

odifrep

Lun, 21/04/2014 - 20:06

Sniper (12:45) - l'importante è che ti fai solo le pippe : il resto è tutta fuffa.

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 08:45

Due risposte; a Roberto Pavesi e a Silvano Tognacci: per Pavesi, non accetto il termine "stroncatura ideologica". Ho molto apprezzato Eco, non lo conoscevo prima di leggere Il nome della Rosa, poi venni a sapere che è un intellettuale radical chic di sinistra con abbondante puzza sotto al naso (un Camilleri forse più magro e meno mafioso), ma il mio apprezzamento per quel romanzo restò immutato. Lo stroncai per il secondo romanzo, il pendolo di Foucault, perché era evidente il suo scopo di stupire con la sua superiore cultura. In Marquez, per quelle pagine che ho letto, ho riconosciuto l'intento evocativo, ma eccessivamente di parte ed elaborato, quanto al magico vorrei che mi si spiegasse in cosa consista la pretesa magia. Per Tognacci, il suo giudizio è molto duro, ma riconosco che ha un fondamento cinico giustissimo. Albertzanna

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 08:49

ALCUNE RISPOSTE AI SINISTRI A PRESCINDERE,

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 11:10

Ridicolo e banale: garcia marquez si può non leggere Anni fa lessi "Il nome della rosa" di Umberto Eco. Non avevo mai sentito nominare questo scrittore, non ne conoscevo le opere, ma il suo romanzo mi piacque moltissimo, anche nelle prime 10 pagine che, mi dissero altri che l'avevano letto, erano quelle che si doveva superare per continuare nella lettura. Così, un bel giorno, uscì il nuovo romanzo di Eco, il pendolo di Foucault e i affrettai a comperarlo, speranzoso che fosse un altra bella descrizione stile Il nome della Rosa. Lessi le prime 10 pagine, facendo uno sforzo e ricordandomi del mio principio, che quando inizio un libro mi faccio dovere di finirlo, anche se si rivela essere un "mattone", ma arrivato alla 18 pagina lo chiusi e lo riposi nella mia affollata libreria, non prima d'avere incollato sul dorso una piccola etichetta adesiva sulla quale avevo scritto NC, che nella mia personale classifica di gradimento significa Non Comprensibile. A me leggere piace molto, pur non avendo tutto il tempo che vorrei a disposizione, così, tempo addietro, molto tempo, ero in libreria e parlando con altri frequentatori venne fuori il nome di Garcia Marquez, e del suo romanzo "cent'anni di solitudine". Il libraio me ne mise davanti una copia, che pagai e portai a casa. Una settimana dopo, ero in montagna in vacanza, partì per una escursione fra i prati dell'Alpe di, ed il libro era dentro allo zaino. Arrivai in una zona molto bella, proprio innanzi allo Sciliar, trovai una panchina, mi misi a sedere, consumai il panino che mi ero fatto fare un una bottega, pane casareccio, formaggio e buon speck, due sorsate di buon vino (io ho sempre due borracce, una d'acqua e una, piccola, di vino), trassi fuori il libro e iniziai a leggerlo. E dopo la prime 10 pagine lo iniziai dacapo perché non ne avevo capito gli incipit e la prosa. Tornai a ricominciarlo per la terza volta, sono un testardo, e mi imposi di arrivare almeno alla ventesima pagina, dopo di che lo chiusi, lo rimisi nello zaino e mi incamminai, con il mio passo da montanaro, domandandomi che motivazione era stata data al premio Nobel con cui Marquez era stato premiato un paio d'anni prima. Da allora quel libro giace su un ripiano della libreria. E' stati ripreso in mano da mia figlia primogenita, laureata in architettura, che ha avuto la forza d'arrivare in fondo alla lettura e l'ha definito "eccessivamente onirico e irreale", poi dalla secondogenita, ragazza pragmatica laureata in chimica industriale, che mi domandò se non potevo spendere meglio il denaro del costo di copertina e definì Marquez il classico intellettuale di sinistra castrista. Ma si sa, a sinistra sono dei maestri a creare mostri sacri e a celebrarli, infatti l'Accademia Svedese ha anche premiato Dario Fo come sommo letterato (ed è un guitto), ha premiato Arafat, un assassino spietato, con il Nobel alla Pace, ha premiato Obama, che necessitava di quel premio per accreditarsi come sommo politologo pacifista (e non è l'uno né l'altro). Così va il mondo quando è la sinistra a guidare i giochi. Albertzanna Due risposte; a Roberto Pavesi e a Silvano Tognacci: per Pavesi, non accetto il termine "stroncatura ideologica". Ho molto apprezzato Eco, non lo conoscevo prima di leggere Il nome della Rosa, poi venni a sapere che è un intellettuale radical chic di sinistra con abbondante puzza sotto al naso (un Camilleri forse più magro e meno mafioso), ma il mio apprezzamento per quel romanzo resto immutato. Lo stroncai per il secondo romanzo, il pendolo di Foucault, perché era evidente il suo scopo di stupire con la sua superiore cultura. In Marquez, per quelle pagine che ho letto, ho riconosciuto l'intento evocativo, ma eccessivamente di parte ed elaborato, quanto al magico vorrei che mi si spiegasse in cosa consista la pretesa magia. Per Tognacci, il suo giudizio è molto duro, ma riconosco che ha un fondamento cinico giustissimo. Albertzanna LA COSA CHE PIU' COLPISCE nel leggere le risposte dei difensori di Marquez non è una sana disanima del suo stile, come scrittore, ma una furiosa - NON ESAGERO A DEFINIRLA COSI' - difesa a prescindere perché l'autore si chiama Marquez ed è noto per essere sempre stato di sinistra, notorietà che non gli veniva per essere stata resa pubblica da chi, come me, di sinistra non è, anche per una ragione di pura salute mentale e libertà di pensiero, ma gli veniva dalla sua frequentazione di personaggi icona comunisti (smettiamola di edulcorare il comunismo, barbara e disumana ideologia, con la collocazione a sinistra, che a sinistra ci sarebbero anche i socialdemocratici ma che si sono sempre rifiutati di aderire alla falce e martello) e di non avere mai smentito d’esserlo, di sinistra. Mi fanno semplicemente pena i vari commentatori, tipo gli SNIPER, i DEAMER-66, gli EMIGRANTE75 ecc. che sono abituati ad imporre il loro verbo in virtù di una vantata (autoreferenziale) superiore morale e culturale, perché così la dichiarò Berlinguer nel 1981, per supportare il suo presunto, e mai veramente avvenuto, strappo da Mosca, pur continuando a farsi riccamente finanziare dal PCUS ma tuonando contro gli altri partiti italiani che, a dire suo, e dei suoi successori, prendevano finanziamenti in nero (poi si scoprì che Greganti -PCI-lo faceva da sempre e imprenditori come Gardini versavano miliardi alle bottege oscure per evitare che le fabbriche fossero sotto costante ricatto della Cgil. C'è uno stile definito e codificato che porta a dire "questo scrittore è ideologizzato a sinistra". L'ampollosità ed il narcisismo descrittivo, ed è quello che mi fermò a 20 pagine dall'inizio del libro Cent'anni di solitudine. Chi mi spinse sempre a leggere, fin da piccolo facendone un cardine della mia educazione, mi ha sempre insegnato ad arricchirmi leggendo, e mi ha sempre esortato a capire ciò che leggo, a farne tesoro per me stesso, il mio spirito, la mia comprensione degli altri. Ho letto anche i Promessi Sposi, tanto per rispondere a quel Tapiro che qui sopra ha criticato l'opera e il Manzoni, trovandolo a volte un po' pesante, ma mai diseducativo e inutile. Invece sono andato a cercare, in Internet, le famose "frasi celebri", gli "aforismi", gli stralci più pregnanti tratti dai libri di Marquez, e vi ho scoperto una banalità di base che, come ha commentato un lettore, forse vanno bene con la cultura di base sudamericana, notoriamente molto povera e che nulla a che vedere con la letteratura spagnola di origine. E circa il sogno e la magia dei suoi scritti, l'ho trovata elaborata e stucchevole ".....il rumore assordante delle formiche rosse.....", tante per dare un esempio tratto dal libro di cui si discute, prosa forse più adatta all'animo dello scrittore stesso che a orecchie e menti esterne, che fanno fatica a districarsi da pagine e pagine di storia elaborata e pesante. DREAMER-66, per rispondere alla sua domanda da che cosa si evinca che Marquez è di sinistra e castrista, basta ricordare i famosi comizi di Fidel Castro, quelli di 5/6 o 7 ore di seguito davanti a folle oceaniche osannanti. I libri di Marquez hanno la stessa dinamica, e quando ci arrivi in fondo ti domandi: ma da tante pagine, da tante descrizioni, da tanta magia, cosa ne trago?? IO DOPO LE VENTI PAGINE INIZIALI MI TROVAI CON TANTE PAROLE, ma che mi fosse rimasto qualche cosa per rendermi migliore, più costruttivo, più riflessivo..........., NO, non potevo vantare quel risultato, esattamente come a leggere i vostri commenti, di voi sinistri inossidabili a prescindere . Albertzanna

