Israele, incendio ad Haifa Brucia il monte Carmelo: ci sono almeno 50 morti

Il rogo, originato da diversi focolai, ha devastato un territorio di quasi 3000 ettari nel nord del Paese, non lontano da Haifa. Detenuti evacuati da una prigione minacciata dalle fiamme. Le vittime sono quasi tutti agenti carcerari

Tel Aviv - Sarebbero tutte guardie carcerarie o soccorritori le vittime del grave incendio che ha investito l’area boschiva del monte Carmelo, nel Nord di Israele. Lo precisano fonti di polizia secondo cui il numero totale dei morti potrebbe raggiungere quota 50. Le perdite di vite umane risultano finora legate all’episodio che ha coinvolto un bus, uscito di strada e rimasto poi intrappolato fra le fiamme. Inizialmente si era detto che sul veicolo viaggiavano detenuti evacuati dalla vicina prigione di Damon (in cui sono reclusi anche palestinesi); successivamente fonti del servizio penitenziario hanno smentito la cosa, precisando che i detenuti erano in salvo e che il pullman coinvolto nell’incidente trasportava invece guardie carcerarie.

Cause sconosciute Alcuni feriti o intossicati si lamentano anche nel kibbutz di Givat Wolfson, vicino a Beit Oren, in parte evacuato come altri kibbutz e villaggi (in maggioranza drusi) della zona. Le cause dell’incendio restano da accertare, ma non si esclude l’ipotesi del dolo. Secondo le autorità municipali di Haifa, la pista principale d’indagine si concentra al momento su un possibile legame fra il rogo e un focolaio iniziale acceso per dar fuoco a una discarica abusiva o a sterpaglie. In un intervento radiofonico, il premier Benyamin Netanyahu ha confermato che si tratta dell’incendio più grave della storia d’Israele e ha riconosciuto che "ci sono lezioni da trarre". Netanyahu ha assicurato l’invio sul posto di tutti i mezzi di soccorso disponibili e ha annunciato di aver chiesto aiuto anche al ministero della Difesa.

Diversi feriti gravi Vi sono anche diversi feriti, alcuni dei quali giudicati dai medici in condizioni estremamente critiche. Il rogo, originato da diversi focolai, ha devastato finora un territorio di quasi 3mila ettari e le squadre di soccorso stentano a riportarlo sotto controllo. Diversi kibbutz e villaggi sono stati evacuati e alcune case risultano essere state bruciate, mentre si teme per un deposito di cloro che - se investito - potrebbe produrre esalazioni tossiche. L’allerta è scattata anche in alcuni quartieri e nell’università di Haifa, dove le autorità municipali hanno invitato parte della popolazione a non uscire in strada.