Iperattivi o maniaci Le tribù dei malati di stress da partenza

È una vera epidemia: colpisce un italiano su due e a soffrirne sono più uomini che donne: «Nei casi più gravi si arriva alla depressione»

È l'ora X, quell'istante nel quale finalmente è possibile staccare la spina, dimenticarsi degli impegni e volare lontano. Eppure le ferie non hanno per tutti un immediato effetto relax. Ci sono persone che soffrono di ansia da partenza con relativo senso di noia, nervosismo, ossessione del rientro, incapacità di rilassarsi e lasciarsi andare. E allora c'è chi chiama l'agenzia due volte al giorno per controllare che sia tutto in ordine, chi stila cento volte la lista dei vestiti da mettere in valigia e poi la strappa perché non è mai soddisfatto. E chi, ancora, una volta sul posto passa il tempo a leggere le mail sul tablet, dimenticandosi anche di ammirare il panorama. Secondo gli esperti siamo di fronte a una vera e propria epidemia che colpisce un italiano su due. Il 57 per cento ammette di approcciarsi alle ferie quando è troppo stanco, il 46 per cento invece dice di essere ansioso, il 10 per cento si ritiene depresso.

Secondo una recente indagine condotta da Found! su circa 1.500 persone, a soffrire di più sono gli uomini: il 54 per cento prova malessere prima della partenza, contro il 46 per cento delle donne. Ciò che preoccupa di più sono le troppe commissioni da sbrigare negli ultimi giorni di lavoro (35 per cento), la crisi economica (29 per cento), l'incertezza per il futuro (24 per cento), i ritardi nel recapito di passaporti e documenti (11 per cento), ma anche la crescente paura di incorrere in un attentato terroristico (7 per cento). Il disagio poi aumenta a causa delle lunghe code in autostrada (56 per cento), per le interminabili ore di volo (44 per cento), per l'affollamento nelle stazioni, negli aeroporti e nelle aree di sosta (37 per cento).

«La maggior parte dello stress è legata alle aspettative di chi sta per partire - spiega Giuseppe Riva, psicologo della comunicazione all'università Cattolica di Milano -. Chi prenota una vacanza inizia a costruirsi un film, immaginando tutto quello che sarà. I problemi cominciano quando a queste aspettative non corrisponde la realtà, quando insomma non si realizzano. A quel punto il sogno si trasforma in un incubo». Gli esperti hanno identificato diverse forme di stress, che nei casi più gravi posso portare anche alla depressione. Così c'è l'ansia da partenza, ma anche quella da prenotazione, da organizzazione dei bagagli, da pianificazione delle attività alle quali partecipare, da riunione delle famiglie allargate, da ipocondria e - naturalmente - da rientro. «Il disturbo è acuito dal disagio e spesso dalla noia che molte persone vivono nel quotidiano - prosegue l'esperto -. Tutto questo porta a tradurre in negativo quello che in realtà è molto positivo. E non importa che accadano avvenimenti gravi: quando si è predisposti qualunque intoppo può generare ansia». Ecco i membri della tribù dello stress.

I MALATI DI LAVORO

Secondo Riva fra le categoria più a rischio c'è quella degli stakanovisti. Sono le persone che pensano solo a lavorare e che partono solo se costretti. Dall'ufficio che chiude o dal partner che pretende un po' di riposo. Loro si stressano solo all'idea di abbandonare la scrivania. Così, una volta a destinazione, passano il tempo su tablet e cellulari, controllando email e documenti in modo ossessivo. Anche sotto l'ombrellone. «Senza lavoro non sanno vivere - conferma Riva -, perché questa è la loro unica fonte di soddisfazione e realizzazione. Per loro la vacanza è solo una perdita di tempo».

I PROGRAMMATORI

E poi ci sono quelli che si sentono a disagio quando devono tradurre l'idea in un vero e proprio programma di viaggio. Sono i maniaci del controllo, che una volta entrati in agenzia hanno bisogno di pianificare ogni dettaglio, e non sono mai soddisfatti. «Generalmente sono persone ossessivo-compulsive, ossessionate dal controllo - prosegue -. Tendono a rimandare sempre perché hanno paura che qualcosa sfugga di mano. Così quando arriva il momento di prenotare provano ansia e frustrazione».

I BAGAGLIO-MANIACI

Colpiti da disturbo ossessivo-compulsivo molto spesso sono i viaggiatori che provano ansia davanti a una valigia vuota. Preparano liste dettagliate ma hanno sempre paura di dimenticare qualcosa. «Naturalmente questa condizione genera stress, ma la colpa non è certamente del bagaglio da preparare - va avanti -. Queste persone hanno problemi ogni volta in cui sono costrette a gestire situazioni complesse». Anche se si tratta solo di scegliere le magliette giuste.

GLI EX

Ma c'è anche una forma di ansia più particolare, che colpisce i genitori separati. Spesso per il bene dei figli decidono di partire insieme, riunendo per qualche giorno complicate famiglie allargate. «Queste persone si vedono poche volte durante l'anno, magari non hanno rapporti idilliaci ma poi si ritrovano a condividere spazi ed esperienze 24 ore su 24 - dice Riva -. A meno che non si abbia un equilibrio molto forte, una situazione del genere può provocare paura, fastidio e in qualche caso stress».

GLI IPOCONDRIACI

Naturalmente c'è anche chi non ha paura di rilassarsi e di divertirsi. Ma solo di ammalarsi. Sono gli ipocondriaci, terrorizzati da germi, batteri e malattie che potrebbero contrarre durante le vacanze. A fare paura non sono necessariamente le mete esotiche, ma la semplice rottura degli schemi quotidiani, che porta con sé moltissime insicurezze. Non esiste una soluzione definitiva per non pensare al peggio, per questo motivo può essere utile farsi prescrivere - e mettere in valigia - tutti i farmaci che si reputano necessari. Come una sorta di coperta di Linus, possono aiutare a sentirsi al sicuro e soprattutto più protetti.

GLI IPERATTIVI

Poi naturalmente ci sono anche gli iperattivi, che provano stress quando si trovano ad affrontare il dilemma tipico delle crociere e dei villaggi turistici: a quali attività è meglio partecipare? L'ansia subentra quando si ha la pretesa di fare tutto, senza fermarsi mai un secondo. Passando dal corso di vela al torneo di scala quaranta senza soluzione di continuità. In questo modo non c'è più il tempo per dedicarsi all'unica cosa davvero importante: il relax.

GLI OSSESSIONATI DA RIENTRO

Infine c'è il disturbo che colpisce la maggior parte degli italiani: l'ansia da rientro. Il pensiero di tornare in ufficio, o anche solo alla vita quotidiana, è così devastante da rovinare le vacanze quando sono ancora in corso. «In ferie si cambiano completamente i ritmi, gli orari, l'alimentazione - conclude lo psicologo Giuseppe Riva -. Per questo riadattarsi alla quotidianità può essere molto difficile. Ci vuole almeno una settimana per superare lo choc da rientro e per ritrovare serenità fra le mura di casa». Ma così, metà del beneficio, se n'è già andato.