Israele, tecnologia e innovazione agricola per i campi di domani

Nel Weekend dei Partecipanti all'Expo Gate un workshop dedicato alle scoperte e alle tecniche agricole più avanzate che hanno trasformato terre aride in giardini fertili e che saranno presentate all'Esposizione Universale. Ricerca, sviluppo e aziende d'eccellenza per sfide ecosostenibili. Sperimentazioni anche in Lombardia

I campi di domani (Fields of Tomorrow), è questo il titolo con cui Israele sarà presente a Expo Milano 2015, come annunciato durante il Week dei Partecipanti a Expo Gate, dove il Paese si è presentato durante il workshop L'innovazione israeliana moderato da Alessandro Cecchi Paone con la presenza delle esperienze di un gruppo di aziende d'eccellenza nel campo tecnologico e agroalimentare. Il titolo non ha bisogno di molte spiegazioni osservando dall'esterno la struttura che ospiterà Israele. Un'affascinante padiglione green di 2369 metri quadrati caratterizzato da una parete verticale esterna, lunga 70 metri e alta 12, sulla quale cresceranno fiori, erba e piante vive che inevitabilmente durante il periodo dell'esposizione cambieranno continuamente colore e si trasformeranno, garantendo così una spettacolarità e un'attrattività dirompente al padiglione.

All'interno della struttura, nel primo spazio verranno illustrati attraverso dei filmati la storia dell'agricoltura israeliana e il piano di rimboschimento portato avanti dal Fondo Nazionale Ebraico, mentre nel secondo spazio saranno centrali i prodotti della terra e la cucina a vista, nonché la musica tradizionale in sottofondo. La scelta dell'architetto David Knafo di realizzare un giardino verticale all'esterno, non è affatto casuale, ma tiene a sottolineare l'avanguardia raggiunta da Israele nel campo tecnologico-agroambientale e come dal '48 ad oggi il Paese abbia lottato contro le difficili condizioni del suo territorio, trasformandolo in poco tempo, grazie alle importanti invenzioni tecnologiche, da deserto arido a giardino nel deserto. Infatti nonostante le difficoltà date dalla natura della morfologia d'Israele, 13.000 km quadri dei suoi 22.000 complessivi sono costituiti dal deserto del Negev, gli Israeliani sono riusciti a bonificare intere aree e renderle agricole e fertili. Hanno sfruttato l'assioma naturale e rispettoso dell'ambiente acqua-sole-agricoltura, che genera a sua volta acqua-energia-cibo.

Proprio a questo proposito è stato presentato il gruppo Aquate, che si occupa di desalinizzare l'acqua del mare fino a renderla potabile, di creare dei serbatoi per l'utilizzo dell'acqua catturata attraverso l'evaporazione, che viene poi utilizzata per irrigare e quindi per la produzione agricola e infine la produzione di energia solare ed eolica. Per la prima volta tutti questi processi sono stati collegati tra loro in un'unica soluzione costituendo un circuito tecnologico tra i più innovativi al mondo. Tutto questo nell'ottica dello sviluppo sostenibile e a beneficio di aree urbane di qualsiasi dimensione collocate in territori e continenti diversi.

In Italia infatti è molto interessata a questo tipo di tecnologia l'associazione lombarda "100 cascine" che svilupperà in questa direzione il progetto DemoFarm. Altra esperienza altamente innovativa e positiva presentata dal padiglione israeliano è quella della società biotecnologica TransAlgae: ha sviluppato un'alga che attraverso le sue speciali molecole può considerarsi sostitutiva di vaccini e farmaci a base di proteine. Solitamente somministrati attraverso iniezioni questi farmaci non sono usufruibili da tutti, mentre d'ora in poi potranno essere assunti grazie a delle pillole all'alga o a del pesce alimentato con le stesse alghe, le stesse dal punto di vista agricolo possono fungere da pesticidi naturali.

Un'altra azienda che ha meritato di essere presentata è AutoAgronom: si occupa di agricoltura di precisione con prodotti sostenibili e presta grande attenzione alle esigenze d'irrigazione delle colture, opera fertilizzazioni ottimali nella maggior parte degli ambienti climatici del pianeta, riduce l'inquinamento acquifero, il consumo di energia, i costi per l'attuazione idraulica e i costi complessivi per i coltivatori. Secondo la società israeliana i suoi sistemi automatizzati ad oggi hanno salvato numerose coltivazioni, facendo risparmiare fino al 50% di acqua e al 70% di fertilizzante, aumentando i raccolti in media del 20-30% in 50 siti dove ha operato.

Si può concludere che lo Stato d'Israele in poco più di 60 anni di storia ha fatto fiorire il deserto, affrontando con successo sfide locali e producendo soluzioni tecnologiche altamente innovative ed ecosostenibili, oggi al servizio dell'umanità intera. Il padiglione Israele a Expo Milano 2015 ci regalerà queste ed altre grandi sorprese.