«Io, vivo per miracolo, l’ho visto sparare col sorriso sulle labbra»

«Un proiettile ha bucato il parabrezza della mia auto»

Nino Materi

Il suo Tir si è subito trasformato in una «corazza» protettiva per chi ieri pomeriggio a Bogogno (Novara) era nel posto sbagliato al momento sbagliato. Giampiero, 38 anni, di Agrate, è il camionista che per primo ha cercato di soccorrere una delle persone appena «abbattute» da Angelo Sacco, l’uomo di 45 anni barricato in casa che dal balcone ha sparato all’impazzata, lasciando sull’asfalto tre morti e otto feriti. «Subito dopo aver fatto una curva - racconta Giampiero - mi sono trovato davanti una moto per terra e il corpo di un uomo steso sulla strada. Ho subito pensato a un incidente, sono sceso dall’abitacolo del camion e mi sono avvicinato all’uomo. Poi ho alzato gli occhi e ho visto un uomo che sparava su chiunque si muovesse. Sono fuggito, riparandomi dietro al Tir e così hanno fatto tutti quelli che si trovavano in zona».
Drammatica anche la testimonianza di un altro automobilista: «Alle 14,30 ero dietro a un’auto, lungo la strada prospiciente la casa di Sacco e un proiettile ha sfondato il parabrezza e ha raggiunto ad una spalla la donna che guidava - dice Marco Tolosa -. Ho capito che cosa stava succedendo e sono fuggito».
Alla scena hanno assistito molte persone che ieri, davanti alle telecamete dei Tg, apparivano sotto choc: «L’uomo si è affacciato, era fuori di sé. Stringeva un fucile. Una donna che gli era accanto ha urlato: “Fermo, fermo, che cosa fai?”, ma lui non sembrava nemmeno accorgersi della sua presenza. La gente lo implorava ma lui si comportava come un automa, continuando a sparare. Sembrava la scena di un film».
Via Martiri - dov’è la casa della famiglia Sacco - si è trasformata così in una zona di guerra dove le persone morivano e venivano ferite senza un perché; senza una ragione apparente, se non quella legata alle gesta un uomo divenuto il fantasma di se stesso.
«Mentre sparava dal balcone con il suo fucile, Angelo Sacco sembrava quasi divertito - racconta Claudio Molinari, 45 anni, operatore turistico di Gignese, sul lago Maggiore, che ieri alle 14.55 passava con la sua auto nelle vie di Bogogno -. Mi sono trovato lungo la traettoria dei proiettili. Quando ho sentito i primi colpi, ho pensato subito a dei petardi. Davanti a me c’erano altre 3 macchine: ho alzato gli occhi e l’ho visto. Stava sul balcone, con dei calzoni beige, una maglietta olivastra e occhiali scuri. Non parlava, sparava con il suo fucile, sembrava quasi divertito. Ce l’avevo di fronte: quando ho visto che mi puntava, gli ho fatto i fari e, per fortuna, mi ha centrato il fanale. Sono sceso dall’auto e l’ho guardato: gli si era inceppato il fucile. Volevo salire ma me lo hanno impedito».
Pochi attimi prima delle 14,30 (l’ora x in cui il folle ha cominciato a far fuoco) le strade di Bogogno erano semideserte, ma lì in via Martiri si trovava a passare un gruppetto di persone: sono le stesse persone che per prime hanno sentito gli spari e visto morire prima l’ufficiale giudiziario, poi il carabiniere e infine il motociclista; ma non era finita lì, alla fine si conteranno infatti altri otto feriti, di cui almeno la metà in gravi condizioni. «La sparatoria - racconta uno degli scampati al «tiro al bersaglio» - ha subito richiamato una piccola folla di curiosi». Una presenza che probabilmente ha innervosito ulteriormente Angelo Sacco che deve aver visto in quella gente una minaccia. Di qui la decisione di continuare a sparare su di loro, mentre il luogo era ormai già presidiato da decine di uomini di forze dell’ordine. Divise che non hanno certo intimorito Angelo Sacco, che infatti le ha subito messe nel mirino del suo fucile. Due carabinieri sono stati ricoverati all’ospedale di Borgomanero, trasportati dai colleghi; un terzo e un quarto ferito, fra cui una donna, sono rimasti a lungo in strada. Chiedendosi per alcuni - interminabili - minuti cosa gli fosse mai accaduto.

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