«Io, Barabba, convertito sul set di The Passion»

Stefano Zurlo

da Milano

«Adesso so che un attore può dire tutto senza aprire bocca». La vita di Pedro Sarubbi è cambiata a Matera, sul set di The Passion. È cambiato l’uomo, è cambiato anche l’artista, l’attore, segnato, anzi marchiato dalla parte di Barabba che Mel Gibson gli aveva affidato nel film sulla morte di Gesù. Sorpresa numero uno: «Il mese scorso mi sono cresimato». Sorpresa numero due: «Dopo sette anni che recitavo la stessa parte nella fiction Vivere, quella del caporeparto, sono andato dal direttore di produzione e gli ho detto: “Senti, vorrei dare un po’ di spessore al mio personaggio. Altrimenti è meglio farlo morire”». Ridacchia: «Mi hanno immediatamente accontentato. Morto. Anzi, sparito dalla serie senza nemmeno un funerale».
Pedro Sarubbi è un omaccione di 44 anni, scuro scuro. Sembra uscito da un bagno nel catrame. Un Barabba perfetto. Ma anche il cattivo ideale per la tv che gli ha restituito quel che gli aveva appena tolto: «Negli ultimi tempi sono stato il rivale senza regole di Alessandro Preziosi nella fiction Il capitano, sulla Guardia di finanza, e un investigatore privato scorrettissimo in Gente di mare, dove protagonista è la Guardia costiera». Tutto fuorché un santino caramelloso. «Spero girino al più presto la seconda parte», si augura lui che, fra un ciak e l’altro, insegna cinema alla Scuola civica del Comune di Milano e teatro alla Paolo Grassi. E ha trovato pure il tempo di raccontare la propria vita tumultuosa in un libro, La passione di Barabba, Piemme, in libreria da domani.
«Tutto è cominciato il 14 agosto 2002 al provino di The Passion. Gibson mi aveva scelto dopo avermi visto nel Mandolino del capitano Corelli dove avevo la parte dell’uomo più forte del villaggio, con i muscoli esibiti, i baffoni a manubrio, i pantaloni alla turca. Io non è che fossi convinto. La ritenevo una particina minore, troppo modesta: “Voglio fare San Pietro”. E lui, sorridendo, ha estratto dalla tasca la cartolina della Negazione di Pietro del Caravaggio: “Eccolo il mio San Pietro. No, tu sei Barabba. Vedi - ha proseguito Mel - tu sei un uomo abbrutito dal carcere, dalle torture dei romani, un cane feroce, un pitbull, ma dentro hai il cuore d’oro. Solo Cristo, però, se n’è accorto”. “Ma Barabba non parla nemmeno, fammi fare qualche battuta”, gli ho chiesto. “Eh no - mi ha risposto -, tu parli solo con gli occhi, devi esprimere questa tua umanità con gli occhi, solo con gli occhi”».
E in sette minuti, quanto dura la sua parte, il miracolo è avvenuto. «Nel poco ho avuto moltissimo. Mentre la mattina mi truccavano con una lunga barba, i denti cariati, l’occhio guercio, una lunga cicatrice, riflettevo: Barabba è stato il primo uomo salvato da Cristo». Gibson l’ha ringraziato per la scena in cui, tutto graffiato e tagliato, scende dalle scale del Sinedrio: «Mi ero quasi dimenticato di guardare il Cristo interpretato da Jim Caviezel. Poi mi sono girato e ho incontrato i suoi occhi: uno sguardo che mi ha catturato. Gibson sostiene che Barabba ha bisogno di tempo per capire. Non è come il Cireneo che in un attimo cambia; e nemmeno come Pilato, l’uomo di oggi che capisce ma fa un’enorme fatica a seguire Cristo. Ed è completamente diverso da Erode, l’unico che non viene toccato da quello sguardo, dettaglio che Gibson ha sottolineato utilizzando i colori falsificanti della tv».
Lo sguardo di Cristo-Caviezel è penetrato un po’ alla volta. Sarubbi è tornato alle fiction, ma ha infranto, alla sua maniera, la scintillante vetrina di Vivere: «Meglio scomparire che proseguire ripetendo all’infinito lo stesso copione. Altre serie mi hanno dato nuove sensazioni e possibilità professionali. Dopo aver visto la profondità e l’accuratezza con cui lavora Gibson mi sono dato una regolata». Barabba è tornato alla fede: ha sposato in chiesa la donna che gli aveva dato tre figli, ha cominciato a leggere i libri di don Giussani, si è cresimato. E ha cominciato un’altra attività: «Mi invitano nelle parrocchie, negli oratori, nei cineforum e io racconto la storia di Barabba, la mia storia, la parabola descritta nel libro. Credo sia in qualche modo comune a tutti gli attori che hanno recitato in The Passion: solo Monica Bellucci, la Maddalena, è rimasta uguale a prima. Gli altri sono stati toccati da quell’esperienza. Negli occhi di Caviezel ho incontrato lo sguardo di Cristo».