INTERVISTA/ L'ecosostenibilità secondo Marco Roveda

Fondatore nel 1981 di Fattoria Scaldasole, una delle prime aziende agroalimentari specializzate nell'agricoltura biodinamica, nel 2000 Marco Roveda ha creato Lifegate, il progetto che diffonde una cultura ecosostenibile tramite radio e portale

Siamo chiusi, stereotipati nel nostro approccio alle tematiche ecologiche. Del resto l'Italia è la patria della cultura. Quello dell'ambiente è un problema nuovo, che però è ormai imprescindibile. Va affrontato subito, non c'è più tempo da perdere. Non usa mezzi termini Marco Roveda, l'imprenditore che ha fatto della difesa ambientale la sua risorsa, e che ha iniziato ad usare una nuova parola: già nel 1978 aveva abbracciato l'agricoltura biodinamica e nel 1981 aveva fondato Fattoria Scaldasole, una delle prime aziende agroalimentari del campo e quella che dischiuse le porte del mercato nazionale all'agricoltura ecosostenibile. Nel 2000 Roveda ha creato Lifegate, il progetto che diffonde una cultura ecosostenibile tramite radio e portale (www.lifegate.it, www.youimpact.it). Sembra che oggi per Lifegate le cose marcino abbastanza bene, visti gli 82 mila associati, 35 0 mila visitatori al mese sul sito internet, 450 mila ascoltatori alla settimana per la radio.

L'eco-buisness è quindi conveniente per un imprenditore?
Ma sono numeri conquistati a fatica. Quella di credere e rispettare l’ambiente è una scelta di vita, uno stile anche nelle piccole cose. Io non sono "ambientalista", sono "sostenibilista".

Cioè?
Chiedo una responsabilità maggiore all'uomo. Non è la privazione che lo porterà a crescere è trovare il modo per consumare rispettando l'ambiente. Rallentare, non può essere una filosofia, semmai vale come slogan, ma non funziona per tutto. Non è la lentezza a generare il rispetto per l'ambiente. Bisogna consumare diversamente, consumare meglio. È un problema di scelte, di stile di vita. Il fatto che i ritmi di oggi siano veloci e l'ecosostenibilità sarebbe lenta è un travisamento. La qualità della vita si ottiene facendo un lavoro che piace, non lavorando poco: così anche nell'ecosistema. È inutile elogiare la calma e la lentezza, bisogna anzi muoversi per ottenere dei risultati.

Si può dire che la sua vera rivoluzione stia nel non voler identificare un ecologista con un martire, colui che deve rinunciare alle comodità e lo star bene della società contemporanea. Cosa significa eco-buisness?
Significa promuovere un nuovo stile di vita. Si può vivere in modo piacevole, edonistico, e allo stesso tempo sostenibile. Non valutiamo una visione antica della vita, di privazioni. Anzi, questo non ci porterà da nessuna parte perché le persone non accetterebbero ulteriori sacrifici: la vita di oggi è già abbastanza dura e stressante per vari motivi. Il piacere di stare al mondo dev’essere solo dei "cattivi"? No! Si può vivere a stretto contatto con l’ambiente e vivere una vita piacevole. "Ecobuisness", è il concetto alla base del mio lavoro: diffondere una più ampia coscienza ecologica, e vivere nel rispetto dell’ambiente.

Com'è la situazione italiana rispetto all’attenzione per l’ambiente?
In generale gli italiani peccano di presunzione, non hanno ancora veramente interiorizzato l'importanza dei problemi ecologici. Certe parti d'Italia mancano di una coscienza ecologica, io lavoro per diffonderla. Il punto è che la questione ambientale è nuova. L'ecosistema era in perfetto equilibrio perché l’uomo non influiva sull'ambiente fino al secolo scorso. Ora il problema va affrontato: ciò che si fa fatica a capire, è che in questo momento storico l'uomo ha il dovere di occuparsi della terra.

Come giudica le misure prese dal sindaco di Milano Letizia Moratti? Le biciclette e l'ecopass sono due utili provvedimenti?
Averne di sindaci come la Moratti e di assessori come Croci! Di cose ne sono fatte e ne stanno facendo. Certo, per l'ambiente non è mai abbastanza (per esempio spero aumentino le piste ciclabili, che siano vietate le auto che consumano troppo e ci siano solo caldaie a basso impatto ambientale, oppure aumenterei l'ecopass fino alla tangenziale), però almeno dei provvedimenti sono stati presi, e non c'è più tempo da perdere, bisogna intanto cominciare.

Cosa dire di quei paesi che hanno cominciato una crescita smisurata e senza attenzione per l'ambiente come la Cina, o dell'Africa che, invece, deve ancora soddisfare delle esigenze primarie?
La principale causa dei problemi ambientali è la mancanza di consapevolezza dell'uomo. Siamo sempre di più, e bisogna cominciare ad intervenire prima che sia veramente troppo tardi. I paesi sviluppati, quindi, hanno la responsabilità maggiore di dover cominciare una nuova politica di consumo al più presto. Gli anni Sessanta sono stati quelli della distribuzione massima, negli anni Settanta si è iniziato a guardare la qualità. Gli Ottanta erano quelli del fashion, dell'estetica, del bello. Negli anni Novanta s'inizia a parlare di Bio, di sano e sicuro. L'idea del consumo etico è del Duemila: i paesi sviluppati devono essere portavoce di una politica economica etica e civile, ovvero nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente.

Questo è comunque un periodo di crisi economica anche per i paesi sviluppati, parlare di eco-buisness è solo un discorso filantropico o c'è una convenienza anche economica?
Non è un discorso filantropico in senso puramente missionario, si tratta di capire che se il guadagno non si accompagnerà all'attenzione per l'ambiente non ci sarà futuro. E' una presa di coscienza: se non si cambiano le cose, la situazione ambientale degenererà. La nuova economia deve necessariamente seguire quelle che io chiamo "le tre P": People, Planet, Profit. Attenzione alla gente, al pianeta e senza dubbio al profitto. Le esigenze delle persone, People, vanno sempre seguite e accontentate. Però l'uomo ha una maggiore responsabilità: rispettare l'ecosistema. E' un ragionamento che va oltre la soddisfazione materiale, che deriva dall'assioma "studia-lavora-guadagna": io mi sono reso conto che non mi sentivo appagato se la mia azienda non operava nel rispetto anche dell'ambiente. Così è nata prima la Fattoria Scaldatole, e poi LifeGate. L'ecosostenibilità deve diventare un bisogno primario