«Intesa solo su un rinvio: Kyoto è un fallimento»

Il professor Renato Angelo Ricci, presidente onorario della Società italiana di fisica, non nasconde le proprie perplessità rispetto agli entusiasmi di politici e ambientalisti al termine del vertice di Bali. «Non mi sembra - ci dice al telefono lo scienziato, capofila in Italia dei critici della campagna catastrofista sul riscaldamento globale - che si possa parlare di un successo. Non c’è stato infatti un accordo sui nuovi vincoli per contrastare il riscaldamento globale, bensì un rinvio a un altro vertice nel 2009 per poi partire con una “Kyoto-due” nel 2012. Prima di cinque anni, in sostanza, non succederà niente di importante».
Quali lezioni si possono allora trarre da Bali?
«Direi due principali. La prima è che il Protocollo di Kyoto è fallito. Del resto non è una novità. Basterebbe osservare che il suo unico effetto, anche se fosse stato applicato fino in fondo, sarebbe stato la riduzione, a costi elevatissimi, dell’un per cento delle emissioni: cioè ritrovarci con la stessa situazione che si voleva evitare dopo 101 anni invece che dopo 100. Oppure analizzare il caso italiano: rispetto al 1990 siamo oggi al di sopra delle emissioni attese del 13-14% e come sia possibile recuperare è un mistero, mentre è certo che solo di penalizzazioni dovremmo pagare 55 miliardi di euro!».
Una follia... E la seconda morale?
«È un invito a riflettere. Il costo dei rimedi che si vogliono adottare, che sarebbero solo di natura preventiva, come tagli e conversioni, potrebbe essere drammatico: un colpo fatale alle potenzialità dell’espansione economica occidentale. E forse non è eccessivo pensare a interessi occulti dietro certe mode. Meglio spendere queste risorse per mitigare gli effetti del riscaldamento globale, che certamente esiste ma può avere anche effetti positivi e che deve essere studiato seriamente, non partendo da pregiudizi sulla cui base scientifica è lecito dubitare».
Cosa vede dietro il catastrofismo che va per la maggiore?
«Purtroppo certi ambienti scientifici e politici hanno forti interessi economici nei settori delle fonti energetiche rinnovabili, dove i profitti possono essere enormi. A mio avviso inoltre non si evidenzia adeguatamente il fatto che una quota rilevante della comunità scientifica è in disaccordo sulla campagna catastrofista che giura sull’origine antropica del riscaldamento globale. Posso portare nomi e cognomi di 200-300 scienziati, mentre quelli dei duemila o tremila che sosterrebbero l’International Panel sono molto difficili da trovare... ».
A cosa pensa quanto parla di ambienti politici?
«A una cosa semplice, ma molto seria: dietro al catastrofismo ecologista si nasconde anche il rischio in prospettiva di una limitazione delle libertà dell’individuo».