Israele, goccia a goccia ecco i campi di domani

Il Padiglione israeliano, al 100% riciclabile, presenta tecnologie agricole all'avanguardia, mostre, chef. Il logo richiama la "Preghiera per la Pace e la Giustizia" nei canti biblici di Re David

Siamo tornati a visitare, virtualmente per ora, il Padiglione Israele a Expo Milano 2015. Con l’aiuto del suo portavoce Menachem Gantz abbiamo scoperto nuove curiosità sulla presenza all’Esposizione mondiale israeliana. Un campo verde verticale, installazioni multimediali e le storie di un popolo intraprendente, ricco di tecnologie all’avanguardia e aziende innovative che hanno fatto fiorire il deserto. A Expo, Israele presenta Fields of Tomorrow: un padiglione dedicato alle tradizioni della terra del latte e del miele ma anche alle più avanzate tecnologie sostenibili in agricoltura e alimentazione. Protagonista l’impegno del Paese nel condividere il know-how e i risultati della ricerca per un futuro migliore.

E’ stato lo stesso Commissario generale del Padiglione, Elazar Cohen a definire Israele una Start-Up Nation e in effetti come dargli torto considerando che la Silicon Wadi (http://siliconwadi.it/) sta superando la Silicon Vally californiana e gli investimenti sia pubblici che privati in start up e nuove imprese, in particolare tecnologiche, sono tra i più alti pro-capite al mondo. Sempre Elazar Cohen ha ispirato il logo a un verso della Preghiera per la Pace e la Giustizia nei canti di Re David nella Bibbia (Salmi 85 - 12). Il design del logo è basato sul progetto grafico sviluppato dal Ministero degli Affari Esteri di Israele con la collaborazione della web-company italo-israeliana IsayWeb.

Grafiche multicolori reinterpretano i significati e i concetti alla base del padiglione formando la parola אמת -emet, verità (da destra alef- א, mem- מ e tav- ת, rispettivamente la prima lettera dell’alfabeto ebraico, quella centrale e l’ultima). Alef, א, fluttua fluida mescolando tonalità di blu e rimanda all’acqua, ingrediente alfa dell’agricoltura. Mem, מ, la lettera centrale dell’alfabeto ebraico, è rappresentata in verde come un cespuglio rigoglioso e rimanda alla straordinaria opera di trasformazione e riforestazione del territorio di Israele. Tav, ת, ultimo carattere dell’alfabeto è disposto in un pattern grafico di colore giallo che rimanda al sole, fonte di vita da cui trarre energia ma anche al deserto in cui gli israeliani sono riusciti a far crescere campi di grano, vigne, frutta e verdura. Israele è un paese giovane con una tradizione di 3.000 anni e un approccio futuristico a tutti i settori, in particolare nell’ambito di agricoltura e tecnologie. In meno di settant’anni di duro lavoro, ricerca e sviluppo gli israeliani sono riusciti a trasformare una paesaggio prevalentemente arido in un territorio fertile.

Disegnato dall’architetto David Knafo e realizzato da Avant Video Systems con materiali al 100% riciclabili, Padiglione Israele sorge al fianco di Padiglione Italia all’incrocio del Cardo e del Decumano, i due assi principali di Expo Milano 2015. Un campo verticale coltivato principalmente a grano, mais e riso accoglie i visitatori in un’esperienza dal forte impatto visivo. Ispirato a coltivazioni reali, la spettacolare parete verde non ha un ruolo meramente estetico ma introduce il Vertical Planting, una tecnologia rivoluzionaria che permette di risparmiare e ottimizzare territorio e acqua. Il padiglione si porrà l’obiettivo di rappresentare il passato di un popolo agricolo, il presente e il futuro rappresentati da un popolo avanguardista ed eccezionalmente tecnologico.

Un aspetto assai interessante è legato al modo con cui Israele vede i suoi progressi economici, senza distinzioni tra mercato interno ed esterno, ma anzi, con l’obiettivo sempre più riuscito di condividere i successi con il mondo. Proprio al fine umanitario uno delle sfide che il Paese si pone e vuole illustrare a Expo è la sua modalità di contrasto del surriscaldamento globale. Il padiglione è promosso dal ministero degli Affari esteri israeliano e sponsorizzato da KKL-JNF, Keren Kayemeth LeIsrael - Jewish National Fund (ndr, Fondo nazionale ebraico), principale promotore del rimboscamento d’Israele, unico Paese al mondo dove rispetto a 60 anni fa alberi e vegetazione sono di più.

