Isabella De Rosis

Nacque nel 1842 a Rossano Calabro (provincia di Cosenza) da illustre famiglia e fu mandata a studiare a Napoli, nel convitto del famoso monastero di Santa Chiara. Qui Isabella maturò la sua vocazione al chiostro ma in famiglia non ne volevano sapere. I suoi avevano in progetto per lei un vantaggioso matrimonio e il conflitto casalingo durò fino al 1869, anno in cui Isabella riuscì a spuntarla e a farsi ammettere tra le vincenziane Figlie della Carità, a Napoli, come postulante. Per il noviziato fu inviata a Parigi; ma dopo due anni, per motivi di salute, venne rimandata indietro. Si curò a Napoli e, dopo la guarigione, fece diversi tentativi per entrare in un ordine religioso. Tutto fu vano e la De Rosis ne cavò la convinzione che forse Dio voleva da lei qualcos'altro. Era già il 1875 quando decise di ritirarsi con un'amica a Villa Albani, alla periferia di Napoli. L'idea era di creare un'istituto religioso dedito alla ripararazione alle offese al Sacro Cuore (i tempi erano fortemente anticlericali) e all'educazione. L'amica se ne andò ma al suo posto vennero diverse adesioni. Fu il vescovo di Rossano, di passaggio a Napoli, a imporre il velo alle prime Suore Riparatrici del S. Cuore. La prima croce venne dall'epidemia di colera del 1884, che decimò le suore e colpì anche la fondatrice. Questa, guarita, fece costruire un santuario votivo al Vomero e inviò le prime suore in Sudamerica. Nel 1909 la seconda croce: a causa di dissensi interni, venne inviato un visitatore apostolico che finì col togliere alla De Rosis ogni carica. La fondatrice morì dimenticata nel 1911.