"Io, Garattini, vi dico: piano con la chemioterapia"

Silvio Garattini, direttore dell'istituto farmacologico Mario Negri, nel 1998 partecipò alla sperimentazione della terapia Di Bella criticandola aspramente, gli abbiamo chiesto se ha cambiato idea...<br /><strong><a href="http://www.ilgiornale.it/tumori/speciale-id=135-tipo=105-rss=0">Vai alla sezione</a></strong>

Silvio Garattini, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, non ha mai preso in considerazione la terapia Di Bella “perché non ha valore dal punto di vista scientifico”. Da 16 anni va ripetendo: “È come l’astrologia e l’omeopatia: non contiene nulla”. Ma per i malati di cancro, che negli anni della sperimentazione erano in cura con la Di Bella, Garattini si mostrò tutt’altro che indifferente. Per loro Garattini diventò il nemico numero uno, l’uomo che, da membro della Cuf (commissione unica del farmaco) boicottò la loro terapia oncologica: nel marzo 1996 entrò in vigore il decreto 161 che proibì la vendita di melatonina con conseguenze penali per il medico che l’avesse prescritta.

Poi, a suon di manifestazioni di piazza, il decreto venne giudicato incostituzionale dalla suprema corte. E i malati poterono continuare a comprarsi la melatonina. Ma nello stesso anno la terapia Di Bella subì un colpo ancora più pesante per effetto di un provvedimento del ministro Rosy Bindi: il farmaco cardine del protocollo dibelliano, la somatostatina, scomparve dalla fascia A, quella esente da ticket. Fu così che la dose giornaliera, i 3milligrammi di somatostatina, venne venduta a 516mila lire.

Professor Garattini perché nel 1996 bloccò la vendita di melatonina?
“Non serviva a niente, non c’erano evidenze scientifiche della sua efficacia sull’uomo”.

In questi anni ha cambiato idea?
“La melatonina è utile solo per alleviare i disagi del jet lag (i disturbi che derivano quando si attraversano vari fusi orari e ci si sente stanchissimi). Per capirci però dobbiamo fare una premessa…”

Prego…
“Come si fa a stabilire che un farmaco funziona? La scienza ha stabilito una metodologia, si fanno studi randomizzati su gruppi di pazienti e si “testa” l’efficacia di una o più molecole. Facciamo l’esempio della sciatica: uno ha male e prende una medicina. Dopo tre settimane il dolore passa. Ma non si può sapere con certezza scientifica se il male è scomparso per effetto dell’antidolorifico o perché doveva passare da solo. Se il farmaco è efficace lo sappiamo solo perché l’abbiamo testato su gruppi di pazienti randomizzati e abbiamo fatto gli adeguati controlli”.

Se prendiamo i farmaci della terapia di Di Bella, uno per uno, li inseriamo sulla banca dati Pubmed accanto alla parola cancer troviamo ampissima letteratura…
“Uno per uno, ma l’efficacia del cocktail, ossia del fatto di impiegarli tutti assieme sui malati di cancro, non è stata dimostrata”.

Infatti la sperimentazione del ’98 fu ampiamente criticata. “Fosse dipeso da me non l’avrei neanche fatta. Per ragioni etiche. Non c’erano i motivi per farla”.

Ma c’era (e c’è) un sacco di gente che si curava il tumore in questo modo.
“Che ragionamento è? C’è un sacco di gente che crede agli oroscopi.. Qui abbiamo bisogno che i farmaci che sono in commercio siano efficaci e che l’efficacia sia testata. Non posso dire: mi piace lo champagne dunque me lo deve pagare lo Stato. Si spendono soldi pubblici, sono tasse di tutti”.

Quanto spende l’Italia per i farmaci ospedalieri?
“Tanto. Direi troppo: 19 miliardi di euro”.