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 11:52

LA COSA CHE PIU' COLPISCE nel leggere le risposte dei difensori di Marquez non è una sana disanima del suo stile, come scrittore, ma una furiosa - NON ESAGERO A DEFINIRLA COSI' - difesa a prescindere perché l'autore si chiama Marquez ed è noto per essere sempre stato di sinistra, notorietà che non gli veniva per essere stata resa pubblica da chi, come me, di sinistra non è, anche per una ragione di pura salute mentale e libertà di pensiero, ma gli veniva dalla sua frequentazione di personaggi icona comunisti (smettiamola di edulcorare il comunismo, barbara e disumana ideologia, con la collocazione a sinistra, che a sinistra ci sarebbero anche i socialdemocratici ma che si sono sempre rifiutati di aderire alla falce e martello) e di non avere mai smentito d’esserlo, di sinistra. Mi fanno semplicemente pena i vari commentatori, tipo gli SNIPER, i DEAMER-66, gli EMIGRANTE75 ecc. che sono abituati ad imporre il loro verbo in virtù di una vantata (autoreferenziale) superiore morale e culturale, perché così la dichiarò Berlinguer nel 1981, per supportare il suo presunto, e mai veramente avvenuto, strappo da Mosca, pur continuando a farsi riccamente finanziare dal PCUS ma tuonando contro gli altri partiti italiani che, a dire suo, e dei suoi successori, prendevano finanziamenti in nero (poi si scoprì che Greganti -PCI-lo faceva da sempre e imprenditori come Gardini versavano miliardi alle bottege oscure per evitare che le fabbriche fossero sotto costante ricatto della Cgil. C'è uno stile definito e codificato che porta a dire "questo scrittore è ideologizzato a sinistra". L'ampollosità ed il narcisismo descrittivo, ed è quello che mi fermò a 20 pagine dall'inizio del libro Cent'anni di solitudine. Chi mi spinse sempre a leggere, fin da piccolo facendone un cardine della mia educazione, mi ha sempre insegnato ad arricchirmi leggendo, e mi ha sempre esortato a capire ciò che leggo, a farne tesoro per me stesso, il mio spirito, la mia comprensione degli altri. Ho letto anche i Promessi Sposi, tanto per rispondere a quel Tapiro che qui sopra ha criticato l'opera e il Manzoni, trovandolo a volte un po' pesante, ma mai diseducativo e inutile. Invece sono andato a cercare, in Internet, le famose "frasi celebri", gli "aforismi", gli stralci più pregnanti tratti dai libri di Marquez, e vi ho scoperto una banalità di base che, come ha commentato un lettore, forse vanno bene con la cultura di base sudamericana, notoriamente molto povera e che nulla a che vedere con la letteratura spagnola di origine. E circa il sogno e la magia dei suoi scritti, l'ho trovata elaborata e stucchevole ".....il rumore assordante delle formiche rosse.....", tante per dare un esempio tratto dal libro di cui si discute, prosa forse più adatta all'animo dello scrittore stesso che a orecchie e menti esterne, che fanno fatica a districarsi da pagine e pagine di storia elaborata e pesante. DREAMER-66, per rispondere alla sua domanda da che cosa si evinca che Marquez è di sinistra e castrista, basta ricordare i famosi comizi di Fidel Castro, quelli di 5/6 o 7 ore di seguito davanti a folle oceaniche osannanti. I libri di Marquez hanno la stessa dinamica, e quando ci arrivi in fondo ti domandi: ma da tante pagine, da tante descrizioni, da tanta magia, cosa ne trago?? IO DOPO LE VENTI PAGINE INIZIALI MI TROVAI CON TANTE PAROLE, ma che mi fosse rimasto qualche cosa per rendermi migliore, più costruttivo, più riflessivo..........., NO, non potevo vantare quel risultato, esattamente come a leggere i vostri commenti, di voi sinistri inossidabili a prescindere . Albertzanna

