Un’inutile strage poco prima della liberazione

Pur dispiaciuto per la condanna del suo giornale (non si gioisce mai per le sventure altrui!), devo dirle che condivido questa decisione. Cioè i nazisti erano degli occupanti feroci, crudeli, spietati, razzisti... Dobbiamo essere grati ai partigiani per aver contribuito alla cacciata delle armate di Adolfo Hitler! Certo, è anche vero che in Italia come in Jugoslavia, la Resistenza ebbe caratteri rivoluzionari che portarono alla formazione del più potente Partito comunista dell’Europa occidentale, e che avrebbe potuto condurre a una dittatura di tipo stalinista!. Ma Questa è una discussione che riguarda il dopoguerra! Ritengo che per quel che riguarda ciò che è avvenuto durante la seconda guerra mondiale, i partigiani siano stati figure positive che ci hanno liberato dal Nazifascismo!
Cosa ne pensa?


Guardi, caro Desideri, che la Suprema Corte può ritenere, come ha ritenuto, l'attentato di via Rasella un legittimo atto di guerra, ma non potrebbe mai giungere ad affermare che i partigiani ci hanno liberato dal nazifascismo. A quello hanno pensato gli Alleati (i quali, fra l'altro, si mossero - combatterono e morirono - molto ma molto prima che prendesse forma la così detta guerra di liberazione). È vero, dopo l'attentato, Kurt Mältzer, comandante della piazza di Roma, ordinò immediatamente la rappresaglia senza esporre proclami per invitare i responsabili dell'uccisione dei 32 appartenenti al 3° Battaglione del Polizeiregiment Bozen a costituirsi. Ma è altrettanto vero che gli autori dell'attentato non potevano ignorare le conseguenze del loro gesto. Il ricorso alla rappresaglia (non vietata dalla Convenzione dell'Aia e legittimata dal Tribunale di Norimberga come «atto che, anche se illegale, in condizioni particolari può essere giustificato») risultava infatti pratica costante, immancabile in certi casi, adottata da tutte le parti in causa.
Nessuno può dire quale sarebbe stata la reazione del generale Mältzer se i gappisti che attuarono l'attentato si fossero presentati al comando tedesco. Se cioè il loro sacrificio avesse o meno impedito le Fosse Ardeatine. Quel che sappiamo è che non si presentarono, adducendo che il loro fu «atto di guerra di patrioti italiani» e i patrioti che partecipano ad azioni del genere ovviamente non si consegnano poi al nemico. Rimane tuttavia legittimo chiedersi se via Rasella - con l'alto costo in vite umane che pretese e che sicuramente fu messo in bilancio - ebbe un qualche rilevo nella campagna d'Italia. Stando ai fatti, si direbbe proprio di no: sotto il profilo militare l'attentato non ebbe alcuna rilevanza. Gli Alleati erano già alle porte di Roma tant'è che in quei giorni il Cln si riferiva ai tedeschi come alla «belva ferita che si sente vicina a cedere». E infatti, a poco più di due mesi da quel 24 marzo 1944, la Capitale veniva liberata. E non dai gappisti, dagli angloamericani. Le ricordo infine che finanche Norberto Bobbio, dico Norberto Bobbio, ebbe a scrivere che l'attentato di via Rasella non fu commisurato al fine che si voleva ottenere (la cacciata dei tedeschi dalla città di Roma). E che fra le pagine del diario di Franco Calamandrei, compagno d'arme partigiane di Bentivegna, c'è una annotazione che pesa come un macigno sull'operato dei Gap. Il 23 marzo '45 (vale a dire il giorno medesimo della bomba a Via Rasella), Calamandrei, registrando il giudizio largamente negativo dei romani sull'attentato, riporta l'opinione di una donna: «Ora che se ne stavano andando...»