Irlanda del Nord, Belfast in piazza contro la violenza, l'appello del Papa

Dopo gli attentati delle ultime 48 ore, il Paese teme il ritorno dei «Troubles». Secondo il Times ci sarebbe un coordinamento fra i gruppi dissidenti dell'Ira che hanno rivendicato gli attacchi. Benedetto XVI: «Atti esecrabili. Moltiplicare gli sforzi per la pace»

Adesso a Falls Road sono rispuntati orgogliosi i tricolori irlandesi. Lì, nella via degli indipendentisti di Belfast, una scritta rossa dice: «Fuck you and your pizza. Brits out», rabbia impietosa scagliata contro i due soldati britannici uccisi l'altra sera mentre ritiravano, fuori dalla caserma, la pizza che due fattorini gli avevano portato a domicilio. E lì, vicino alla base inglese nell'Irlanda del Nord, un'altra scritta risponde: «An eye for an eye, back to war». Così, la paura è tornata. Son durati trent'anni, i «Troubles», e hanno fatto 3600 morti. E il problema è proprio questo, forse, il rancore in Irlanda resta più forte della voglia di dimenticare. In fondo bastava un'occhiata da turista alla Peace line, quei 4 chilometri di lamiera, cemento e catene per sei metri di altezza che dal 1970 separa i protestanti dai cattolici. I colori delle due comunità non sono mai scomparsi, stampati persino sui marciapiedi. I varchi aperti, e nessuno ad attraversarli. «Where are you going?» ti domandavano i ragazzini se passavi di là. E i murales sempre lì, a rivendicare radici e battaglie, come quello di Bobby Sands, «Our revenge will be the laughter of our children».
Le ultime notizie preoccupanti le dà il quotidiano britannico The Times, che cita fonti dell'intelligence britannica per avvertire che i gruppi dissidenti dell'Ira che hanno rivendicato gli attacchi degli ultimi due giorni potrebbero aver «coordinato» le loro operazioni. Con un dato allarmante in più: i fucili utilizzati nell'agguato alla caserma di Antrim sarebbero armi di ultima generazione, importate illegalmente in Irlanda del nord dai gruppi terroristici. I servizi dell'MI5 (i servizi segreti interni) ammettono di disporre di poche informazioni sulle giovani «reclute» della Real Ira e della Continuity Ira che, secondo loro, sarebbero addestrate sia in Ulster che dall'altra parte del confine irlandese. Non risulta esistere, scrive ancora il Times, una struttura di comando unificata tra la Real Ira, che ha rivendicato l'uccisione dei due soldati vicino Belfast, e la Continuity Ira, responsabile dell'agguato mortale contro il poliziotto. Ma, secondo l'intelligence, esiste un livello di «cooperazione di base» nell'organizzazione di questi attacchi. Sempre secondo informazioni del Times, il principale movimento paramilitare unionista (protestante), la Ulster Volunteer Force, dovrebbe mantenere il proprio cessate il fuoco, ma il comitato direttivo si era già riunito all'indomani del primo attentato.
Così, adesso si moltiplicano gli appelli per la pace. Oggi è stato il Papa a condannare agli attentati. Al termine dell'udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha chiesto che si «moltiplichino gli sforzi per continuare a costruire, attraverso la pazienza del dialogo, una società pacifica, giusta e riconciliata». «Ho appreso con profondo dolore - ha detto il Pontefice - le notizie dell'assassinio di due giovani soldati britannici e di un agente della polizia nell'Irlanda del Nord. Mentre assicuro la mia spirituale vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti - ha proseguito Ratzinger - esprimo la più ferma condanna per tali esecrabili atti di terrorismo, che, oltre a profanare la vita umana, pongono in serio pericolo il processo politico in corso nell'Irlanda del Nord e rischiano di spegnere le tante speranze da esso suscitate nella regione e nel mondo intero. Prego il Signore - ha concluso - affinché nessuno si lasci vincere nuovamente dall'orrenda tentazione della violenza, ma ognuno moltiplichi gli sforzi per continuare a costruire, attraverso la pazienza del dialogo, una società pacifica, giusta e riconciliata».
E alle 13 in punto (le 14 in Italia) anche Belfast è scesa in piazza, con una manifestazione silenziosa preceduta dal suono delle cornamuse. Sotto un cielo plumbeo, migliaia di persone - cinquemila secondo i vigili del fuoco - si sono date appuntamento davanti al municipio della capitale dell'Ulster per dire no a chi vorrebbe tornare alla guerra per le strade. Brevi dimostrazioni analoghe, organizzate dai sindacati dell'Ulster, si sono tenute, o sono in corso, in diverse zone dell'Irlanda del Nord. «I movimenti sindacali sono sempre stati per la pace - ha detto John Corey, presidente del Northern Ireland Committee dell'Irish Congress of Trade Unions -. Per questo hanno organizzato questa breve dimostrazione, così che con la vostra semplice presenza possiate offrire la vostra profonda simpatia per le famiglie di questi soldati e dell'agente di polizia così crudelmente uccisi. Oggi potete mostrare al mondo che ci guarda che la gente dell'Irlanda del Nord respinge categoricamente coloro che commettono questi atti criminali contro l'umanità. La gente dell'Irlanda del nord sostiene le istituzioni politiche, e vuole che questo paese vada avanti, e non indietro». Alla fine del discorso di Corey, sono ripartite le cornamuse, quindi un lungo applauso dei presenti. Ma nessuno ha la certezza che i «Toubles» sono finiti davvero.