È vero che il 32% di questa cifra se ne va per la chemioterapia? “e
"E' vero che le spese per i chemioterapici occupano una quota importante ed io sono sempre stato critico su questo e sul fatto che circolano tante medicine che non dovrebbero essere usate, infatti non sono ben visto dalle aziende farmaceutiche. Dico spesso anche di non esagerare con le chemioterapie…”

Perché non funzionano poi così tanto, come dimostrò la metanalisi di Ralph Moss (lo studio apparso sul Journal Clinical Oncology pose l’accento sul fatto che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza dei malati di cancro)
“Conosco bene quello studio, non siamo convinti neanche noi dell’efficacia dei chemioterapici su tutti i tumori…”

Se ad ammalarsi di tumore fosse un suo familiare cosa gli consiglierebbe?
“Di curarsi con tutte le terapie riconosciute ma senza esagerare, significa senza accanimento. La scienza non può spiegare tutto, dobbiamo essere umili e accettare questo limite. Ma sul principio bisogna restare fermi: prima si testa la molecola, secondo le regole delle autorità regolatorie internazionali e poi la si vende. Altrimenti…

Altrimenti?
“Si ripete la storia dell’omeopatia: tonnellate di parole, pochi esperimenti, nonostante ciò si vendono scatole su scatole…”.

Professore, torniamo alle storie dei malati… “I casi singoli si possono discutere, lei porta quelli guariti, io le porto i casi che finirono male come quello di una bambina a cui venne negata la chemioterapia, ripreso in una trasmissione di Gad Lerner tanti anni fa, vede che non arriviamo a niente?”

Ma la curiosità scientifica di andare a vedere perché certe storie cliniche sono state stravolte dalle cure…
“Il suo background è fideista, il mio è scientifico” .

Come fa a dire che questa terapia non funziona?
“Guardi che il suo ragionamento è sbagliato. Se non posso dimostrare scientificamente che una cura funziona, non vuol dire che devo spiegarle perché non funziona..

No?
“No”.

Beh, allora si deve dire che la cura Di Bella non si sa se funziona ma non si può nemmeno provare che non funziona…
“Esattamente. Secondo lei perché Giuseppe Di Bella non richiede una sperimentazione alle aziende che producono i suoi farmaci?”

Penso perché le aziende sono le stesse che producono i chemioterapici che costano decisamente di più dei farmaci dibelliani. Parliamo della somatostatina, so che blocca i fattori di crescita…?
“Si usa per curare varie sintomatologie ma non è autorizzata per il trattamento dei tumori”.

I retinoidi?
“Ci stiamo lavorando da diversi anni. Sono molto efficaci nella leucemia promielocitica acuta.”

Veronesi dice che la fenretinide (un retinoide di sintesi) blocca le ricadute del tumore al seno.
“Siamo ancora a livello di studi, prima che il farmaco sia sul mercato occorrono altri passaggi”.

Che proprietà hanno i retinoidi?
“Sulle cellule che esprimono i recettori per l’acido retinoico hanno effetto di inibizione della crescita e, ad alte dosi, aumentano l’apoptosi (la morte delle cellule). In più tendono a far tornare le cellule maligne verso la normalità…”

Queste cose le dice anche Di Bella.
“Mi fa piacere ma non vuol dire che si debbano utilizzare per tutti i tumori”.

Siamo vicini alla cura del cancro?
“Oggi non possiamo più parlare del cancro in generale, per ogni tumore ci sono sub-categorie e sottotipi, per questo la stessa chemioterapia non va bene per tutti. Cerchiamo di caratterizzare quelli che rispondono meglio alle cure e con l’analisi genomica selezioniamo le differenze, insomma è un lavoro lungo…”.

Lei prende qualche antiossidante o vitamina?
“Assolutamente no, sono inutili”.

Nemmeno la vitamina C?
“Non voglio rovinarmi i reni…”

Dovrebbe essere una questione di quantità…
“Certo, ma è inutile lo stesso”.

C’è qualche cibo che non mangia?
“Con moderazione mangio tutto. Non fumo e non bevo (un bicchiere di vino, ogni tanto).

Mangia anche la carne? “Certo, anche il salame. Non tutti i giorni però. L’unica cosa che conta davvero è variare le pietanze”.