"Io, scienziato e malato, così per due volte ho sconfitto il cancro"

David Servan-Schreiber è guarito dal tumore al cervello. Ora in un libro racconta come rafforzare le difese naturali grazie allo stile di vita<br />

Qualche volta è stato tentato dalla rassegnazione. «Ma sono sempre stati pensieri passeggeri: sono venuti, e poi spariti». David Servan-Schreiber ha 47 anni. Sedici anni fa, durante un suo esperimento, ha scoperto di avere un cancro al cervello: all’epoca aveva 31 anni ed era un giovane neuroscienziato all’università di Pittsburgh, ricercatore in carriera, lontano dalla famiglia (a Parigi, dove il padre Jean Jacques fondò il settimanale L’Express) e con divorzio alle spalle. Servan-Schreiber si sottopone alle cure, guarisce; sette anni dopo il tumore ritorna. Guarisce un’altra volta, grazie alla chirurgia e alla chemioterapia, ma decide che la sua vita deve cambiare. Comincia così la sua ricerca per scoprire le difese naturali che possono aiutare a prevenire o a resistere meglio alla malattia. Ci sono voluti anni: il viaggio di Servan-Schreiber è diventato uno stile di vita nuovo (basato su una dieta specifica, il controllo dello stress e l’attività fisica) e un libro, Anti cancro, che il medico francese presenta in questi giorni in Italia, dove è pubblicato da Sperling&Kupfer.

Come ha scoperto di avere il cancro?
«È successo durante il mio lavoro in laboratorio. Stavamo osservando l’attività cerebrale con l’imaging funzionale tramite risonanza magnetica, mancava lo studente “cavia”. I miei colleghi hanno fatto lo scanner al mio cervello: così ho scoperto di avere il tumore. Le cure convenzionali mi hanno salvato: sono guarito ma, sette anni dopo, la malattia è ricomparsa. Di nuovo trattamenti tradizionali, un’altra operazione, tredici mesi di chemio. Così ho capito che le terapie convenzionali sono essenziali, ma non sono abbastanza».
Che cosa ha fatto?
«Ho cercato ciò che aiuta naturalmente il nostro corpo a resistere al cancro». Non c’è il rischio di alimentare false speranze? «È importante non dare false speranze ma, anche, non cedere a una disperazione altrettanto falsa. Quando ho chiesto ai dottori che cosa potessi fare mi hanno risposto: nulla, solo esami regolari. Ma non è vero: ci sono molte cose che i pazienti possono fare».
Che cosa ha scoperto?
«Una persona su tre sviluppa il cancro. E gli altri due? Tutti abbiamo dentro di noi le difese per prevenirlo o combatterlo, ma bisogna attivarle. Ci aiutano la dieta (ridurre gli zuccheri e aumentare i cibi utili come tè verde, broccoli, cavoli); l’esercizio fisico regolare; la gestione dello stress; la riduzione dell’esposizione ai fattori ambientali negativi».
Com’è oggi la sua vita?
«Molto più salutare. Mi sento meglio oggi, che ho il cancro ma è sotto controllo, rispetto a 16 anni fa. Al mattino faccio lo yoga, poi passo alla colazione, seguendo i miei principi nutrizionali; a Parigi giro in bici o corro, pratico squash o tennis. E investo il mio tempo in ciò che ha davvero significato per me. Non la ricerca astratta. Non più, almeno».
Che cosa è cambiato fra la prima e la seconda volta che il cancro l’ha colpita?
«La prima volta ci sono lo choc, il trattamento, le cure; poi cerchi solo di dimenticare tutto. È quello che ti dicono anche i medici: torna alla tua vita normale. E così ho fatto, sono tornato al mio vecchio stile di vita. Poi il cancro è ricomparso e allora mi sono detto: mio Dio, forse è il caso di cambiare la mia vita. Ci ho messo del tempo, ho letto articoli, frequentato convegni e parlato con molti esperti».
Come fa a dire che il suo corpo è più forte?
«Beh, sono ancora vivo... Ho più energia, più interessi, più equilibrio, relazioni migliori. Insegno ancora a Pittsburgh ma vivo a Parigi, dove c’è la mia famiglia».
Che cosa l’ha aiutata di più a vincere la malattia?
«L’amore. Sapere che, per qualcuno, la tua vita conta».
Nel suo stile di vita che cosa è indispensabile?
«La gestione dello stress. Parte tutto da lì: avere rispetto e cura di sé è la base per prendere le decisioni giuste. L’anno scorso un rapporto del World Cancer Research Fund è stato chiaro: la maggior parte dei tumori può essere prevenuta grazie ai comportamenti quotidiani».
Ad esempio?
«Il cancro si nutre di zuccheri, ha bisogno di infiammazioni per crescere e di vasi sanguigni nuovi per alimentarsi. La dieta e l’attività fisica riducono zuccheri e infiammazioni; controllare lo stress aiuta a stimolare il sistema immunitario».
Che significa «uscire dalle statistiche»?
«Le medie mettono tutti assieme, non considerano le variabili, le condizioni di vita. Ma devi scostarti dalla statistica. “La media non è il messaggio”: Stephen Jay Gould, il grande biologo colpito anche lui dal cancro, parafrasava così il motto di McLuhan. Gli avevano dato 8 mesi di vita, è morto 20 anni dopo».
La sua doppia guarigione è un miracolo?
«No. È buona medicina. Il cancro non è disperazione. Molti si sentono impotenti di fronte alla malattia, ma è falso: c’è molto che possiamo fare. Guarire non è un caso, non è una lotteria. Abbiamo molto più potere su noi stessi di quanto crediamo».