Io, Pietrangeli e Fausto Dal dentifricio galeotto a quel «butta la pasta»...

Ha lasciato la vita con un sorriso Fausto Gardini, indimenticabile eroe della racchetta di tanti anni fa. È il racconto di Liliana, sua moglie, di Stefania e di Mario, i suoi figli, che ieri pomeriggio Nicola Pietrangeli ed io siamo andati a trovare nella villa di Forte dei Marmi. «Si era vestito per uscire - spiegano - ma non si sentiva bene. Si è disteso sul letto. Poi si è spostato su una poltrona». E, su quella poltrona, il campione, folgorato da un infarto, si è spento. È morto senza accorgersene, regalando alla famiglia il suo ultimo sorriso.
Per me e per Nicola, assieme a Fausto, un altro tassello della vita se n’è andato via! Ripercorrere l’intreccio delle nostre storie diventa inevitabile. Incontrai Gardini in Versilia nell’estate del 1952. Venivo da Addis Abeba, ero al mare in vacanza. Mi ero iscritta al torneo delle Focette che avevo vinto e Gardini mi propose di posare assieme a lui con in mano il Dentifricio Binaca: «Il campione d’Italia premia la nuova stellina del tennis», riportava una scritta sotto la fotografia. Ovviamente rischiammo una squalifica! Nicola mi ricorda che la sua prima convocazione in coppa Davis avvenne grazie a una squalifica del nostro amico: «Fausto si era lasciato filmare mentre serviva però, al posto della palla, lanciava un Nicolet Watch l’orologio che la domenica negli stadi di calcio veniva paracadutato da un aeroplanino, per essere sorteggiato tra il pubblico. Fausto aveva uno spiccato senso della comunicazione difatti gestì con successo una agenzia di pubblicità».
Per quanto mi riguarda garantisco al lettore che non ho mai perso un incontro di Gardini. Era meglio che andare al cinema! In un’epoca fatta di silenzi, di eleganza e di gesti bianchi, Fausto aveva inventato un nuovo modo di gestire le partite. Entrava in campo per giocare da solo contro il mondo ma dopo pochi scambi aveva tutto il pubblico per sé. Era capace di stregare e di orchestrare il tifo. Ne sa qualcosa il mio amico Pietrangeli!
«Non c’è dubbio - conferma Nicola -, Fausto era un tennista battibile in allenamento ma impossibile da controllare in partita». Riaffiorano i ricordi della finale dei Campionati d’Italia a Milano. Una finale che durò due giorni, nella quale Fausto recuperò il match ormai perso, salvando 8 match point. È rimasta celebre la frase detta da Nicola a sua moglie: «Susanna butta la pasta!». L’affermazione arrogante rianimò Gardini al punto da portarlo alla vittoria: «La pasta la dovevo buttare io...», disse l’indomani, stringendo la mano al tennista che aveva vinto il Roland Garros.
L’ammirazione e il rispetto di Pietrangeli per il rivale è grande: «Per Fausto vincere era una questione di vita o di morte. Ogni sua vicenda tennistica era un dramma. D’altronde interpretò anche la vita nello stesso modo, diventando preda dell’ansia». Nicola riconosce: «Nessun altro al mondo sarebbe mai stato capace di riprendere una racchetta in mano dopo 5 anni di abbandono, come fece Fausto per ridiventare campione d’Italia, in un momento storico in cui sulla terra battuta ero io il numero uno».
Gardini aveva abbandonato il tennis per amore di Liliana Forti, una ragazza bruna molto bella della quale si innamorò perdutamente. Il padre di Liliana concesse la mano della figlia a patto che Fausto rinunciasse al tennis. Quando Pietrangeli e Sirola in coppa Davis batterono gli Stati Uniti e persero la finale contro l’Australia, dal tennis Milano mandammo un telegramma firmato: Gardini, Bergamo, Rocca, Rossetti, Pericoli. Quel giorno stesso Fausto riprese la racchetta in mano per scrivere il capitolo più importante della sua vita.
Addio Fausto, straordinario campione, compagno di mille avventure, indimenticabile amico. Nicola ed io ci stringiamo a te in un tenero abbraccio, pieno di ammirazione e di stima.