«Io, che ho battuto un olimpionico prima che diventasse famoso»

Davide Molignoni: «Quella volta che schienai Minguzzi in due minuti»

D’accordo, i campioni olimpici non si discutono. Per 4 anni almeno sono sovrani incontrastati della propria specialità. Però anch’essi sono battibili, o almeno lo sono stati, magari in gioventù. E allora ai vecchi rivali il titolo di Pechino può fare l’effetto di una beffa. C’è un solo italiano che abbia superato Roberto Cammarelle, il napoletano Gioacchino Mocerino, per 5 volte tricolore: «L’anno scorso - dice l’oro di Pechino - ci siamo rivisti ad Assisi dopo che avevo vinto il mondiale. E ovviamente si è vantato di avermi sconfitto». Adesso può anche bullarsi di avere sconfitto il dilettante re del pugilato mondiale: Mocerino era stato bronzo nei massimi leggeri agli Europei del ’96, fa il metalmeccanico in periferia di Napoli, sul ring ritorna soltanto per tenersi in forma.
Diana Bacosi dal canto suo se pensa all’oro di Chiara Cainero per la rabbia potrebbe gambizzarla. Senese di Cetona, 25 anni, non è andata all’Olimpiade perché nello skeet del tiro a volo partecipa un’unica concorrente per nazione. In carriera ha messo dietro la friulana in un buon 40% dei confronti, eppure è già rassegnata a saltare anche Londra 2012. «Quand’anche - confessa - riuscissi a guadagnarmi sul poligono la carta olimpica per l’Inghilterra, l’ultima parola spetterebbe al ct. Con quale coraggio potrebbe lasciare a casa la campionessa in carica?». Discorso che non fa una piega, in effetti. «Chiara ha compiuto un percorso stupendo, nel tiro, da quando aveva 13 anni. Io ho iniziato tardi, a 19-20, in 5 stagioni sono riuscita a diventare riserva olimpica. In Coppa del Mondo ho avuto la soddisfazione di battere varie campionesse». Nel 2008, su 4 prove, in due (Germania e nella preolimpica di Pechino) Bacosi è arrivata davanti a Cainero. «Lei però l’anno precedente si era guadagnata la carta olimpica con il secondo posto mondiale. Potessero almeno andare due atlete per nazione... Ai Mondiali e agli Europei, fortunatamente, siamo in tre italiane». Diana continuerà a sparare con passione, nonostante la strada sbarrata dalla sorprendente friulana. «Dovrei allenarmi quanto lei, disporre di un campo da tiro ad hoc. Peraltro ogni volta che gareggio lo faccio con il piattello, mai contro Chiara o altre. Mi resta la consolazione di averla preceduta spesso, negli ultimi tre anni, comprendendo anche gare minori».
A Faenza vive Davide Molignoni, 29 anni, che ha lasciato la grecoromana nel 2007, a causa di un infortunio ai legamenti del ginocchio. Nel ’98 fu secondo ai campionati italiani, l’anno prima sconfisse Minguzzi. «Accadde - confessa - in circostanze molto particolari. Intanto sono tre anni più vecchio di Andrea, che all’epoca ne aveva solo 15, io 18. Evidente che a quella età la differenza si fa sentire, però lui come peso era già superiore: facevamo entrambi i 60 chili, dovette perderne 3-4 nella mattinata, per rientrare nei limiti». Era un campionato interregionale, a Magreta, in provincia di Modena. «Gli sferrai un colpo che mi valse 3-4 punti, dopo appena 2’ riuscii a schienarlo. Allora si combattevano due riprese da 5’ ciascuna, adesso i round sono 3 e vince chi se ne aggiudica due». Minguzzi e Molignoni si incontrarono anche nel ’99, a Faenza, nella categoria 66 chili. «Quella volta mi batté, anche se era arrivato a pesarne 75 e dovette calare tanto. Tuttora non mi spiego come avessi fatto a superarlo, perché fin da bambino, a solo 8-9 anni, si vedeva che Andrea aveva una marcia in più. Ci si conosce tutti, in ambito nazionale, già da ragazzini, si capiva che era un fenomeno. Perciò quella volta mi ero tenuto il fogliettino degli arbitri, assieme alla coppa. “Guarda, gli dissi, che quando vincerai farò vedere a tutti di essere stato capace di metterti al tappeto”. Sono stato buon profeta». Minguzzi è diventato campione olimpico senza avere mai fatto centro a Europei o Mondiali. «A parte Maenza, che era un fuoriclasse, e pochi altri, è difficile vincere spesso, nella lotta. Si decide tutto in un attimo, nessuno è molto più forte del rivale, dipende dalla giornata, dalle condizioni fisiche, dal calo ponderale. Onestamente non mi aspettavo che avrebbe proprio vinto l’Olimpiade. Ero in ferie all’isola di Maddalena, con gli amici ci siamo svegliati apposta per seguirlo. Quando ha superato lo svedese, la sua bestia nera, ho capito che ce l’avrebbe fatta». Ed ha gioito come se avesse vinto.