Entrando nella struttura all’ingresso attori e performer interagiranno con il pubblico, mentre dei video verranno proiettati sulle pareti. La prima parte della mostra racconterà la storia e le vite di tre generazioni di contadini che sono riusciti a far fiorire il deserto. Attraverso ricordi, immagini e filmati i visitatori scopriranno l’ostinazione pro-attiva degli israeliani, ma anche la loro attitudine combattiva di fronte alle avversità. Infatti, pare proprio che per il popolo ebraico le difficoltà non siano problemi ma sfide da superare. Un ottimismo che rende da sempre caratterialmente simili italiani ed israeliani.

Sempre della serie eventi, uno dei primi sarà la mostra del fotografo israeliano Dan Lev, co-curata da Ilit Engel, che verrà inaugurata il 14 maggio e si concluderà il 31, avrà il titolo di Colorfood e vedrà la partecipazione di otre 30 chef israeliani e italiani tra i più creativi. Gli Chef hanno scelto come ispirazione un colore e una immagine: un paesaggio, un’opera d’arte, un ricordo di famiglia, una scena di vita quotidiana, un autoritratto; con gli ingredienti più significativi della loro cucina hanno dato vita ad un’opera astratta, fuori dal piatto, in stretto legame con il colore e l’immagine scelta. Colorfood (www.colorfood.co.il) nasce da un amore profondo per il cibo e per l’arte e dal desiderio di metterle in connessione.

Un altro tema espositivo sarà la vita notturna di Tel Aviv e il lifestyle israeliano più giovanile, recentemente a questo proposito è nato anche il sito in lingua italiana Cool Israel (http://coolisrael.it/). Una mostra verrà invece dedicata alla Foresta del Fondo nazionale ebraico, che ha un attivo di 240 milioni di alberi piantati negli ultimi 70 anni, un record assoluto. Il KKL offre nuove chance a ecosistemi a rischio creando una banca di semi, sviluppando nursery botaniche e piantando alberi ovunque. Grazie alle donazioni provenienti da Israele e da tutto il mondo, il Fondo sviluppa inoltre progetti sociali e ambientali su tutto il territorio. I visitatori saranno quindi guidati in una grande stanza buia in cui luci proiettano nel cielo un campo virtuale e filmati dedicati a quattro progetti all’avanguardia come la biotecnologia che si occupa della ricreazione del Super Wheat, il grano originario e non geneticamente mutato risalente ai tempi biblici, tremila anni fa. Gli altri progetti in mostra sono 3.0 agriculture, ovvero l’applicazione di tecnologie digitali e satellitari alla gestione dei campi, un innovativo progetto di irrigazione in Africa e le più avanzate tecnologie zootecniche in un centro di mungitura industriale in Asia.

Infine gli ospiti saranno accolti in un'area relax all'aperto. Un ristorante gourmet proporrà pit-stop freschi e genuini da gustare sul posto o da asporto. Il menu includerà hummus, falafel, insalate e ricette tradizionali che rappresentano la migliore cucina israeliana. Al primo piano dell’edificio una terrazza panoramica offre una visione dall’alto di Expo, mentre un’area eventi ospita conferenze, mostre e party. Un’area verde con alberi, panchine e un sentiero acciottolato ricondurrà gli ospiti all’ingresso correndo lungo il campo verticale.

L'architetto David Knafo spiega il concetto su cui è basata la particolare struttura espositiva: "Nel progettare Padiglione Israele abbiamo voluto evidenziare il ruolo dell’architettura nel promuovere i temi della sostenibilità, della salvaguardia delle risorse naturali e della dedizione al benessere sociale per le generazioni future. La principale struttura del padiglione è un campo verticale composto da unità modulari coltivabili. Ogni modulo contiene un sistema computerizzato di irrigazione a goccia che ottimizza le condizioni di crescita delle piante. Grano, riso e mais, ovvero le principali risorse alimentari di origine vegetale, cresceranno sul campo verticale creando un mosaico di texture, profumi e colori. Il padiglione è stato progettato con le tecnologie sostenibili più avanzate che permettono risparmio di energia e acqua, così che l’intera struttura sarà riciclata al termine dell’esposizione". Basato in Tel Aviv e Haifa, Knafo Klimor Architects è stato fondato da David Knafo e Tagit Klimor nel 1980. Lo studio lavora in diversi ambiti con uno staff di architetti, urbanisti e designer. La loro filosofia sostiene che l’architettura abbia delle importanti responsabilità sociali.
Saranno ancora molte le sorprese per le quali varrà la pena visitare il padiglione d'Israele.