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Mar, 22/04/2014 - 12:59

albertzanna: egregio signore... mi sembra alquanto agitato, in piena frenesia volta a cercare a tutti i costi una contrapposizione politica con interlocutori "colpevoli" solo di avere gusti letterari diversi dai suoi. Suvvia, si tranquillizzi! Si sta semplicemente parlando di uno scrittore e delle sue opere che possono piacere o meno... nel momento in cui non piacciono non è necessario giustificare tale rigetto con presunte e,secondo il mio punto di vista, forzate analogie con gli interminabili comizi del "lider maximo", e non capisco cosa c'entrino tutte le sue elucubrazioni su PCI, Gardini e Greganti. Vale per Marquez come per il Manzoni riguardo al quale ribadisco il mio legittimo punto di vista. A lei è piaciuta la sua opera più famosa? A me no... punto, e non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello "imporre il mio verbo in virtù di una vantata superiore morale e culturale"... non c'entra proprio nulla con il discorso in oggetto. Dovrei forse sminuire le opere di Guareschi? Che mi frega fosse di destra... "Peppone e Don Camillo" sono uno spaccato della società italiana del dopoguerra ambientato in un ambiente rurale... spassosissime quelle storie! Insomma, in maniera molto tranquilla e senza necessariamente provare pena nei suoi confronti, dico che vale anche per lei ciò che ho riportato in precedenza riguardo all'articolo del Sig. Isotta: nessuno vuol metterla in croce per non aver apprezzato i libri di Marquez (taluni non li ho apprezzati nemmeno io) anzi, se la cosa può farla sentire meglio la invito a liberare spazio nella sua già satura libreria per fare posto ad altre opere che riterrà più meritevoli di considerazione. Sicuramente la sua copia di "cent'anni di solitudine" tornerà utile per accendere il camino o per fare una bella grigliata in giardino... io al contrario credo che darò una spolverata alla mia di copia, tenuta in libreria troppo a lungo senza essere stata aperta, e la riporterò in vita concedendomi una breve vacanza lungo le sponde di quel fiume sulle quali sorge Macondo.

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 14:19

PER DREAMER-66 - le suggerisco di rileggersi, perché la risposta che le ho data è motivata proprio dall'uso che lei fa delle parole, per esempio nella reprimenda che ha fatto allo sconosciutissimo, per me, Paolo Isotta. E di conseguenza al suggerimento ne aggiungo un altro: quello di non imputare gli altri di "agitazione" e "frenesia", quando lei stesso mi appare esserne preda. Io non ho mai usato alcun libro per accendere il caminetto o il BBQ, io rispetto lo sforzo di uno scrittore, indipendentemente che lo reputi valido o no. Lei immagini che non lo farei mai neppure con la copia del Capitale, del Corano e di Mein Kampf, che pure fanno parte della mia biblioteca e che ho riletto varie volte, perché se si vuole ragionare, o criticare, le idee altrui, o una falsa religione, si deve essere ben cogniti di cosa si tratta, ma quelle prime venti pagine che lessi di Marquez mi bastarono per capire che non vi era anima, che per me significava non aveva nulla con cui arricchire il mio spirito. Io posseggo più di un libro la cui lettura ho portato a termine con grande sforzo, immagini che ho già letto varie volte "il Signore degli Anelli", ma mi rifiuterei di rileggere "lo Hobbit", pur essendo un estimatore di Tolkien, perché lo reputo un polpettone. Così come ho letto varie volte "Il Progetto Manhattan", che descrive lo sforzo di un paese intero e del suo popolo per evitare che Hitler potesse arrivare per prima a realizzare la bomba atomica, ma farei veramente un grosso sforzo a rileggere "la seconda guerra mondiale" di Winston Churchill, perché è prolisso, noioso, e troppo autocelebrativo. Perciò che non leggo i libri degli autori comunisti, troppo impregnati di unzione divina, così come non leggo i libri dei Papi, per la stessa ragione. E siccome sono io che leggo e interpreto, non lo faccio su comando d'altri, tanto meno per obbedire a veline di partiti, quindi mi ritengo libero di giudicare illeggibile un opera tanto celebrata, ma siamo sinceri, una celebrazione a senso unico, come quella di Dario Fo, che probabilmente sognerebbe d'essere sepolto accanto a Lenin, possibilmente portandosi nel feretro i soldi che ricevette come premio Nobel, che non mi risulta abbia mai utilizzati per fare del bene al proletariato. Scusi la punta ironicamente polemica, ma lei se l'è cercata. AZ

