Israele costruisce a Gerusalemme Est

Ok del governo all'amministrazione comunale: nuovi alloggi nel quartiere di Ghilo, fuori dai confini israeliani prima della guerra dei sei giorni del '67. La Casa Bianca: "E' contro il piano di pace". No anche dall'Onu

Gerusalemme - Israele costruisce a Gerusalemme Est. Con l'avallo del governo israeliano, l'amministrazione municipale confermato oggi la costruzione di 900 nuovi alloggi pianificata nell'insediamento ebraico di Ghilo, nel Nord Est della città santa. La decisione, che non è ancora definitiva, ha mandato su tutte le furie gli Stati Uniti, che si sono detti "costernati". Secondo il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, così facendo si rende molto più difficile il riavvio dei negoziati di pace. La decisione su Ghilo è stata resa pubblica poche ore dopo che, in mattinata, la Radio militare aveva svelato il fallito passo compiuto nei giorni scorsi sul premier Benyamin Netanyahu dall'emissario di Washington per il Medio Oriente, George Mitchell, al fine di ottenere uno stop del progetto. Il provvedimento non è ancora operativo in base alla legge, che prevede di concedere un certo tempo prima dell'avvio dei lavori per consentire eventuali ricorsi. Ma appare ormai in dirittura d'arrivo.

Il nuovo quartiere Riguarda la costruzione, in cantiere da tempo, di altri 900 appartamenti (nel quadro di un più vasto progetto d'espansione pensato per circa 4mila nuove unità abitative) attorno al rione di Ghilo: che si trova all'interno dei confini municipali di Gerusalemme, ma in zone che non erano sotto sovranità israeliana prima della guerra dei sei giorni del 1967. Secondo la Radio militare, la richiesta di Mitchell di congelarlo avrebbe lasciato "stupefatto" Netanyahu (Likud, destra), ma senza riuscire a scuoterlo. In una dichiarazione diffusa negli Stati Uniti mentre il presidente Usa Barack Obama è in viaggio in Cina, Gibbs spiega che "in un momento in cui stiamo lavorando per rilanciare i negoziati, queste azioni rendono più difficile un successo per i nostri sforzi". Il portavoce della Casa Bianca ricorda che la posizione degli Usa "è chiara: lo statuto di Gerusalemme è una questione legata allo statuto permanente che deve essere risolta attraverso i negoziati tra le parti".

No palestinese Il negoziatore capo palestinese, Saeb Erekat, ha severamente criticato la decisione israeliana di costruire 900 alloggi nel rione ebraico di Ghilo. "Nessuno riconosce a Israele il diritto di estendere le costruzioni a Gerusalemme Est" ha detto Erekat alla radio militare israeliana. "Le terre su cui edificate quei quartieri fanno parte del mio futuro Stato. Questo deve cessare: Israele deve scegliere la pace o le colonie. E noi logicamente speriamo che opti per la prima soluzione". In risposta a un domanda sul futuro politico di Abu Mazen - che non intende per ora ricandidarsi alla carica di presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) - Erekat ha risposto che effettivamente questi "non è incollato alla poltrona". Erekat ha infine ribadito che i dirigenti dell'Anp non si attendono nel prossimo futuro alcuno sviluppo diplomatico positivo. "Non disponiamo nemmeno di un 'tunnel' da poter dire che al suo capo si intravvede la luce", ha concluso.

No dell'Onu Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, "deplora" l'autorizzazione data dalle autorità israeliane alla costruzione di 900 nuovi alloggi a Gerusalemme Est e ricorda che questi insediamenti sono "illegali". Ban "deplora la decisione odierna del governo di Israele di estendere la colonia di Ghilo, costruita su un territorio palestinese occupato da Israele nella guerra del 1967" si legge in un comunicato del servizio stampa dell'Onu. "Il segretario generale - viene aggiunto - ribadisce la sua posizione secondo la quale le colonie sono illegali e richiama Israele a rispettare i suoi impegni, nei termini della road map, a cessare ogni attività di colonizzazione, compresi quelli corrispondenti alla crescita naturale".

Condanna della Lega araba Il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha condannato l’autorizzazione, sottolineando che si tratta di una "chiara e grave escalation che riflette la vera politica del governo israeliano verso gli sforzi di pace nella regione". La decisione israeliana, si sottolinea in una nota, è la migliore prova della giusta posizione araba e palestinese, che rigetta la possibilità di negoziati mentre nuovi insediamenti sono in corso. È dunque "imperativo" che il segretario generale ed il consiglio di sicurezza dell’Onu, aggiunge la nota, "adottino misure ben chiare per fermare la creazione di insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati ed a Gerusalemme est", destinata ad avere "gravi ripercussioni sugli sforzi di pace e la stabilità della regione". Contro l’iniziativa israeliana, giudicata provocatoria, si è espresso  anche il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Hossam Zaki.