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Mar, 22/04/2014 - 15:20

albertzanna: per carità... polemizzi pure ma si rassegni al fatto che la sua polemica è destinata a rimanere a senso unico. Per quel che mi riguarda, e le assicuro che sono tranquillo e sereno, non ho polemizzato con il redattore dell'articolo tale Paolo Isotta (fino a ieri sconosciuto anche a me) anche perchè non me ne ha offerto alcuno spunto. Ho soltanto rilevato che nel suo scritto c'è una sola citazione su Marquez ("Ebbene, dico la mia: si tratta di scrittore rudimentale e quasi ridicolo, che abbiamo letto a sedici anni e che non vale la pena di rileggere né a trenta né a sessantaquattro com'è il caso mio") mentre il resto è un tessere le lodi di altri scrittori a me sconosciuti. Ribadisco che di tale articolo proprio non ne ho compreso il significato... qualsiasi commento successivo da parte di noi lettori, lei compreso, è certamente più esaustivo o per lo meno lo è alla pari. Men che meno riesco a polemizzare con lei tanto più che forse stiamo esprimendo il medesimo concetto magari in una lingua diversa. Lei ha rinunciato a leggere "cent'anni di solitudine" dopo appena 20 pagine perchè non le trasmetteva nulla? Ha fatto benissimo! Avessi potuto farlo io con "I promessi sposi" ne sarei stato felice... purtroppo non me lo sono potuto permettere; quello si che mi è toccato leggerlo a comando senza potermi opporre! Per il resto non mi sento vincolato a leggere opere letterarie in funzione della fede politica dell'autore ne' ad escluderle a priori... pensi che anni fa mi capitò di leggere "Autobiografia di un picchiatore fascista" di Giulio Salierno. Oggi mi appassionano i racconti di un "comunistone" atipico come Andrea Camilleri. Insomma, "de gustibus non disputandum est"... la lettura deve essere un piacere prima ancora che un ampliamento della propria conoscenza e fortunatamente di testi dai quale attingere non ne mancano.

albertzanna

Mar, 22/04/2014 - 18:04

Trovo Camilleri, per il poco che ne ho letto, stucchevole e, data l'età, anche sconcio. Per pura curiosità ho iniziato a leggere un libro di Veltroni, che fortunatamente era in prestito altrimenti, quello si, lo avrei usato come spessore per un tavolo antico che ho in studio ed aveva una gamba corta; invece l'ho fatto restaurare, scoprendo che è una fratina del 500 umbro. Mi rileggo spesso i libri di Stephen Hawking, ed ogni volta ci trovo altri spunti per fare ricerche. mi piccioni i classici, la Repubblica di Platone è una continua miniera per la mente, Cervantes è godibilissimo, Profili del Coraggio di J F Kennedy dovrebbe essere letto da ogni ragazzo, dai 15 anni in su, tanto insegna, ma dovrebbe essere letto nella sua versione originale in inglese, perché le tradizioni in italiano sono atroci, e ringrazio la mia famiglia che ha raccolto libri per oltre due secoli. E leggo molto sul comunismo; non puoi combattere il nemico dell'umanità, se non lo conosci fin nelle pieghe.

Ritratto di Dreamer_66

Dreamer_66

Mar, 22/04/2014 - 18:44

No... va bene tutto ma alcuni autori, tra i quali Veltroni e Bruno Vespa, sono tassativamente proibiti a casa mia :-D. Mi congratulo comunque per la sua erudizione... non sono propriamente un lettore "raffinato" e quindi non mi permetto di andare oltre quelle che sono le mie limitate conoscenze.

zingarascalza

Ven, 09/05/2014 - 10:08

..arrivo per caso a leggere qui. Ho seguito un collegamento da un gruppo di discussione letterario su Linkedin. Premetto che leggo molto, scrivo e pubblico libri ed e-book. Aggiungo anche che non è la prima volta che visito questo spazio o altri blog, sempre del "Il Giornale". Tuttavia ogni volta mi stupisco della stupidità becera di molti interventi. Qua ancora si parla di ancora di "sinistroide", "sinistronzo", "zecche" e quant'altro la vile l'ignoranza del conoscere suggerisce. E' molto più coerente dire: "non m'è piaciuto", "l'ho trovato noioso", o semplicemente "non l'ho capito". Altrimenti si rischia di cadere nel ridicolo, in quanto Márquez è un nobel della letteratura! A chi ha scritto certi commenti ricordo che la cultura non è di destra né di sinistra! cordialmente

odifrep

Mer, 14/05/2014 - 17:57

@ zingarascalza (10:08) - per essere coerente le dico :"non mi è piaciuto", "l'ho trovato noioso" e "non l'ho capito", ovviamente, il tutto è riferito al suo commento di "centro". Cordialmente.